La sensazione di non vivere in un paese per giovani demoralizza la vita della nostra generazione. Si è parlato più di IMU che di giovani in questa campagna elettorale, ma per un giovane il vero problema è potersela comprare una casa. Non può essere l’IMU la priorità, semmai lo è abbassare le tasse sulle imprese e sul lavoro (dopo proverò a entrare nel dettaglio): se un giovane non ha un’occupazione, mai potrà costruirsi una famiglia e comprare una casa.
Si parla spesso di disoccupazione giovanile e del fatto che l’epoca del posto fisso è finita e che il futuro è l’autoimpiego, la creatività, il fare impresa: eppure aprire una società in Italia – come ci ricorda il rapporto Doing business della Banca Mondiale – costa più che nel resto d’Europa. Se eletto, la prima proposta di legge prevederà la possibilità anche per i commercialisti di costituire le società. Cosa che di fatto già accade, dato che sono i commercialisti a scrivere gli atti sotto i quali poi i notai mettono la firma. Costituzione e chiusura delle società di capitali, in tal modo, costeranno di meno e ci saranno meno tempi burocratici. In Inghilterra si fa on line. Perché in Italia no? Credo inoltre sia opportuno estendere la disciplina delle cosiddette società a zero euro a tutti, non solo agli under 35, come propone sempre la Banca mondiale. Riforme a costo zero che creano un clima business friendly.
Bisogna attivare subito il programma europeo “Garanzia per i giovani”, sostenuto da 6 miliardi di fondi comunitari e che permette formazione continua ai giovani. In collaborazione stretta con organizzazioni private, imprenditoriali e non, potremo avere un servizio di orientamento scolastico e professionale;
una opportunità di apprendistato o di addestramento; dove possibile, una opportunità di assistenza per avviare un’attività di lavoro autonomo o un’impresa.
E poi bisogna cambiare il modo con cui lo Stato finanzia le Università: il FFO serve a pagare sostanzialmente gli stipendi a docenti e personale amministrativo. E invece questi soldi devono essere assegnati con criteri meritocratici, dando grande peso a criteri come la ricerca d’eccellenza, specie se applicata all’industria e il placement post-laurea: gli atenei e le facoltà che danno maggiori opportunità di lavoro ai giovani devono essere maggiormente sostenute dalla Repubblica italiana. Basta con tanti atenei in ogni capoluogo di provincia. Sì a concentrare i soldi pubblici nei centri di eccellenza.
Gianmario Mariniello
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