La famiglia di Ernesto Bardellino, ex Sindaco di San Cipriano d’Aversa, fratello di Antonio il boss ucciso in Brasile si è rivolta alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, contestando la recente confisca, decisa dal Tribunale di Latina, di alcune proprietà site a Formia. Bardellino chiede di «voler condannare lo Stato italiano ad un risarcimento di cento milioni di euro, per la perdita del patrimonio e per i danni conseguenti ad una decisione contraria alla Convenzione europea sui diritti umani ed in particolare, all’inviolabilità del diritto di proprietà».
I legali Pasquale Cardillo Cupo e Guglielmo Raso, in una nota riportata da alcuni organi di stampa nazionale, ritengono che la confisca «in base alla vigente normativa, è applicabile a quei soggetti sospettati di appartenenza ad associazioni per delinquere di stampo mafioso o camorristico; una condizione assolutamente non ravvisabile nei confronti del nostro assistito, in quanto lo stesso è stato assolto da tutti i tribunali d’Italia, dal reato di cui all’art. 416 bis e non ha carichi pendenti», gli stessi legali precisano che Ernesto Bardellino «non è stato mai condannato per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, come provato dalle numerose sentenze assolutorie, passate in giudicato e che hanno, altresì, affermato la lecita provenienza dei suoi beni patrimoniali, tanto che, la stessa Corte d’Appello di Roma, in una delle ultime pronunce di merito, dava testualmente atto che la società immobiliare di sua proprietà, la "Tirreno Sud srl.", non era altro che il frutto di una normale ed onesta attività imprenditoriale». Gli avvocati puntualizzano anche che: «Bardellino è da anni sottoposto alla sorveglianza speciale di Ps. e recentemente, è stato spogliato di tutti i suoi beni, facendosi così, paradossalmente, prevalere il sospetto della colpevolezza, sulla prova certa dell’innocenza e concretizzando, di conseguenza, una grave lesione della Convenzione internazionale dei diritti dell’uomo».