Un fronte vasto protesta contro
i tagli all’istruzione
ed al licenziamento per legge di 140mila persone
Le scuole e le università italiane oggi si fermeranno per la sesta volta in pochi mesi, da quando i provvedimenti messi in atto dal Ministro dell’Economia Tremonti in collaborazione con la sua collega dell’Istruzione Gelmini, hanno paventato una serie di tagli che colpiscono pesantemente il settore. Il governo in tre anni vuole licenziare oltre 140mila tra docenti e non docenti. Lo sciopero questa volta è stato indetto dalla Gilda degli insegnanti e dalla Cgil, hanno aderito numerose associazioni di insegnanti, genitori e di studenti, in queste ore si registra anche l’appoggio di “Legambiente Scuola e Formazione”, si legge in una nota: “Le ragioni della nostra adesione risiedono nella consapevolezza del ruolo e del valore dei sistemi dell’istruzione, dell’educazione, della formazione e della ricerca e nel nostro impegno quotidiano nella società civile e nelle scuole italiane, affinché tutti, di fronte ai cambiamenti in corso, possano avere maggiori e migliori occasioni di crescita culturale. Le nostre motivazioni sono le stesse che ci hanno portato ad aderire, insieme a numerose altre associazioni della società civile e professionali, l’appello “Per una scuola capace di Futuro”, per una nuova attenzione e una nuova responsabilità sociale verso la scuola. La scuola infatti non può essere rinnovata guardando al passato, né tanto meno seguendo priorità di cassa. I tagli di spesa indiscriminati non sono compatibili con la necessaria opera di riqualificazione. Così come l’eliminazione della precarietà è un ostacolo da superare. I provvedimenti governativi fin qui intrapresi, nell’ambito della scuola, dell’università, della cultura fanno temere un ulteriore peggioramento invece che alimentare la speranza per un cambiamento positivo nel nostro Paese. La mobilitazione costituirà per noi un’occasione di confronto, di sensibilizzazione, di coinvolgimento dei cittadini”. Aderisce anche la “Rete nazionale precari della scuola”, la cui posizione è durissima, dicono i i rappresentanti. “Nonostante tutte le bugie raccontate ai sindacati, alla stampa ed all’opinione pubblica la tragica verità sta venendo fuori grazie anche ai sit-in organizzati dalla Rete Nazionale Precari della Scuola davanti agli Uffici scolastici provinciali. Le richieste delle famiglie nella scuola primaria non verranno soddisfatte malgrado la maggior parte di esse abbia scelto l’iscrizione al tempo pieno. Le operazioni di conferimento degli incarichi annuali subiranno pesanti ritardi con gravi ripercussioni sulla regolare riapertura del prossimo anno scolastico. (…) Gli unici insegnanti che si salveranno dai tagli saranno quelli di religione visto che il loro orario non verrà modificato. Nessuna certezza sulle immissioni in ruolo: migliaia di precari con 10, 15 anni di servizio invece di essere assunti a tempo indeterminato saranno mandati a casa nonostante la scuola abbia, fino ad oggi, avuto necessità del loro lavoro: ne risentiranno studenti e famiglie di tutta Italia! Il governo promette aiuti e l’apertura di cantieri che dovrebbero dare lavoro a migliaia di persone; lo stesso governo licenzia 140.000 precari della scuola aggravando la crisi economica del paese e gettando nella disperazione 140.000 lavoratori e le loro famiglie; visto la pesante crisi in corso è necessaria una seria lotta all’evasione ed all’elusione fiscale. Drammatica la situazione per i precari del Sud: a Napoli e Palermo il prossimo anno scolastico non ci sarà nessun incarico sulla scuola primaria”. Aderirà allo sciopero anche il gruppo "Maestre e Maestri, autoconvocati di Parma e Provincia" di cui è portavoce il nostro direttore Salvatore Pizzo.