I casertani vanno di nuovo alla carica, in questi giorni hanno iniziato di nuovo a rivendicare la denominazione della nostra Università (la Seconda Università agli Studi di Napoli) alla quale vogliono appioppare il nome della loro cittadina, pare che abbiano organizzato un convegno per spingere il Senato Accademico a chiamare l’ateneo “Università di Caserta”, ragionano come se le facoltà fossero ubicate solo nel loro territorio, architettura ed ingegneria si trovano ad Aversa, la nostra città che per un’imposizione antidemocratica fa parte di quell’equivoco che si chiama Provincia di Caserta.
Con i politici aversani tutti genuflessi a quella cittadina, non è detto che questa volta il blitz possano riuscire a piazzare il loro toponimo. A questi casertani andrebbe ricordato che l’istituzione dell’ateneo venne concepita politicamente, tra gli altri, anche da due compianti parlamentari aversani, Antonio Ruberti, all’epoca Ministro dell’Università e Tiberio Cecere, uomo di punta della Dc aversana. I nostri politici attuali non hanno il sangue nelle vene per potersi cimentare in certe situazioni e questi filo casertani nè approfittano. Siamo davvero stanchi di questa casertanità vanesia, come si può pensare che l’Ateneo preposto a formare anche i nostri giovani guardi verso Caserta, il nostro punto di riferimento deve essere più ampio, più europeo e non certo localistico e di piccolo cabotaggio. Non si può togliere il nome di Napoli, metropoli mondiale verso la quale Aversa può sicuramente guardare, per sfogare gli istinti vanesi di Caserta. Volendo non ispirarsi a Napoli si può anche pensare che l’acronimo Sun significa “sole” in inglese, altro che Caserta. Sono passati quasi 17 anni da quando sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 agosto 1992 fu pubblicata la legge istitutiva, ma i casertani ogni tanto ci provano. Nei giorni scorsi con un blitz avallato dai silenti politichetti aversani si sono presi anche l’Asl.
Salvatore Pizzo