Gli insegnanti della scuola “Longhena” di Bologna non hanno commesso alcun reato, lo sostiene la Procura felsinea che ha chiesto l’archiviazione dell’indagine in cui si ipotizzava il reato di abuso d’ufficio. Il corpo docente era stato perseguito sin dallo scorso mese di febbraio, quando funzionari del comparto pubblica istruzione, con una semplice circolare, che in quanto tale non è un atto vincolante, hanno indotto gli insegnanti italiani a procedere con la valutazione numerica degli alunni, questo nonostante la nuova disciplina non fosse stata ancora tradotta in norme di legge, infatti l’anno scolastico era iniziato con l’uso dei giudizi e non dei numeri.
La riforma Tremonti – Gelmini rimanda quest’aspetto a dei regolamenti attuativi (Decreto del Presidente della Repubblica), che nemmeno adesso sono stati ancora promulgati dal capo dello stato. I docenti che avevano provveduto fino a quel momento a valutare i bambini con i giudizi e non con la classificazione numerica, si sono trovati di fronte ad una difficoltà non da poco, mancavano (e mancano ancora) le tabelle di conversione. Una situazione di caos dovuta chi ha voluto anticipare la legge, intervenendo in questo modo sulla compilazione di un atto amministrativo così delicato, con il rischio di creare danni da errata valutazione agli allievi-utenti. I docenti della “Longhena” hanno quindi optato la soluzione più logica, a tutti il punteggio massimo, “10”, così nessuno avrebbe potuto lamentare danni, altro che “ingiusto vantaggio patrimoniale” o ”un ingiusto danno a sè o altri” che era stato ipotizzato dagli inquirenti. Un parlamentare dell’Udc, Gianluca Galletti, anziché preoccuparsi del fatto che nei palazzi romani ci sono elementi che inducono ad applicare normative non ancora vigenti, anziché intervenire di conseguenza ha criticato l’archiviazione dicendo: ”E’ inammissibile”, chissà che cosa si aspettava.
Salvatore Pizzo