
Messaggi sospetti dal contenuto criptico durante i colloqui in carcere con i familiari, questo è quanto contenuto in una nota della Dda di Napoli alla base della proroga del regime del 41 bis per l’imprenditore di San Cipriano d’Aversa, Giuseppe Fontana. Il 54enne, coinvolto nell’inchiesta “Medea” è ritenuto dagli inquirenti vicino al clan dei Casalesi, fazione Zagaria.
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso contro la proroga del regime penitenziario “differenziato” confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma. Per i giudici, il 54enne avrebbe rivestito un ruolo di vertice nel clan occupandosi sia del settore imprenditoriale sia di collegamento con la politica.
Al riguardo sottolineato dagli ermellini “il significativo contenuto di alcuni colloqui ordinari visivi che il Fontana aveva svolto con i propri familiari nel 2015, riportati nella nota della Dda di Napoli del dicembre 2019, a riprova del concreto pericolo di veicolare all’esterno messaggi in linguaggio criptico da recapitare a personaggi specificatamente interessati alle vicende del clan”. Per questo la proroga del 41 bis per “l’attuale pericolo di collegamenti del reclamante con la criminalità organizzata e il rischio di una ripresa dei rapporti, ove venisse ripristinato il regime detentivo ordinario”.