
Fabio Santagata, docente di matematica e fisica, ha pubblicato nel novembre 2024 un libro sullo “Spirituanesimo. La via cristiana per il Nirvana”. Edito da Gilgamesh Edizioni in Asola, il testo si pone l’obiettivo, connettendosi intimamente alla fisica, di interrogare la matematica e nello stesso momento il cristianesimo, sottoponendo quest’ultimo ad “una serrata esplorazione per estrarne la dimensione verticale, esoterica, intensamente e vertiginosamente spirituale”, come osserva il Prof. Giuseppe Limone nella Prefazione.
Pur facendo esplicita ammissione di “modestia”, Santagata, impiegando un linguaggio semplice ma nell’un tempo informato, penetrante e puntuale, affronta la complessità dei problemi seguendo quattro linee direttrici. Infatti tiene conto delle acquisizioni matematiche senza pretendere di essere un matematico; argomenta le tesi filosoficoteologiche senza pensare di essere un filosofo/teologo; illustra i capisaldi della dottrina cristiana in un dimensione spirituale, orientale ed esoterica, che non scalfisce l’ortodossia; entra nei carismi dei sacramenti cristiani collocandosi in una dimensione verticale dell’esotericità. L’evidente complessità degli argomenti affrontati dal nostro professore, che, appassionato anche di letteratura, filosofia, psicologia e musica, suona il pianoforte ed è autore di brani, lo conduce su due linee di ricerca: una prima che riguarda la distinzione/contrapposizione fra dimensione esoterica e dimensione essoterica ed una seconda che attiene alla distinzione/ contrapposizione tra dimensione verticale e dimensione orizzontale. Come fa notare Limone, il lavoro di Santagata è in realtà “un fecondo incrocio di paradossi” che in ultima analisi ambisce a coniugare la fisica e la matematica con la teologia, le forme rituali con l’antiformalismo, l’ortodossia con l’arditezza, il tradizionale con l’esoterico, la carne con il mistero, l’Oriente con l’Occidente, la dottrina religiosa con la vita di tutti i giorni.
Dedicate al padre, le pagine si aprano con un “Antefatto”, dove l’autore si chiede se sarà all’altezza del compito che si prefigge, proseguono con una “Introduzione”, dove si chiarisce che la religione cristiana è fortemente spirituale e ascetica e va interpretata spogliandola dai condizionamenti storici, politici e culturali, che ne hanno fatto” religione di stato e strumento di esercizio del potere”. Quindi troviamo un “Primo ciclo di premesse”, che, partendo dal cristianesimo come via ascetica, ci parla del “Re del mondo”, del metodo scientifico, e della evoluzione della tradizione cristiana, di Dante e dello “spirituanesimo” (una mal nascosta crasi tra spiritualità e cristianesimo), dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso, giungendo alle “Prime conclusioni”. In seguito è illustrato un “Secondo ciclo di premesse”, che danno conto della sua “personale iniziazione“, anche con riferimenti ad altre esperienze illuminanti.
Inoltre, esponendo il “quadro storico, intrattiene il lettore su esoterismo ed exoterismo, la lingua sacra, i dogmi, l’inculturazione, Gesù e i perfetti, Aniconismo e iconoclastia, anima e spirito, pervenendo alle “Seconde conclusioni”. Quindi troviamo quella che è definita la “Trattazione principale” in cui la religione cristiana diventa “pop” e nobile verità, analisi ascetica e peccato originale, conducendoci ai sacramenti, i riti e le pratiche cristiane quali sono: la confessione, il battesimo, l’eucaristia, la preghiera, l’aureola. L’ultimo capitolo è dedicato al “Mantra e preghiere cristiane”, i gesti delle mani e gli strumenti di connessione come l’acqua.
Il libro si conclude con una stringente riflessione sull’affermazione di Gesù che invita a “fare di due uno”, perché “se due persone fanno pace in una stessa casa diranno alla montagna spostati e quella si sposterà”! Da qui Santagata si chiede: “cosa può fare oggi un buon cristiano!”Invitando ogni persona a vivere da “buon cristiano,” auspica per ognuno un percorso di vita nel benessere spirituale, nella saggezza, nella benemerenza verso il prossimo. Per tale via conclude che, ragionando in termini verticali, dobbiamo impegnarci a dirigerci dal basso verso l’alto per conquistare una rinnovata coscienza, per acquistare come esigenza la spiritualità nel cristianesimo, vista come mezzo per confermare la nostra essenza di “divina umanità”, che si può realizzare con lo “spirituanesimo”: un neologismo ispirato dalla sua profonda intenzione di rapportarsi alla spiritualità occidentale.
Sarà questa umanità… spirituale che ci ri-conduce all’umanesimo e agli studi classici: “humanae litterae quae propterea humanitatis studia nuncupantur et hominem perficiunt atque exhornant”. L’itinerario consente di superare la “cattiveria gratuita” e la “feritas beluina”, che, sempre pronte a svegliarsi, sonnecchiano nella “bestia umana”, impedendo allò’uomo di “amare il prossimo come se stesso”. Forse l’acquisizione di questa consapevolezza permetterà alla “persona umana” di ri-tornare alla ”cultura cristiana” e, recuperando la dimensione spirituale, farà accedere al Nirvana. Nel luogo della suprema liberazione dal desiderio e dal dolore della mente, si può conquistare l’ultimo stadio della felicità e della beatitudine terrena e, scalando le vette del sublime, si può giungere nel puro godimento dello spirito!” E’ un tentativo certamente problematico e aperto. E scusaste se è poco”, riflette il prof. Limone.
Giuseppe Diana