marco macor gomorra

Il fatto che la criminalità, sia quella organizzata che qualche cane sciolto, non ha mai avuto paura del prodotto editoriale e cinematografico “Gomorra” è un oramai fatto assodato da tempo. A parlare sono i fatti: complessivamente sono almeno 14 le persone che hanno avuto “contatti” con il film di Garrone o con la serie prodotta da Sky, coinvolte in vicende penali, è chiaro che per settori rilevanti della malavita è stata un’inaspettata ghiotta occasione di ricevere un “cachet” o comunque di lucrare sull’indotto. 

Questa volte le manette sono scattate ai polsi di Marco Macor, uno dei ragazzi a bordo lago che nel film di Garrone, dalle parti di Castel Volturno vicino ai Regi Lagni, usavano il mitra come se fosse un gioco. Secondo le accuse faceva parte di una banda di “trasfertisti”, a quanto pare coordinata dal fratello, che operava in tutto il Nord Italia. Nel caso specifico, a Martellago (Venezia), Macor fingendosi maresciallo avrebbe indotto una novantenne a consegnare 800 euro in contanti, due paia di orecchini, un collier, una catenina con croce, un orologio Citizen e tre monete in argento.

 Uno degli “artisti” che vi ha partecipato è stato persino condannato all’ergastolo e ben 11 sono i componenti del cast hanno avuto seri problemi con la giustizia, alcuni sono legati “ufficialmente” al Clan dei Casalesi, la stessa organizzazione che minaccerebbe l’autore.

Ciò continua ad essere un paradosso: se alcuni loro esponenti sono stati parte attiva del successo cinematografico (il film di Garrone) significa che ai boss della Camorra il libro non disturba, altrimenti non avrebbero permesso ai loro uomini di partecipare al film peraltro girato in quello che considerano il  “loro territorio”.

Questo l’elenco degli attori e artisti vari di “Gomorra” (non tutti per vicende di camorra) oltre a Macor:

1) il 47enne Marcello D’Angelo, comparsa nel film, ritenuto affiliati alla fazione dei Casalesi che fa capo alla famiglia ‘Venosa’, guidata da Luigi Venosa, alias “Giggino O’ Cucchiere”. Secondo gli inquirenti lui e la moglie, Anna Iannone di 40 anni, avrebbero estorto somme di denaro agli inquilini abusivi che occupano appartamenti che una volta ospitavano i militari della Nato al ‘Parco Saraceno’ di Pinetamare di Castelvolturno. Territorio controllato dai boss dove erano state effettuate anche riprese del film ‘Gomorra’;

2) Giovanni Venosa, una delle prove viventi che il Clan dei Casalesi non teme il prodotto editoriale “Gomorra”. Venosa, detto “Giuvann O’Russ”, nel film è il giovane boss che richiama più di una volta i due ragazzini che non stanno agli ordini. La prima sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo ha condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso a 13 anni e 10 mesi di carcere. Secondo le accuse tra il 2008 e il 2009, pur dovendo essere detenuto nella casa lavoro di San Giuliano Saliceto in provincia di Modena, si recava a Castelvolturno dove si occupava di estorsioni. Stando agli inquirenti una volta trascinò per i capelli il titolare di un ristorante, mostrando la pistola mentre era in corso un banchetto con numerosi invitati. A far scattare l’inchiesta hanno contribuito anche le denunce dell’ex sindaco Francesco Nuzzo. Il pm Luigi Landolfi aveva chiesto per Venosa la condanna a 24 anni di carcere;

3) Raffaele Migliaccio, in arte “Raffaello”, che ha eseguito uno dei due brani della colonna sonora del film Gomorra, è stato arrestato due volte: prima per un episodio che risale al 20 giugno del 2020 avvenuto a Teverola. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo aver avuto una discussione con i clienti di un ristorante li avrebbe affrontati impugnando una pistola che custodiva nella sua auto, sono stati esplosi due colpi uno dei quali ha ferito un ignaro cameriere del locale, la seconda volta nell’aprile del 2011 dopo aver aggredito un vigile del fuoco a Napoli assalì anche gli agenti intervenuti per fermarlo, fu accusato di oltraggio, minacce, lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di arma da taglio ebbe una condanna per direttissima a 1 anno. Un altro fermo lo ha subito nell’aprile del 2020, quando nel corso di un controllo stradale in Via Stadera a Napoli, avrebbe tentato di corrompere dei poliziotti, ed una volta in questura avrebbe tentato di ingaggiare una colluttazione con un agente. In passato è stato già al centro di polemiche, durante un concerto a Palermo salutò “gli ospiti dello Stato” (i detenuti);

4) Nicola Battaglia, 20 anni di Giugliano, è stato coinvolto anch’egli in vicende marginali, nel film è uno dei ragazzi sottoposti alla prova di coraggio per essere ammessi nel clan;

5) Salvatore Fabbrocino, fermato in un’indagine relativa allo spaccio;

6) un cittadino cinese accusato di riciclaggio dai finanzieri del Comando provinciale di Napoli.

7) Azize Pjamaa, di 35 anni, nigeriano, è stato fermato dai carabinieri a Castel Volturno per detenzione di sostanza stupefacente. Nel film in due scene si occupava proprio di vendere droga. I carabinieri lo hanno arrestato con una connazionale, di 29 anni ed hanno recuperato dosi di eroina e cocaina

8) Bernardino Terracciano, 53 anni di Villa Literno, che nella pellicola interpretava proprio “Zì Bernardino”, condannato all’ergastolo è stato ritenuto tra i responsabili della morte di Giuseppe e Luigi Caiazzo, padre e figlio, uccisi nel 1992 a Villa Literno. Con lui la Corte d’Assise ha condannato anche il fratello Giuseppe, il capoclan Francesco Bidognetti (Cicciotto e Mezzanotte) e il boss Raffaele Cantone. Pene minori per i collaboratori di giustizia Francesco Cantone (16 anni), Enrico Verde (16 anni e sei mesi), Pasquale Vargas e Domenico Bidognetti (13 anni e 6 mesi), e Roberto Vargas (12 anni). Terracciano è anche coinvolto nell’indagine “Domizia”, con lui è coinvolta anche la moglie di Giuseppe Setola, Stefania Martinelli;

9) Salvatore Abruzzese, quando era tredicenne interpetrò il giovane Totò nel film  di Garrone nel 2008. I Carabinieri lo hanno fermato a Scampia, nelle “Case dei Puffi” i militari sono intervenuti mentre cedeva delle dosi.

10) Carlo Cuccia, che ha recitato facendo la comparsa nell’episodio 11 di “Gomorra 2 la serie”, secondo gli inquirenti era il referente italiano dei fornitori di droga spagnoli per conto della famiglia di narcotrafficanti Dannier di Secondigliano

Un’altra vicenda, non secondaria, da segnalare quella relativa alle presunte dazioni di danaro che secondo alcune ipotesi investigative la produzione della serie televisiva di Sky avrebbe versato al Clan Gallo – Pisielli. Questa indagine ha portato alla condanna di tre esponenti del clan:  Annunziata De Simone, la mamma del boss Franco Gallo, il capo-fazione dei ‘pisielli’. La donna deve scontare cinque anni e quattro mesi di reclusione, dopo la condanna inflittale nel processo per estorsione a  Cattleya; il marito, Raffaele Gallo è stato condannato a 5 anni e 8 mesi e suo figlio Franco a 6 anni). Secondo l’accusa, la famiglia impose ai produttori cinematografici una ‘tangente’ extra, rispetto ai 30mila euro regolarmente pattuiti per girare alcune scene della serie all’interno del lussuoso appartamento dove fu ambientata Villa Savastano.

Un altro attore che nel film interpreta “Pisellino”, recitando proprio insieme a Macor, fu fermato dagli inquirenti nel corso di un controllo scattato durante il banchetto nunziale di un altro personaggio in odore di camorra

Memorabile fu una frase, mai smentita, pronunciata dal Senatore Maurizio Gasparri, in occasione dell’ennesimo arresto di un attore di Gomorra: “Più che per il record di incassi, Gomorra resterà alla storia come un film sfigato. Almeno per i presunti attori che vi hanno partecipato. Continuano a fioccare arresti di criminali a suo tempo stoltamente ingaggiati con ruoli da protagonista e poi ritrovati con le mani nel sacco. (…) Gomorra, sul cui valore civile non discutiamo, si sta rivelando sempre di più un film che di fatto ha finanziato dei criminali. E’ vero che andava rappresentata una verità estrema, ma era proprio necessario assumere dei delinquenti? La realtà ha veramente di gran lunga superato la fantasia. Tanto più che, come dovrebbero sapere Saviano e i produttori, c’è il rischio di continuare a remunerare dei camorristi”.

Oltre alle vicende penali degli “attori”,  l’autore napoletano che lo ha realizzato fu condannato per plagio dalla Corte d’Appello a pagare 6 mila euro a due testate locali, un risarcimento che è stato ritenuto poco congruo dalla Cassazione. In primo grado erano stati decisi 60mila euro, ma i giudici della Suprema Corte ordinarono che la Corte d’Appello rideterminasse la cifra.

Salvatore Pizzo