Mentre la malavita impazza nel nostro territorio, la principale organizzazione degli industriali “fugge” dalla città normanna, nessuna nota ufficiale è stata emessa da Emma Marcegaglia e Cristiana Coppola
Confindustria ha deciso di non essere più presente nella zona Aversana, sembrava che nel maggio del 2006, quando la più importante organizzazione imprenditoriale italiana aprì i suoi uffici in Via Pirandello ad Aversa, per la nostra zona fosse iniziata una primavera di speranza, purtroppo si è trattato solo di un miraggio durato tre anni e mezzo. La classe imprenditoriale italiana fugge in silenzio e senza nemmeno avere l’accortezza di spiegare il perchè, evidentemente si tratta di motivazioni difficili, che data la delicatezza meritavano una spiegazione data personalmente dalla Presidente Ema Marcegaglia. Nessuna parola in merito a questa clamorosa decisione, che stava per passare sotto silenzio, è giunta da Cristiana Coppola. Anche lei in silenzio, eppure è un’imprenditrice originaria del nostro territorio ed è vice presidente di Confindustria per il Mezzogiono. L’Unione Industriali va via in sordina da Aversa, senza nemmeno una conferenza stampa per spiegare alla gente del nostro territorio il perché di questa scelta, eppure quando avevano inaugurato la sede avevano invitato in pompa magna tutte le autorità civili e militari. Il fatto che Confndustria avesse una sede ad Aversa non era solo un mero fatto interno ad una libera associazione privata, bensì un segno di vicinanza che l’imprenditoria italiana offriva alla realtà nostrana pesantemente afflitta dal Clan dei Casalesi, che purtroppo è l’unica struttura che qui è sempre aperta. In un documento di cui il nostro giornale è venuto in possesso si legge che si “è deciso di chiudere la filiale di Aversa non ritenendola più sostenibile a seguito dei mutati obiettivi associativi a far data dal 1 gennaio 2010”. Un atto che è stato confezionato nella cittadina di Caserta, datato 8 settembre 2009, è firmato dal presidente dell’Unione Industriali di quella località, l’ingegner Antonio della Gatta, una firma che rende ancor più amara questa sberla data al capoluogo normanno. Della Gatta è originario dell’Aversano, dovrebbe tenere molto al nostro territorio, invece contribuisce ad affermare in maniera così pesante, e per iscritto, il fatto che Aversa, il Casalasco, l’Atellano ed il Liternese siano sottoposti ad una assurda potestà della cittadina di Caserta. Infatti pare che, come accade spesso dal secondo dopoguerra in molti settori, organizzativamente i casertani avessero potere di vita o di morte sull’Unione Industriali di Aversa. Eppure nella zona Aversana ci sono insediamenti industriali importantissimi. La zona di Aversa Nord, che ricade nei territori di Teverola, Gricignano d’Aversa e Carinaro, pullula di stabilimenti tra cui spiccano aziende come la Merloni e Ratia Energia, tanto per citarne alcune. La filiale aversana era stata affidata a Pasquale Pisano, imprenditore aversano che dopo la chiusura si è dimesso dall’associazione, chissà che dietro tutto ciò non ci sia qualche zampino campanilistico, se così fosse la cosa assumerebbe contorni a dir poco grotteschi. Ovviamente dopo la “fuga” di Confindustria da Aversa, nessuna reazione si è registrata in ambito politico, associativo, a quanto la zona Aversana è solo un luogo dove attingere e/o scappare…
Salvatore Pizzo
