In uno dei processi scaturiti dal crack Parmalat in corso davanti al Tribunale di Parma, in cui sono imputati i banchieri Cesare Geronzi e Matteo Arpe, nelle loro qualità di vertici dell’ex Banca di Roma, i giudici hanno riconosciuto la costituzione di parte civile di 32mila risparmiatori, rappresentati dall’avvocato Grosso, che avevano acquistato titoli Parmalat quali clienti della Banca Imi-Sanpaolo, cosa che è già avvenuta anche nel processo principale.

Oltre a Geronzi ed Arpe nello stesso processo sono imputati anche altri cinque manager dell’ex Banca di Roma. Le accuse per tutti sono di concorso in bancarotta, a Geronzi è contestata anche l’usura. Secondo le accuse avrebbero contribuito al dissesto del gruppo Parmalat, prima di concedere finanziamenti, approfittando dello stato difficoltà dell’azienda, nel 2002 avrebbero imposto all’ex patron Calisto Tanzi l’acquisto delle acque minerali Ciappazzi ad un prezzo fuori mercato, circa 15milioni di euro. I giudici Pasquale Pantalone, Gennaro Matroberardino e Ulisse Forziati, hanno anche riconosciuto come responsabile civile il gruppo Unicredit, poi il processo è stato aggiornato al 28 aprile.
Salvatore Pizzo