Questa mattina i Carabinieri di Giugliano hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo del posto di 63 anni, accusato dell’omicidio della moglie Romana Danielova di 55 anni, avvenuto in zona Lago Patria il 12 luglio scorso. L’arrestato deve anche rispondere di lesioni personali gravi nei confronti di un medico del “118”.
Subito dopo la morte della moglie, l’uomo aveva allertato i carabinieri e i soccorsi sanitari affermando che, al suo risveglio, aveva trovato la donna priva di vita, impiccata al cordino delle tende, nel salotto della loro abitazione. Tuttavia, fin dal prima sopralluogo sul luogo del fatto, gli inquirenti hanno reputato poco attendibile la versione fornita dall’indagato; in particolare, l’attenzione degli investigatori si è concentrata sullo strumento che sarebbe stato utilizzato per commettere il suicidio, del tutto inadeguato a sostenere il peso del corpo della 55enne. Successivamente, sono stati acquisiti elementi che testimonierebbero un’accesa conflittualità fra i due, dovuta a dissidi economici connessi alla gestione di un centro medico.
L’esame autoptico infine, ha confermato che la causa del decesso non è da individuarsi nell’impiccagione, quanto, piuttosto, nello strangolamento preceduto da colluttazione. L’arrestato risulta essere, inoltre, indagato per aver cagionato lesioni personali gravi ad una donna, medico del 118, intervenuta sul luogo dell’evento, responsabile, agli occhi dell’uomo di non aver sottoposto, alcuni giorni prima a TSO la moglie, pur avendo la stessa, sempre secondo il resoconto del marito, manifestato segni di squilibrio mentale.