Il dibattito sulla presenza della Camorra a Parma ogni tanto ritorna di moda, sono sempre gli stessi fatti, già noti da anni, in merito a quali di tanto in tanto qualche politico e qualche sindacalista interviene per dire la sua, una cosa in fondo positiva perché serve a tenere alta l’attenzione. Il fenomeno si è sviluppato sia quando al governo c’era il cento sinistra, sia quando c’è stato l’avvento del centro destra, quindi sotto il profilo politico non c’è scusante per nessuno, e comunque non è strettamente un problema di politica locale.
In questi giorni da parte sindacale si è chiesto di attuare delle verifiche più approfondite su appalti e subappalti anche nella città emiliana, una cosa che sicuramente giusta, ma a Parma politici, sindacalisti e maggiorenti locali di vario livello fanno finta di non capire che le risultanze delle inchieste che hanno riguardato il parmense descrivono un altro interesse della Camorra, almeno per quello che riguarda il Clan dei Casalesi. Il cartello criminale capeggiato dal duo Antonio Iovine – Michele Zagaria, nel mezzogiorno estorce, uccide, coarta e nel Nord se non all’estero investe in attività “legali” i soldi sottratti con la violenza alla gente del Sud, ciò con la complicità di “teste di ponte” locali:
lo abbiamo visto con il sequestro di beni per una 50milioni di euro, frutto di investimenti del Clan dei Casalesi, che a Parma e dintorni erano stati gestiti in parte da alcuni personaggi locali (la sentenza non è definitiva) con un appoggio quantomeno indiretto di segmenti del sistema economico locale. Già all’epoca avevamo parlato di colonna parmigiana del Clan dei Casalesi.
il Clan d’Alessandro di Castellammare di Stabia si voleva appropriare di un locale a Salsomaggiore, dopo aver fatto un prestito usuraio ad un imprenditore campano che ha avuto il coraggio di denunciare;
i marchi della Parmalat venivano imposti in vaste aree del Sud Italia intimidendo a suon di bombe le aziende locali concorrenti, cosa che ha portato a Collecchio un fiume di soldi visto che l’azienda era diventata monopolista di mercato nelle zone a più alta densità abitativa d’Europa. Cosa scoperta grazie al coraggio di denunciare da parte di un imprenditore del Sud.
Altro che cantieri, per quanto riguarda Parma, almeno oggi questo è un aspetto marginale.
Salvatore Pizzo