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Ciro il tifoso napoletano colpito da un proiettile al torace fuori all’Olimpico prima della partita della finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina, dopo aver subito un intervento di tracheostomia che gli consente una migliore respirazione, è ancora in prognosi riservata al policlinico Gemelli.

A quanto pare, i due principali protagonisti di questa storia restano legati, seppur a  distanza, non solo dalla vicenda processuale ma anche dalle gravissime condizioni di salute in cui versano.

Daniele De Santis detto “Gastone”, infatti, si trova al centro diagnostico e terapeutico del carcere romano di Regina Coeli Le sue condizioni non sono mai migliorate, anzi un mese dopo il violentissimo pestaggio ricevuto subito dopo gli spari davanti al Ciak Village, in zona Tor di Quinto, la frattura esposta al piede destro si è infettata, e gli è stata diagnosticata una cancrena.

Intanto a Napoli qualche giorno fa, sono apparsi un paio di striscioni sulla facciata di un palazzo: «Ciro, non faremo festa finché di Gastone non avremo la testa. Romano infame». Tra i lenzuoli con le scritte offensive penzolava un manichino giallorosso, “impiccato” con una corda. Ma la mamma di Ciro invoca il perdono, auspicando che il De Santis e quanti come lui fanno del tifo una copertura per sfogare la loro aggressività si ravvedano, e confida nel frattempo nella magistratura, speranzosa che la legge possa dare il giusto segnale affinché il calcio possa tornare ad essere vissuto con passione e sportività.

Ester Pizzo

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