I politicanti italiani in questi giorni hanno calato il silenzio sulla decisione, oramai definitiva, di cacciare dalle scuole italiane ben 42mila 104 persone, tra docenti e non docenti. Persone che il prossimo settembre non si vedranno rinnovare il contratto di lavoro e che non hanno diritto ad alcun ammortizzatore sociale. Un licenziamento di massa che è solo l’inizio altri licenziamenti, sono previsti tagli indiscriminati anche per i prossimi due anni. Una situazione che colpisce il Sud in maniera duplice, perché non solo le scuole che avranno meno insegnanti saranno quelle meridionali, ma anche perché sono meridionali la gran parte di persone che lavorano nelle scuole settentrionali.
Un duplice fattore che rende chiaro il fatto che i politicanti del Sud non hanno voluto difendere la categoria, chissà cosa hanno ottenuto in cambio come contropartita.