Un rovente scontro mediatico è in corso tra il direttore editoriale del Secolo d’Italia l’ex deputato frignanese Italo Bocchino, e l’ex conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. Il 9 ottobre il Tribunale del Lavoro di Roma ha respinto il ricorso d’urgenza presentato da Ranucci, che chiedeva il reintegro immediato alla guida del programma di Rai 3. Se per l’ex conduttore la decisione è il frutto di un «fango orchestrato per cancellare la storia di Report» e colpire una voce scomoda al governo, di tutt’altro avviso è Bocchino che ha commentato favorevolmente la sentenza, ribadendo la legittimità della scelta aziendale e sottolineando come il “no al reintegro” dimostri l’infondatezza delle tesi su una presunta ritorsione politica della maggioranza.

Parallelamente, la tensione è esplosa sul fronte delle rivelazioni giornalistiche legate al cosiddetto “caso Lavitola”. Al centro della polemica ci sono alcune email risalenti al 2021 – relative a un’inchiesta di Report sulla centrale turbogas di Presenzano (Caserta)– che sarebbero state scambiate tra un imprenditore e lo stesso Bocchino, per poi essere inoltrate a Valter Lavitola.

Ranucci ha usato questi documenti per contrattaccare, denunciando un esplicito tentativo di pressioni per bloccare la messa in onda di contenuti sensibili da pare dell’area politica di cui fa parte l’esponente originario di Frignano, Bocchino ha respinto categoricamente ogni addebito, negando qualsiasi condizionamento illecito nei confronti della trasmissione.

Di red