Dalle nostre parti esistono dei giornalisti coraggiosi che ogni giorno rischiano la pelle solamente per fare il loro lavoro, raccontando le angherie compiute dal Clan dei Casalesi e dalle altre organizzazioni criminali, si sono incamminati in questa ardua scommessa professionale molto prima che qualcuno raccontasse, in un fortunato libro, quello che loro ci hanno già detto nei loro articoli.
Lo fanno quotidianamente sfidando vessazioni, minacce e attentati, con il coraggio di vivere a pochi passi dai camorristi che ogni giorno sbattono sul giornale con tanto di foto. Pochi parlano di questo manipolo di penne coraggiose, operai della notizia che fanno semplicemente il loro mestiere: i cronisti in un territorio che è peggio della Striscia di Gaza e scrivono i loro pezzi su giornali di provincia. Non vogliono passare per eroi, sono semplicemente cronisti che corrono gli stessi rischi degli inviati di guerra, vivendo l’ebbrezza di quest’esperienza semplicemente stando a casa loro. I potenti osannano agli onori delle cronache solo chi rivela fatti non nuovi, addirittura già andati a sentenza, quindi poco fastidiosi per i “masti” (così si chiamano i boss, derivazione dall’italiano “mastro”). Questi giornalisti che con le loro notizie ci informano puntualmente sulla piovra che ci attanaglia, adesso li si vuole additare anche come parte di un sistema omogeneo alla Camorra, è come uccidere i volontari della Croce Rossa su un campo di battaglia. I loro detrattori per farlo usano le vicende giudiziarie in cui sono coinvolti loro editori. Addirittura si parla di “giornali della Camorra” come disse Saviano in quel di Mantova, oggi sono quotidiani editi da cooperative di giornalisti (!). A pochi giorni dall’ospitata dello scrittore pubblicato dalla Mondadori, prevista mercoledì, nella trasmissione “Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio, uno dei curatori del fortunato programma televisivo, Loris Mazzetti, ha scritto su Articolo21.info un pezzo che attacca il collega Simone di Meo, ex Cronache di Napoli, che ha denunciato per plagio Roberto Saviano. Un articolo che appare una risposta all’intervista fatta al “Saviano dei poveri” apparsa recentemente su “Il Giornale”, che come la Mondadori (editore di Gomorra) è vicino alla famiglia Berlusconi. La durezza di Mazzetti ci pare francamente troppa, Di Meo per far valere le sue ragioni si è rivolto alla giustizia mica ai gangster, cosa deve fare chi ritiene un diritto leso? Lo stesso Mazzetti scrive: “Roberto ha dato dignità al lavoro di tanti bravi cronisti che da anni scrivono di camorra e che prima erano costantemente relegati nelle cronache locali e che oggi hanno l’accesso alla prima pagina”, per la verità quelli sono ancora locali perché lavorano in giornali di provincia, che per forza si vuole additare come giornali della Camorra. Ha addirittura attaccato Di Meo, perché il politico per il quale lavora come addetto stampa è coinvolto in un’indagine di mafia (si tratta di Sergio di Gregorio, quando era giornalista rivelò che il pentito Buscetta stava facendo una crociera mentre era sotto protezione), cosa dovrebbe fare Di Meo licenziarsi? Allora lo facciano tutti quelli che hanno l’editore indagato! Bisogna riconoscerlo una volta e per sempre, quei giornalisti hanno molto più fegato di qualsivoglia scrittore e non cercano nemmeno la ribalta delle cronache, né camminano con la scorta anzi alcuni la rifiutano. I loro nomi che nessuno ricorda e che certi fans di Saviano ignorano volutamente, sono: Tina Palomba e Domenico Palmiero (Corriere di Caserta, minacciati pubblicamente contemporaneamente allo scrittore); Carlo Pascarella (ex Corriere di Caserta e Gazzetta di Caserta, ora a Buongiorno Caserta, per ritorsione hanno incendiato beni della sorella); Marilena Natale (Gazzetta di Caserta, attualmente sottoposta a vigilanza dalle forze dell’ordine); Giovanni Maria Mascia e Maria Giovanna Pellegrino (entrambi alla Gazzetta di Caserta, giornale poco piacevole ma recentemente "avvisato" dagli "uomini di rispetto" che hanno rubato carte dalla redazione), Enzo Palmesano (già collaboratore di vari giornali locali tra cui anche quelli definiti della “Camorra”, oltre che ex direttore del Roma, recentemente vittima di un atto intimidatorio) Ovviamente c’è Rosaria Capacchione del Mattino, ma lei ha una tribuna che la rende più considerabile dei poveri cristi citati prima. Saviano e chi cura il marketing del suo libro ha tutta la legittimità di questo mondo per creare occasioni al fine di aumentare gli introiti, ma  quelli che gli stanno intorno mettano giù le mani da chi ogni giorno tira fuori, rischiando la pelle, i fatti del Clan dei Casalesi. Noi non siamo fans del Corriere di Caserta, della Gazzetta di Caseta, di Cronache di Napoli e degli altri, ma da “concorrenti” leali abbiamo rispetto dei colleghi e non certo di taluni ex editori. Auspichiamo che la concorrenza commerciale non diventi un macello.
Salvatore Pizzo