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Nel 2001 Il grande e indimenticato “Signor G” (ovvero Giorgio Gaber) cantava “La mia generazione ha perso”; il suo triste canto racchiudeva il rimpianto della sconfitta ideologica e di valori della sua generazione. Oggi sono continui gli episodi di violenza verbali e fisici ai danni di docenti e dirigenti scolastici, atti di bullismo, vandalismo e microcriminalità compiuti da ragazzi adolescenti: sono almeno 12 i casi denunciati in questi primi 3 mesi e 20 giorni del 2018 , consumati all’interno di un’aula scolastica; viene sempre più spontaneo rubare quelle famose parole del cantautore milanese per indicare una generazione di genitori quarantenni o giù di lì sconfitti.

Che il mestiere del genitore fosse il più difficile al mondo è cosa nota, lo stesso Freud l’ha sempre sostenuto, evidenziando come il ruolo della famiglia in un bambino sia fondamentale per lo sviluppo e la formazione etica e sociale dello stesso.

Dopo il gravissimo episodio accaduto nell’ ITC di Lucca, si registra l’ennesima violenza, in questo caso verbale, ad un docente di un Istituto Tecnico di Velletri ed è solo l’ultimo di una serie di episodi di violenza accaduti. Se è pur vero che i disastri dei vari governi italiani, vedi l’ultima scellerata riforma (legge 107) che introduce la scuola-azienda in cui il cliente ha sempre ragione, i tanti tagli all’istruzione e lo scarso interesse verso la cultura e l’informazione hanno reso la figura del docente sempre meno importante e più indifesa, c’è da dire che l’incessante incremento di questi gravi episodi ci porta ad una riflessione più profonda, relativa alla sconfitta di un’intera generazione di genitori, sempre meno capaci di gestire “ la complessità” della società contemporanea, con disorientamento proprio e dei propri figli.

Purtroppo i dati raccolti da alcuni siti che si occupano del settore Scuola, nonché su tutti i più importanti mezzi di informazione nazionali, evidenziano come il ruolo dell’insegnante, da maestro di vita e mediatore culturale , sia invece diventato oggi un nemico, un ostacolo da schiacciare, ovvero colui che separa il figlio dal “pezzo di carta”. Si, perché è proprio questo che a tanti genitori e ai ragazzi ormai interessa, cioè che si possa terminare gli studi in qualche modo e lavorare, realizzarsi, con qualunque mezzo possibile.

In tutto questo contesto, si evince una sconfitta per tutta la società: non solo per alcuni genitori, anche per lo Stato, incapace di mostrare la sua autorità, incapace soprattutto di comprendere e far comprendere l’importanza del sapere, della conoscenza; una sconfitta anche per la Chiesa, in quanto agenzia educativa del territorio, che da anni non riesce più ad attrarre persone, sempre più lontane da qualsiasi valore cristiano, dai valori universalmente condivisi e dal buon senso. Un aspetto molto importante da sottolineare è che il docente con il suo giudizio dell’alunno mette di fronte a delle responsabilità. Viviamo in un contesto dove un pugno o una minaccia verbale risolve tutte le questioni.

Intanto Il MIUR, dopo le ultime aggressioni, ha duramente condannato questi episodi, lasciando intendere che contrasterà il fenomeno con maggiore investimento nella formazione dei docenti e incentivando le relazioni positive tra scuola-famiglia, mai come questa volta, sembra la soluzione più giusta; un’unione di forza tra Istituzioni, dirigenti scolastici, docenti e la gran parte sana dei genitori, anche col supporto dei servizi sociali per monitorare con maggiore attenzione i casi segnalati.

Giuseppina Gagliardo