Se n’è andato uno dei volti nobili della destra aversana l’avvocato Benito Savastano, un uomo di quella destra che non c’è più, molto diversa da quella odierna fatta di buffi lacchè ammaliati dai frastuoni dei bunga bunga e delle “olgettine”. Savastano, di origini napoletane, è stato un esponente storico del Movimento Sociale Italiano di Aversa, negli anni ’70, ebbe una parentesi partecipando alla scissione di Democrazia Nazionale, poi rientrò nel Msi.
Fu la bandiera del partito che navigava verso Fiuggi, nonostante l’età più adulta era amatissimo tra i ragazzi del Fronte della Gioventù. La sezione di Aversa negli anni a ridosso di tangentopoli, nel 92’ lo volle candidato sindaco: totalizzo 4mila voti, un risultato storico per un partito che veniva ancora additato come “neofascista”, molti votarono solo lui senza votare la lista. Lo apprezzavano anche gli avversari. Non a caso fu promotore di un alleanza anomala con Pds e Rifondazione Comunista, pur di mettere da parte la vecchia classe dirigente che dal dopoguerra aveva governato la città. In gioventù fu dipendente del Ministero di Grazia e Giustizia, successivamente divenne avvocato, poi vice pretore onorario e giudice di pace. Con l’imbarbarimento e l’abbassarsi del livello della vita politica iniziò a farsi da parte. Il suo linguaggio forbito incantava la gente del “popolo”, memorabili sono i comizi sul camion fatti rione per rione. La sua correttezza è stata un esempio di vita. Aversa ha perso una persona perbene.
Salvatore Pizzo