L’inchiesta sulla scalata del Clan dei Casalesi alla Lazio si arricchisce di un nuovo risvolto, la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma ha chiesto ed ottenuto che venissero emessi vari ordini di misura cautelare, si tratta di arresti già eseguiti il 22 luglio del 2008 e poi furono annullati dal Tribunale della Libertà, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione quindi c’è stato il riesame.«I provvedimenti eseguiti – si legge in una nota della Guardia di Finanza che sta eseguendo le ordinanze – confermano gli esiti delle indagini condotte in stretto coordinamento tra il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, la Digos della Questura di Roma e la Tenenza della Guardia di Finanza di Mondragone e finalizzate ad individuare e chiarire tempi, modalità e circostanze con le quali sono state ideate e poste in essere, dal 2004 al 2006, indebite pressioni ed attività illecite, anche violente, tese a costringere l’azionista di riferimento della società Ss Lazio a cedere la propria quota di partecipazione». Tra i ricercati c’è anche Giorgio Chinaglia, il famoso calciatore che aveva fatto da tramite tra gli acquirenti e l’attuale gestione della società biancoceleste, ma “Longh John” non potrà essere arrestato perché da tempo si è rifugiato negli Stati Uniti. L’ex calciatore è accusato di tentativo di riciclaggio aggravato dalla metodologia mafiosa. Le indagini hanno portato anche al sequestro di circa 2 milioni di euro. La somma totale che, secondo gli investigatori, il clan doveva riciclare, si aggirerebbe intorno a 24 milioni di euro, soldi che trasferiti all’estero sarebbero dovuti tornare in Italia attraverso istituti bancari tedeschi, svizzeri e ungheresi. Un ruolo in questa vicenda, secondo le accuse, lo avrebbe svolto Giuseppe Diana, imprenditore nel settore del gas, il quale è il titolare della Nuova Diana Gas. Secondo le accuse lo stesso Diana avrebbe anche fatto da tramite con il clan camorristico dei La Torre, che controlla il Litorale Domitio, tentando di sponsorizzare il team biancoceleste nelle gare di Coppa Uefa e Coppa Italia del 2005. Diana, avrebbe offerto alla società calcistica 2 milioni di euro che sarebbero stati rifiutati, perchè la Lazio si sarebbe insospettita dal fatto che i soldi sarebbero stati offerti in contanti. Contemporaneamente, l’ex capitano della squadra biancoceleste Giorgio Chinaglia – come ha spiegato tempo fa alla stampa il dirigente della Digos Lamberto Giannini – avrebbe funzionato da figura carismatica utile al clan camorristico perchè capace di creare il consenso dei tifosi sulla cessione della società calcistica". Nel 2006, avrebbe reso dichiarazioni formali circa l’interessamento all’acquisto della Lazio da parte di un’azienda farmaceutica ungherese, la Richter Gedeon Rt, col fine, secondo gli investigatori, di provocare forti oscillazioni al titolo quotato in Borsa ed indurre il presidente Lotito a cedere la propria quota di maggioranza. La prima sentenza per il presunto tentativo di scalata alla della Lazio da parte del Clan dei Casalesi, è arrivata nei mesi scorsi quando l’ungherese Szlivas Zoltan, che secondo gli inquirenti si presentava come rappresentante degli acquirenti della compagine biancoazzurra (secondo gli inquirenti in realtà era il Clan dei Casalesi) è stato condannato, col giudizio abbreviato, a 2 anni e 6 mesi di reclusione per aggiotaggio informativo e ostacolo all’attività di controllo della Consob. Per queste vicende, il Tribunale di Roma ha emesso nell’ottobre del 2006 ha emesso le ordinanze di custodia cautelare. Il provvedimento riguarda: Giuseppe Diana, Guido Carlo Di Cosimo, Arturo Ceccherini e l’ex calciatore Giancarlo Benedetti. Intanto sta continuando davanti alla sesta sezione del Tribunale di Roma un processo bis, che vede imputate nove persone, tra cui quattro ultrà del gruppo “Irriducibili” della Lazio, sono accusati, a vario titolo, di aggiotaggio informativo e associazione a delinquere finalizzata alla tentata estorsione, quali presunti complici della fallita scalata alla società biancoceleste. Nel processo è stato ascoltato Claudio Lotito, il quale ha spiegato di aver per la prima volta hai vertici degli “Irriducibili” nell’estate del 2005, ed in quella occasione avrebbe negato l’elargizione dei biglietti omaggio e il finanziamento delle coreografie allo stadio. Da quel momento iniziarono pesanti contestazioni. «In breve la situazione degenerò – ha spiegato ancora Lotito ai giudici – arrivarono minacce e intimidazioni». «A mio marito ho sempre detto togliti questo cancro da casa», ha detto nel processo Cristina Mezzaroma consorte di Lotito anche lei ascoltata nel processo, la donna ha raccontato di aver ricevuto una telefonata: “Sappiamo che sei a Sabaudia che è vicino al Circeo e tu ricorda che cosa è successo al Circeo”. Nel corso delle indagini è stato ferito con tre colpi di pistola proprio uno dei capi degli ultrà della Lazio coinvolto nell’inchiesta, l’uomo è ritenuto tra coloro che minacciavano il presidente della società biancoceleste Claudio Lotito per indurlo a cedere il club, la cui acquisizione secondo la Procura di Roma interessava appunto al Clan dei Casalesi. Alla porta di Fabrizio Toffolo, 42 anni, tra i leader degli “Irriducibili”, che era da poco agli arresti domiciliari, si presentarono due uomini travestiti da poliziotti che fingendo un controllo fecero fuoco.
Salvatore Pizzo
Salvatore Pizzo
Nella foto sopra, Chinaglia ai tempi in cui giocava nella Lazio