Giuseppe Vitale opera AversaUn banale errore di lettura,una svista e un dipinto di un pittore di Cardito viene scambiato per un’opera firmata da un artista fiammingo che le fonti ricordano come «amicissimo del Caravaggio». È successo ad Aversa più di venticinque anni fa, e a scoprirlo è stato Giulio Santagata, presidente dell’associazione culturale “In Octabo” e studioso del patrimonio artistico locale.

Ecco com’è andata: nel 1991 lo storico dell’arte Pierluigi Leone de Castris pubblica la «Madonna col Bambino in gloria e i Santi Biagio e Tammaro», conservata nella Sala della Pinacoteca del Seminario Vescovile di Aversa, come opera firmata di Abraham Vinck, pittore fiammingo legatissimo al Caravaggio durante il suo primo soggiorno napoletano (1606-1607). Da quel momento e fino ad oggi il dipinto è stato citato come opera di Vinck in tutte le guide di Aversa e in numerose altre pubblicazioni. Ebbene, Santagata ha scoperto che la firma apposta sul dipinto è stata mal decifrata e che in realtà non appartiene al fiammingo Vinck, ma a Giuseppe Vitale, un pittore di Cardito la cui figura è stata brillantemente ricostruita dallo studioso frattese Franco Pezzella solo pochi anni fa. L’equivoco è nato perché Vitale usava firmarsi sovrapponendo le prime tre lettere del suo nome formando una sigla che può ricordare una A; gli svolazzi e qualche abrasione della tela hanno fatto il resto. La corretta lettura è la seguente: Ios.e Vitalis p. Il confronto con altre firme del pittore non lascia dubbi.

La firma apposta sul dipinto del Seminario di Aversa:

Vitale firma Seminario Aversa

La firma apposta sulla Madonna del Rosario del Santuario della Madonna di Campiglione a Caivano, datata 1683:

Vitale firma Campiglione

La firma apposta sulla pala dell’altare maggiore della chiesa di San Biagio a Cardito (1715):

Vitale firma Cardito S. Biagio

L’attività di Giuseppe Vitale si svolse prevalentemente in Campania, tra il paese natale ed Aversa, Caivano, Nola, Marigliano, Mugnano del Cardinale. In particolare, ad Aversa eseguì tra il 1722 e il 1725 la decorazione pittorica della cappella di San Biagio all’interno della chiesa dell’omonimo convento, nel periodo in cui Pietro Vitale, fratello del pittore, era il confessore delle monache benedettine. Le sue opere, influenzate da Luca Giordano, sono documentate tra il 1683, data della «Madonna del Rosario» del santuario della Madonna di Campiglione a Caivano, e il terzo decennio del Settecento.

La «Madonna col Bambino in gloria e i Santi Biagio e Tammaro» del Seminario aversano, forse proveniente dalla chiesa di Santa Maria la Nova, ha le caratteristiche di un ex voto: i due Santi taumaturghi Biagio e Tammaro intercedono presso la Vergine Maria in favore di un bambino malato che la madre tiene in braccio. Il dipinto non è datato, ma lo stile non evidenzia ancora l’influenza giordanesca ravvisabile nelle altre opere del pittore, il che lo fa collocare cronologicamente in una fase ad esse anteriore, probabilmente alla fine dell’ottavo decennio del Seicento.