Il processo d’Appello a carico di Vincenzo Inquieto segna una svolta decisiva. L’uomo, noto per essere stato il “vivandiere” di Michele Zagaria, ospitò il boss del clan dei Casalesi nel suo appartamento di via Mascagni a Casapesenna fino al fatidico arresto del 7 dicembre 2011, che pose fine a 16 anni di latitanza di “Capastorta”.

La terza sezione della Corte d’Appello di Napoli ha disposto la rinnovazione dell’istruttoria. L’elemento chiave è rappresentato dai verbali di Nicola Inquieto, fratello dell’imputato e un tempo “colletto bianco” del clan in Romania. Da pochi mesi collaboratore di giustizia, Nicola Inquieto è ora chiamato a testimoniare contro il fratello, portando nuovi elementi sulle dinamiche interne all’organizzazione mafiosa.

Nonostante Vincenzo Inquieto abbia già scontato una pena per favoreggiamento aggravato, la DDA contesta oggi un ruolo ben più strutturale, ovvero la partecipazione ad associazione mafiosa. Secondo i magistrati, Inquieto non si limitava all’assistenza logistica, ma gestiva i collegamenti del boss e beneficiava di appalti e commesse nell’Aversano grazie alla forza intimidatrice del clan.

Il Procuratore Generale ha chiesto 16 anni di reclusione, ribaltando l’assoluzione ottenuta in primo grado nel 2020.

La difesa, guidata dall’avvocato Pasquale Davide De Marco, continua a sostenere l’estraneità dell’imputato dalle logiche associative, puntando a confermare il proscioglimento. Il confronto decisivo avverrà nella seconda metà di maggio, quando in aula verranno escussi Nicola Inquieto e il pentito Cassandra.