Il presidente della Commissione lavoro del Senato: i sindacati devono rendere conto del loro esercizio finanziario. Stiamo lavorando per la stabilizzazione dei docenti precari
1) D. Perché questo disegno di legge che riguarda le attività e gli aspetti della vita delle organizzazioni sindacali?Giuliano: è unanimemente riconosciuto che sull’attività dei sindacati in Italia esiste da sempre un grave vuoto normativo. In questo vuoto, nel corso del tempo, le Organizzazioni sindacali, di cui tutti riconosciamo la rilevante funzione, hanno vissuto un’evoluzione che le ha portate ad una dotazione di decine di migliaia di addetti, a gestire miliardi di euro, a controllare centinaia di società, a disporre di migliaia di immobili, ad essere rappresentate in enti, amministrazioni pubbliche e società a grande capitalizzazione, a partecipare ai più importanti processi decisionali del Paese. A fronte di tale ricchezza di beni e di funzioni è indispensabile ed urgente che l’ordinamento italiano recuperi il ritardo, si adegui alle maggiori democrazie ed imponga l’obbligo del rendiconto annuale di esercizio.
2) D. Con la presentazione del rendiconto annuale relativo alle attività economiche dei sindacati, mi pare di capire che debba essere presentata anche una relazione, a cosa serve?
Giuliano: Qualsiasi Organizzazione che abbia un bilancio, anche la più piccola, ha l’obbligo di presentare una relazione, la quale ha semplicemente la funzione di descrivere l’attività dell’Organizzazione e di rendere quindi il bilancio stesso più chiaro e più comprensibile, per tutti, anche per i non addetti ai lavori.
3) D. E’ vero che il disegno di legge prevede che le organizzazioni sindacali debbano rendere conto anche delle loro attività culturali, della gestione delle informazioni e della comunicazione?
Giuliano: Le organizzazioni sindacali rispondono a precise esigenze e funzioni sociali ed i benefici che già i Costituenti vollero riconoscere loro vanno strettamente associati al corretto svolgimento di quelle funzioni e quindi alla soddisfazione di quelle precise esigenze. Gli obblighi di trasparenza previsti dal disegno di legge vanno quindi a costituire il naturale corollario del dettato della Costituzione e rappresentano altresì una garanzia per i sindacati che sono fedeli al loro mandato, consentendo di far emergere eventuali deviazioni. La trasparenza spaventa soltanto chi persegue interessi poco chiari.
4) D. Non le pare un intrusione pesante all’interno della libera attività di organizzazioni che comunque sono necessarie per la vita democratica del Paese?
Giuliano: Assolutamente no. L’organizzazione del sindacato rimane, così come è giusto, libera e non viene vincolata in alcun modo. Se così non fosse, la legge sarebbe incostituzionale. La verità è un’altra: in Italia si sono formate, attraverso l’ideologia, una serie di tabù, delle aree quasi inaccessibili, sulle quali la politica non ha mai avuto il coraggio né si è mai presa la responsabilità di intervenire. Il risultato è stato che in alcune di queste aree vi è stata una degenerazione e si sono sviluppate dinamiche che, sfuggendo ad ogni regola, hanno nuociuto, esse sì, e nuocciono, alla vita democratica del Paese. Gli oneri di trasparenza previsti dal disegno di legge sono simili a quelli in vigore da anni in altri paesi e simili a quelli che regolano altre Organizzazioni, altrettanto cruciali nella vita democratica della nazione, come ad esempio i partiti politici.
5) D. Perché le sanzioni previste per le organizzazioni sindacali circa eventuali violazioni nella presentazione o nella redazione del rendiconto, è previsto il solo ricorso dinnanzi alla Corte di Cassazione, ciò non viola un principio di uguaglianza davanti alla legge rispetto alle altre persone, anche se in questo caso giuridiche, alle quali l’ordinamento dà la possibilità di essere sottoposte ad un triplice grado di giudizio?
Giuliano: E’ un problema di semplificazione che si applica anche in altri settori. Nella proposta, le eventuali sanzioni vengono irrogate con decreto di un tribunale, la cui pronuncia avviene sulla base di un procedimento entro il quale i sindacati hanno l’opportunità di far valere le proprie ragioni.
6) D. La legge che lei propone si riferisce anche alle associazioni che rappresentano i magistrati ed a quelle che rappresentano le imprese?
Giuliano: L’art. 1 del disegno di legge precisa che la proposta riguarda solo le associazioni dei lavoratori e quelle dei datori di lavoro che sono ammesse alle contrattazioni collettive.
7) D. Lei è il Presidente della Commissione Lavoro del Senato, il governo è determinato nel tagliare gli organici della scuola e siccome i dipendenti di ruolo non si possono licenziare, si colpiranno indiscriminatamente solo quelli non di ruolo che da almeno 15 anni sopperiscono ai grossi vuoti d’organico che affliggono il settore. Si tratta di gente, per la quasi totalità suoi conterranei, che hanno studiato per fare gli insegnanti. Dopo tanti anni di servizio si troveranno per strada ad un’età avanzata, lei come si pone rispetto ai suoi colleghi settentrionali che spingono perché ciò avvenga? Come pensate di risolvere il dramma di 87.431 docenti e 44mila 500 amministrativi che andranno per strada?
Giuliano: Il governo ha intrapreso una coraggiosa e necessaria iniziativa volta a mettere ordine in un settore, quello della scuola, che deve essere anzitutto al servizio degli studenti e che deve pertanto produrre più istruzione, più cultura e più lavoro, visto che oggi produce, a dire di tutti, risultati insoddisfacenti e troppi sprechi. L’impegno del Governo produrrà frutti importanti per il Paese e si sta facendo ogni sforzo, in un periodo molto difficile per l’economia e per le finanze dello Stato, per alleviare i disagi e per soddisfare le legittime aspettative dei docenti e del personale amministrativo in servizio. Proprio in queste ore in Commissione ci stiamo occupando appunto del problema della stabilizzazione.
8) Uno stato che licenzia i suoi dipendenti e poi vuole aiutare quelli delle imprese le sembra normale?
Giuliano: Questo governo certamente non vuole perseguire questa politica. Tutt’altro. Su questo punto però vorrei fare una "battuta" politica. Il secolo scorso ha prodotto un’esperienza molto speciale: si riteneva che dovesse essere lo Stato, e non l’impresa, a dare lavoro. Quell’esperienza si chiamava Unione Sovietica. E nessuno la rimpiange, almeno spero.
Salvatore Pizzo