La legge è uguale per tuttiSono state chiuse le indagini e chiesto il rinvio a giudizio per 8 persone, dai pm della Dda di Napoli, sull’omicidio del vigile urbano Antonio Diana, ucciso l’11 febbraio del 1989 in via Roma a San Cipriano d’Aversa. Rischiano il processo Antonio Basco 48 anni, Giuseppe Caterino alias “Peppinotto” 63 anni, Raffaele Diana alias “Rafilotto” 64 anni, Francesco Mauriello 55 anni, Pasquale Spierto 49 anni e Francesco Schiavone alias “Sandokan” 43 anni, e i due collaboratori di giustizia Antonio Iovine e Cipriano D’Alessandro.

Gli indagati, tutti sanciprianesi ad eccezione del casalese “Sandokan”, sono accusati di omicidio aggravato dal metodo mafioso. Antonio Diana fu ucciso l’11 febbraio del 1989, quando aveva 30 anni, perché considerato un traditore e come risposta al delitto di Michele Russo commesso dai sicari dei Bardellino. Secondo l’accuso Francesco Schiavone, fu il mandante dell’omicidio, consumato nell’ambito della guerra che alla fine degli anni ’80 contrapponeva il suo gruppo, capeggiato assiame a Francesco Bidognetti e Vincenzo De Falco, alla famiglia Bardellino.

Per gli inquirenti sarebbe stato “Sandokan” a dare l’ordine di uccidere il vigile urbano. L’indagine è stata riaperta a maggio 2014 proprio a seguito delle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, tra i quali Antonio Iovine, detto “o’ Ninno”, ex latitante e capoclan la cui carriera criminale iniziò proprio nel gruppo capeggiato da Sandokan e Bidognetti. “L’ultimo omicidio a cui ho partecipato personalmente come esecutore” dichiarò il collaboratore di giustizia.

Anche il primo pentito dei Casalesi, Carmine Schiavone, deceduto qualche anno fa, però, aveva rivelato elementi  sul delitto. Schiavone affermò che Diana aveva agito da “specchiettista” nell’agguato al suo affiliato, così ordinò ai suoi uomini di agire. Raffaele Diana, Caterino e Mauriello, entrarono in azione nel primo pomeriggio, mentre il vigile era in servizio nella centralissima piazza Municipio a San Cipriano d’Aversa. I killer si avvicinarono con un’auto e lo spararono con colpi di pistole e fucili. Un’esecuzione impressionante che rappresentò uno dei delitti più efferati della prima fase sanguinosa post-bardelliniana.