
Caro Direttore,
non so se hai saputo che “Trasparency International”, un organismo che controlla su scala mondiale il grado di corruzione dei Paesi ha classificato l’Italia dopo il Sud Africa, la Corea del Sud e Taiwan. Si tratta di una graduatoria impietosa che la dice lunga sulle condizioni… pietose in cui versano le Istituzioni Pubbliche nel Bel Paese, dove non crescono più solo gli aranci e i limoni ma le “cricche” e i profittatori di regime. Lo so cosa stai pensando: “E che sarà mai ?”, parafrasando quel sornione che è stato Maurizio Costanzo. Infatti questa è una storia vecchia quanto il mondo e non c’è stata epoca o fase storica che non sia stata toccata dalla…abitudine di pensare che chi sta nella… marmellata può approfittarne, mangiandone un po’ – o a sbafo? – anche lui e gratis, alla faccia dei fessi! Tuttavia qui si sta rischiando di trasmettere l’idea che la corruzione sia connaturale alla società italiana e che da questa condizione dplorevole non possiamo riscattarci, tanto è diffusa l’illegale mania di arricchirsi sulle spalle degli altri, violando le norme.
Dice una legge dell’economia: “La moneta cattiva scaccia la moneta buona” e, dal momento che “pecunia non olet”, si corre veramente l’alea di ritrovarci tutti con questa insopportabile… puzza made in Italy. Negli anni passati si sono ascoltati pure alcuni distinguo, per cui si è fatta una… distinzione tra chi ruba per il partito, chi ruba per sé stesso e chi ruba per altri motivi. Queste differenziazioni non valgono un soldo bucato perché non contano i motivi per cui si ruba, conta che si ruba e a man bassa. Non a caso la Chiesa ha chiarito bene: rubare, così come mentire, non può essere preso in considerazione né giustificato come “umano”! È un peccato da espiare e, a chi non importa di andare contro il comandamento divino, (settimo, non rubare) deve sapere che viola la legge dello Stato, per cui si commette reato e quindi si finisce in manette e poi in carcere.
È vero che dalla corruzione non ci si affranca solo grazie ai carabinieri/finanzieri e ai tribunali, che pure sono importanti, e nemmeno costruendo altre carceri, che pure sono super affollate, ma pure con una robusta cura ricostituente… morale. Tuttavia la questione non è soltanto morale, bensì più propriamente legale: vale a dire che bisogna rispettare e applicare leggi e regolamenti, che costituiscono l’impalcatura su cui si regge la vita democratica del nostro paese. Innanzitutto avendo il dovuto riguardo al corretto funzionamento dei poteri indipendenti e non parlo soltanto dei tre poteri sanciti dalla Costituzione, che all’ art. 97 fa obbligo a chi prende le decisioni sul da farsi di “assicurare il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione”. In questo modo si evita che le scelte da valere “erga omnes” (e non “ad personam”) vengano assunte in maniera impropria, violando i principi di efficienza ed efficacia. Ma in particolare occorre garantire l’imparzialità, che sembra essere diventata una vera chimera in quanto i dirigenti sono ormai per la gran parte convinti che per restare in carica devono attivarsi per accrescere il consenso e i voti di chi comanda, (e, se possibile, anche il proprio conto in banca!) … a pena di subire lo “spoyl sistem”, che sembra più temuto della gattabuia!
Questi comportamenti criminali procurano danni gravi, oltre che materiali, non solo a chi si vede penalizzato personalmente, ma all’intera comunità, in quanto spengono, umiliano e vanificano ogni voglia di ben fare. Sono la scorciatoia per la selezione dei peggiori, degli incapaci e dei servi interessati alla conservazione in carica del potente di turno nazionale/regionale e dei suoi “cacicchi” locali/provinciali. Non a caso la frase terribile è : ”Sono tutti così”, siano essi di destra, di centro o di sinistra….non c’è niente da fare! Si dice questo fino all’estrema conseguenza di affermare che ormai la responsabilità è di tutti… tanto “paga Pantalone”. Ma i soldi che sono tolti proditoriamente dalle tasche dei pantaloni sono i nostri. Altro che “non abbiamo messo le mani nelle tasche degli italiani”!
Non so tu, caro Direttore, ma io non sono d’accordo e sopra tutto non mi sento corresponsabile (stavo per dire correo) di alcunchè, non solo perché nel nostro sistema giuridico la responsabilità penale è personale, ma anche perché, se la colpa è di tutti indistintamente, allora non è più di nessuno distintamente, perciò non possiamo chiamare in nostro soccorso nemmeno la… protezione civile: visto tutto quello che da decenni sta accadendo in Italia…non basterebbe. Intanto un Paese dove soggetti formalmente indipendenti cercano la loro legittimazione (non nell’orgogliosa rivendicazione del proprio ruolo di “servitori dello stato” ma) nell’accaparramento del consenso come garanzia di partecipazione al sistema, è una Nazione nella quale la democrazia si indebolisce e il rischio che il grado elevato di una diffusa corruzione possa sfasciarla è altissimo. Non mancano esempi nella storia anche recente delle “democrazie rappresentative”.
Il principio del “Countervalling Powers” presuppone che nessun potere deve essere lasciato crescere al punto di diventare un rischio per tutti gli altri, perciò il sistema dei pesi e contrappesi (“cek and balance”) è essenziale per l’equilibrio dei poteri. Inoltre si deve iniettare con generosità nel corpo delle Istituzioni quell’antidoto efficace al “virus” della corruzione che è il criterio del merito. Da noi il riconoscimento delle capacità individuali è stato penalizzato per ragioni che non sono tanto nobili (quale ad esempio è la solidarietà sociale) ma soltanto per familismo, contiguità, interessi personali, voglia di carriera, scalate di gruppo, favoreggiamento alla criminalità comune e organizzata e per di più (non solo in cambio di voti e prebende ma anche) per pagarsi vizi inconfessabili e tenori di vita improbabili, consentiti a loro da retribuzioni…”faraoniche”!
Tu mi dirai: “Ma allora di chi è la colpa di tanto scempio?” Innanzitutto della classe politica perché, a seguito di tangentopoli, si dovevano prendere tutte le misure correttive necessarie, non solo penali e amministrative ma anche organizzative e personali. Si doveva attuare una riforma ispirata sì alla delegificazione e alla depenalizzazione ma anche alla definitiva cacciata dei”mercanti dal tempio”. Si doveva evitare di alimentare questa atmosfera da paese di Bengodi, dove si può fare quel che si vuole, purché si sia graditi al padrone di turno. Si doveva impedire di far crescere un ceto politico e imprenditoriale dominato dal senso assoluto di impunità. Si doveva ostacolare la pratica odiosa dei condoni, delle amnistie, delle prescrizioni, impedendo che la si facesse franca ogni volta che non si rispettava una legge. Si doveva – e si deve – smettere di denigrare sistematicamente la magistratura, che nella sua maggioranza fa il proprio lavoro, sia pur tra tante difficoltà risapute.
In particolar modo i partiti (ma che fine hanno fatto?) dovevano svolgere con un po’ di decenza l’unico compito che loro compete realmente: selezionare la classe dirigente e soprattutto tenere lontano dalla “casa comune”, oltre a quelli che ordiscono patti occulti tra sette varie per tenere in pugno la nazione e le città, anche i mascalzoni, i nullafacenti, gli improvvisatori, gli avventurieri, gli affaristi, gli imbroglioni…. pupi, nani e ballerine! Specialmente sono da escludere quelli che credono che fare politica sia la strada più breve e facile, non solo per “sistemarsi” ma per ottenere agi e ricchezze per sé e per i suoi! Chissà che così facendo anche da noi la corruzione non possa essere frenata, laddove oggi c’è il rischio concreto che ci travolga.
Insomma, caro Direttore, dobbiamo chiedere a gran voce che i partiti ritornino e pongano maggiore attenzione per coloro che ci propongono per essere gli “eletti del popolo” e, avendo meno propensione ai meccanismi di tipo clientelare o relazionale, agiscano nell’interesse di tutti. Se, invece, si continua a scegliere male, (i candidati nell’antica Roma indossavano la “toga candida” che vuol dire pulita) allora siano i cittadini, e le associazioni-la cosiddetta società civile- ad inventarsi metodi e strumenti nuovi per monitorare coloro che sono scelti per le cariche pubbliche. Credo che questo sia essenziale, altrimenti non abbiamo la benché minima possibilità di uscire dalle sabbie mobili in cui ci troviamo ed evitare di affondare, affogando dentro la corruzione diffusa che ci circonda, perché, come diceva Giacomo Leopardi: “Non sono le leggi a fare una società ma il comune sentire e gli ideali identificati”! Abbimi Tuo.
Giuseppe Diana