Un agente di polizia penitenziaria, a suo tempo addetto al centralino del carcere di Parma, ha testimoniato confermando la tesi accusatoria che nella città emiliana ha portato sotto processo la moglie di Walter Schiavone, recentemente condannato all’ergastolo nel processo Spartacus. Nicolina Coppola, consorte del fratello del superboss Francesco Schiavone “Sandokan” uno dei capi del Clan dei Casalesi, secondo le accuse, mentre il marito era detenuto nel carcere di Parma, si sarebbe spacciata per una dipendente degli uffici giudiziari al fine di ottenere notizie riservate, relative alla mancata autorizzazione a far accedere nella struttura un medico che avrebbe dovuto visitare il marito, che lì era ristretto al regime del carcere duro.
Subito sono scattati i controlli e gli agenti della Polizia Penitenziaria hanno verificato che la telefonata era partita da Casal di Principe, da un telefono di proprietà di un congiunto della donna. Non sono chiare quali fossero le intenzioni di Nicolina Coppola, ma per questo fatto, che risale al gennaio del 2008, è finita sotto processo per sostituzione di persona. Il processo davanti al giudice monocratico Marco Vittoria, dopo l’audizione di uno degli agenti che si è occupato del caso, è proseguito con la testimonianza di un altro agente addetto al centralino. Il Pm Antonella de Stefano già nella scorsa udienza aveva chiesto che a Nicolina Coppola fosse contestata la recidiva, ma ieri (martedì) nel corso del dibattimento si è accertato che mancava la prova dell’avvenuta notifica di quest’atto all’imputata, quindi tutto è slittato ad aprile.
Salvatore Pizzo
Salvatore Pizzo