Nato a Casal di Principe film Bruno OlivieroIl film “Nato a Casal di Principe” del regista Bruno Oliviero sarà presentato in anteprima fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Il lungometraggio, tratto dall’omonimo libro in cui nel 2012 Amedeo Letizia, attore e produttore originario di Casal di Principe, ha raccontato per la prima volta la storia del fratello Paolo, scomparso nel 1989 in circostanze misteriose e mai più ritrovato, verrà proiettato il prossimo primo settembre nella sezione del Cinema in Giardino.

La storia inizia quando Amedeo, negli anni ’80 promettente attore, che interpretava fra l’altro uno dei ‘Ragazzi del Muretto’ nell’omonima serie di Rai2, ritorna a Casal di Principe, sua città natale, perché il fratello minore è inspiegabilmente sparito nel nulla. 

“Il film racconta una manciata di settimane nella vita di un ragazzo di vent’anni: Amedeo Letizia. Giorni che gli segneranno a fuoco la vita. Tutto ha inizio da un’immagine di questo ragazzo, sul bordo di un lago, con un fucile in spalla. – racconta il regista -. Un eroe solitario immerso nel mistero di una ricerca. In un territorio, Casal di Principe, in cui i rapporti sono di una fatalità ancestrale, in cui gli uomini girano armati e la camorra sembra endemica. Poi affiora, nei ricordi di Amedeo, un altro contesto, la Roma della fine degli anni 80, dove lui, attore alle prime armi, si comporta con una spavalderia e una violenza che ha appreso tra i camorristi del suo paese e che usa per giocare al duro tra i suoi amici attori”.

La pellicola prodotta da Cinemusa srl con Rai Cinema, Amedeo Letizia e Mariella Li Sacchi, sceneggiata da Maurizio Braucci e Massimiliano Virgilio, porterà sul grande schermo la storia di Amedeo interpretato da Alessio Lapice, a vestire invece i panni dei genitori del giovane saranno Massimiliano Gallo e Donatella Finocchiaro. Alla proiezione al Lido sarà presente anche il Sindaco di Casal di Principe, Renato Natale.

Oliviero ha cosi commentato la sua esperienza sul territorio: «Lavorando a Casal di Principe attraverso provini e laboratori abbiamo vissuto l’atmosfera di una sorta di Piano Marshall, qui c’è voglia di ricostruzione, un po’ come nel dopoguerra: i ragazzi che abbiamo visto avevano voglia di raccontare e quasi chiedevano scusa per le “colpe” dei loro padri. Raccontiamo, nell’arco temporale di due mesi dal rapimento, il dolore di una famiglia normale, la vita di quella borghesia produttiva che esiste anche qui ma di cui non si parla mai.  Impensabile girare questo film 30 anni fa – conclude Amedeo Letizia – quando non era neppure possibile parlare in un bar di certi argomenti».