Rapporto della Fondazione Antonino Caponnetto e della Camera di Commercio di Reggio Emilia

 

1862 – 2012

Le Camere di commercio compiono 150 anni

In collaborazione con la

Fondazione Antonino Caponnetto

L’iniziativa è promossa

con il contributo economico

della Regione Emilia-Romagna

RAPPORTO SULLA MAFIA IN

EMILIA-ROMAGNA

PER UNA EMILIA ROMAGNA

SENZA MAFIA

RAPPORTO 2012

A cura della Fondazione Antonino Caponnetto

L’EMILIA ROMAGNA NON E’ TERRA DI MAFIA MA LA MAFIA C’E’ E

RISCHIA DI COLONIZZARE LA REGIONE E SI PRESUME CHE IL SUO

FATTURATO OSCILLI INTORNO AI 20 MILIARDI DI EURO

NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA

INDICE

PROLOGO

CRIMINALITA’ MAFIOSA CALABRESE

CRIMINALITA’ MAFIOSA SICILIANA

1

CRIMINALITA’ MAFIOSA CAMPANA

CRIMINALITA’ MAFIOSA PUGLIESE

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA STRANIERA

Criminalità albanese

Criminalità nordafricana

Criminalità nigeriana

Criminalità cinese

Criminalità centroamericana/sudamericana

Criminalità rumena

Criminalità bulgara

Criminalità ex URSS

Altri fenomeni criminali stranieri

INFILTRAZIONI MAFIOSE NEGLI APPALTI PUBBLICI

RAPPORTI TRA LE VARIE MAFIE

RAPPORTI TRA MAFIE E MONDO DELLA POLITICA

ANALISI TERRITORIALE PER PROVINCIA

PROVINCIA DI BOLOGNA

2

PROVINCIA DI FERRARA

PROVINCIA DI FORLI’ CESENA

PROVINCIA DI MODENA

PROVINCIA DI PARMA

PROVINCIA DI RAVENNA

PROVINCIA DI REGGIO EMILIA

PROVINCIA DI RIMINI

INDICI

CONCLUSIONI

PROLOGO

La regione Emilia Romagna non è originariamente una terra di mafia e per

questo motivo parlare di tale argomento, fino a qualche tempo fa, non era affatto

semplice. La Regione, come altre del centro e del nord Italia, era considerata

“un’isola felice”. Chiunque provava ad affrontare tale argomento, spesso veniva

accusato di fare inutile allarmismo. Fortunatamente è cambiato il vento. In Emilia

Romagna c’è stata una vera e propria inversione di tendenza, probabilmente stimolata

anche dall’eccellente lavoro di molti Prefetti e delle Forze di Polizia.

Molti amministratori e politici sono diventati consapevoli della gravità della

situazione che si è creata sul territorio regionale. Purtroppo, questo risveglio della

coscienza non si è realizzato in altre Regioni.

In Emilia Romagna è stata sollecitata, addirittura, la costituzione di un

Ufficio della Direzione Investigativa Antimafia, cosa che è avvenuta nello scorso

mese di giugno con l’apertura della Sezione Operativa DIA di Bologna.

La Regione è stata considerata terra di conquista e, quindi, molto appetibile,

soprattutto, perché tra le più ricche della penisola.

Le consorterie malavitose hanno manifestato una crescente tendenza a

ramificare la propria presenza anche in territori tradizionalmente estranei al proprio

ambito di attività.

Le infiltrazioni criminali – facilitate anche dai mafiosi che furono mandati in

soggiorno obbligato, che si sono trasferiti con le proprie famiglie, radicandosi nelle

zone di confino – hanno raggiunto livelli di colonizzazione in molte zone della

Regione.

Se dovessimo fare un’analisi sociologica del fenomeno, potremo affermare,

quasi con certezza, che le organizzazioni criminali sono riuscite a penetrare e

radicarsi nel territorio sfruttando e approfittando del carattere estroverso e

accogliente del popolo emiliano e romagnolo.

Questo aspetto, a nostro parere, ha giocato un ruolo rilevante rispetto, ad

esempio, a ciò che è avvenuto nella vicina Toscana, dove gli abitanti sono

sicuramente più “guardinghi” e introversi.

Le organizzazioni criminali, negli anni, si sono spartite il territorio dell’Emilia

Romagna.

Nel mese di gennaio 2012, in proposito, durante l’apertura dell’anno

giudiziario, il Procuratore Generale parla esplicitamente “della raggiunta pace

mafiosa tra i diversi gruppi finalizzata a un’equa spartizione del territorio e degli

affari”;

Agli inizi, questa suddivisione di zone è stata anche decisa da azioni cruente.

Negli ultimi anni, dopo che sono state acclarate le gerarchie e le egemonie, le

mafie hanno, in parte, ma visibilmente archiviato i metodi criminali violenti, e hanno

deciso di lavorare “sotto traccia”, stabilendo una sorta di pax, costituendo anche

alleanze e collaborazioni, realizzando vere e proprie holding imprenditoriali.

I sodalizi criminali sono, così stati in grado di aggiudicarsi, stabilmente, gli

appalti ed acquisire le concessioni.

I rischi di inquinamento dell’economia legale hanno raggiunto livelli

inquietanti. Oramai, nessun territorio può ritenersi permeabile all’avanzata dei clan.

Anche la presenza di organizzazioni criminali straniere, oramai è un dato di

fatto.

Si sono evidenziati gruppi criminali composti da albanesi, rumeni, bulgari,

cinesi, magrebini, nigeriani e di altre etnie, dediti al traffico e spaccio di sostanze

stupefacenti, al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, al

favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, all’usura, all’estorsione, alle truffe

telematiche mediante la clonazione di carte magnetiche e ai reati predatori.

Inoltre, si sono moltiplicate le organizzazioni multietniche, composte anche da

italiani, che si sono mostrate attive nella commissione di quei reati che, per loro

natura, necessitano di una più strutturata organizzazione.

Appare evidente che le organizzazioni criminali, presenti sul territorio, sono

in una fase evolutiva che punta, soprattutto, ad estendere gli interessi in zone

“controllate” da altri sodalizi, stipulando accordi di scambio reciproco.

Per questo motivo, servono più che mai strumenti di collaborazione condivisi

tra le istituzioni.

Dando un’occhiata alle statistiche pubblicate dalla relazione del secondo

semestre della Direzione Investigativa Antimafia, si rileva la sussistenza di un

numero consistente dei cosiddetti “reati spia”, cioè commessi con metodi

chiaramente mafiosi.

In particolare, nel documento, sono segnalati:

_ 9 attentati;

_ 221 danneggiamenti seguiti da incendio;

_ 301 incendi;

_ 1.149 rapine.

Anche il quadro che emerge dalle infiltrazioni criminali nell’economia legale

non è certo rassicurante:

_ Numero operazioni sospette pervenute 1.302, con incidenza percentuale a

livello nazionale del 9,22%;

_ 43 reati di riciclaggio segnalati all’A.G nell’anno 2011 (168 persone

denunciate e 26 persone arrestate);

_ 2 reati di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita nell’anno

2011 (9 persone denunciate, 1 persona arrestata).

Importanti sono i dati relativi ai reati di usura e al racket delle estorsioni,

verificatisi in ER nel 2011:

_ 226 reati di estorsione, con 161 soggetti stranieri denunciati;

_ 12 reati di usura, con 3 soggetti stranieri denunciati.

Altro dato interessante emerge dal XXI Rapporto sulla falsificazione dell’euro

reso noto dall’UCAMP – Ufficio Centrale Antifrode dei Mezzi di Pagamento del

Dipartimento del Tesoro, analizzando i numeri relativi alle banconote rinvenute nel

territorio nazionale sotto una chiave regionale, mette l’Emilia Romagna al sesto

posto, con 6.781 banconote sequestrate.

Anche i dati che si rilevano sulle ecomafie non sono assolutamente consolanti.

Da quanto emerge dalle statistiche delle Forze dell’Ordine, inserite nel

Rapporto di Legambiente del 2011, l’Emilia Romagna, con 219 infrazioni, 53

sequestri e 331 persone denunciate, è undicesima nella classifica dell’illegalità nel

ciclo del cemento, dodicesima per reati legati al ciclo dei rifiuti: 238 infrazioni, 300

persone denunciate, 101 sequestri giudiziari effettuati. Altra statistica molto negativa

per la regione Emilia Romagna è quella dell’archeomafia.

Nella classifica italiana si trova al 5° posto, l’8,7% del totale. Bologna è la

prima fra le province emiliane con 52 infrazioni sul cemento e 55 sui rifiuti In Italia.

In Regione vi è anche un consistente numero di beni confiscati alle mafie.

Come si rileva dal sito http://www.benisequestraticonfiscati.it dell’Agenzia Nazionale

per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla

criminalità organizzata, i beni confiscati presenti nelle Province della Regione sono

109, più del doppio della Toscana (53),

Occorre tener presente, altresì, che la vicinanza della Repubblica di San

Marino (si vedano i “Report sulla Mafia a San Marino 2011/2012” –

www.antoninocaponnetto.it e stopmafia.blogspot.com), ha avuto un ruolo

rilevante sugli interessi in Regione delle mafie.

Infine non bisogna dimenticare, per la gravità del gesto simbolico, le minacce

di stampo mafioso che sono pervenute al Prefetto di Reggio Emilia, Antonella De

Miro, al Giudice del Tribunale di Modena Lucia Musti e al giornalista Giovanni

Tizian.

Di seguito si elencano alcune vicende più rilevanti che hanno interessato la

regione Emilia Romagna:

_ Novembre 2010, sono state eseguite undici ordinanze di custodia cautelare

dalla Polizia di Stato che ha sgominato una banda, composta da fiancheggiatori

della ex ‘mafia’ del Brenta, specializzata in assalti a laboratori orafi e furti con

l’uso di esplosivi di casse continue di banche, uffici postali e ipermercati di

Veneto, Friuli Venezia Giulia, Molise, Marche, Lombardia e Emilia Romagna;

_ Novembre 2010, un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 47

indagati, tra esponenti di spicco di “cosa nostra” e amministratori, è stata

eseguita dai Carabinieri del ROS tra Sicilia, Lazio, Toscana, Emilia Romagna

e Friuli Venezia Giulia. I militari dell’Arma hanno anche sequestrato beni per

circa 400 milioni di euro, comprendenti l’intero circuito economico di imprese,

complessi commerciali, fabbricati e beni mobili dei sodalizi indagati. I reati

ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, omicidio, estorsioni e

rapine. Le indagini di Carabinieri del Ros hanno ricostruito le recenti

dinamiche di cosa nostra etnea, documentandone gli interessi criminali e le

infiltrazioni negli appalti pubblici, mediante una capillare rete collusiva nella

pubblica amministrazione;

_ Febbraio 2011, operazione “Eurot”, i Carabinieri hanno compiuto 17 ordini di

custodia cautelare, nell’ambito di un’operazione contro un maxi traffico di

indumenti usati che aveva la base operativa a Prato, e articolata in Campania,

Toscana ed Emilia Romagna. L’ affare era gestito proprio da uomini del clan

della camorra “Birra-Iacomino”. L’attività investigativa ha permesso di

individuare gli autori dell’omicidio di Ciro Cozzolino, ucciso perché aveva

assunto il predominio nel commercio degli abiti usati nella zona di

Montemurlo, ritagliandosi un ruolo autonomo e intralciando, di fatto, le attività

commerciali dei clan camorristici Birra-Iacomino e Ascione-Suarino, attivi

nella zona di Ercolano;

_ Aprile 2011, operazione “Pizzo del diavolo”, la Polizia di Stato di Rovigo ha

arrestato 16 persone di origine albanese e marocchina, responsabili di un vasto

traffico di cocaina e hashish che, oltre in Veneto, interessava anche la

Lombardia e l’Emilia Romagna;

_ Giugno 2011, operazione “Ghibli”, si è conclusa con la richiesta di conferma

di undici condanne, già emesse in primo grado, nel giudizio d’appello a carico

di presunti affiliati ai clan di ‘ndrangheta del Crotonese. L’operazione

“Ghibli” scattò la notte del 20 aprile 2009 tra la Calabria e l’Emilia Romagna

per l’esecuzione di 20 ordinanze di custodia cautelare in carcere e numerosi

sequestri per un valore di 30 milioni di euro, al culmine dell’inchiesta diretta a

ricostruire la sanguinosa guerra fra gli “Arena” e i “Nicoscia”;

_ Luglio 2011, operazione “Money”, i Carabinieri del Raggruppamento

Operativo Speciale di Catanzaro hanno arrestato 10 persone, ritenute

partecipanti ad un’organizzazione criminale legata alla ‘ndrina “Mancuso”

di Limbadi (VV), dedita al narcotraffico e al riciclaggio dei proventi illeciti.

Le attività investigative hanno evidenziato che parte dei ricavi sono stati

riciclati grazie alla mediazione di soggetti originari dell’Emilia Romagna e

della Repubblica di San Marino, presso istituti di credito di quello Stato;

_ Agosto 2011, operazione “Artù”, la Guardia di Finanza di Locri (RC), sotto la

direzione della DDA di Reggio Calabria, ha bloccato una colossale operazione

di riciclaggio di denaro, messa in atto attraverso l’intermediazione di esponenti

di spicco della ‘ndrangheta reggina e di “cosa nostra” siciliana. Venti

persone – tra cui alcune residenti in Emilia Romagna (2 a Bologna, 2 a Reggio

Emilia, 2 a Modena) – sono state tratte in arresto in tutta Italia con l’accusa di

associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, alla truffa e alla

falsificazione di titoli di credito;

_ Settembre 2011, operazione “Staffa”, la DIA, con l’ausilio dell’Arma dei

Carabinieri e della Polizia di Stato, ha arrestato 28 persone, indagate, a vario

titolo, per associazione di stampo mafioso , rapina, sequestro di persona, porto

abusivo di armi e riciclaggio. Inizialmente, le investigazioni sono state

condotte nei riguardi di un sodalizio capeggiato da una figura di spicco della

camorra napoletana e, in una seconda fase, sono state allargate ad un gruppo

criminoso operante sul territorio nazionale, in Emilia Romagna e nella

Repubblica di San Marino, specializzato nel reimpiegare/riciclare il denaro

proveniente dalle illeceità di varie organizzazioni. In particolare, dopo che le

indagini hanno consentito di individuare precise responsabilità in capo agli

indagati e raccogliere numerosissimi riscontri investigativi in merito alla

consumazione di ben 16 rapine perpetrate a Napoli, la DIA ha documentato il

reimpiego di circa 5 milioni di euro, realizzato nella Repubblica di San Marino

per conto di più gruppi di criminalità organizzata, due associazioni della

camorra (Stolder e Vallefuoco) e di cosa nostra (famiglia dei Fidanzati);

_ Settembre 2011, operazione “Apogeo”, sviluppata tra Campania, Toscana,

Umbria, Emilia Romagna e Marche, i Carabinieri del ROS, coadiuvati dai

militari del GICO della Guardia di Finanza, hanno disarticolato

un’organizzazione criminale dedita a truffa aggravata, riciclaggio, bancarotta

fraudolenta, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, con

l’aggravante di aver agevolato le attività del cartello dei casalesi. Nella fase

finale dell’indagine è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in

carcere nei confronti di 16 indagati e un sequestro preventivo dei beni, per un

valore stimato di oltre 100 milioni di euro;

_ Novembre 2011, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno

eseguito 30 arresti, perquisizioni e sequestri nelle regioni Calabria, Lombardia,

Emilia Romagna, Sicilia, Puglia e Lazio nei confronti dei componenti di una

ramificata organizzazione criminale riconducibile alla ‘ndrangheta

calabrese, responsabile dell’importazione di ingenti carichi di cocaina dal

Sudamerica, approvvigionati direttamente dai cartelli colombiani produttori

dello stupefacente. Il gruppo criminale introduceva la droga in Italia

occultandola in container con merce legale, trasportati dal Sudamerica da navi

mercantili per conto di ditte di import – export costituite “ad hoc”. Nel corso

dell’indagine, in pochi mesi, i militari del Nucleo Investigativo hanno

intercettato due container inviati dall’organizzazione criminale, sequestrando

2.200 kg di cocaina presso i porti di Gioia Tauro e Livorno. Altri 400 kg erano

stati sequestrati dalla Polizia colombiana a Bogotà;

_ Dicembre 2011, operazione “Attaccabottone”, la Guardia di Finanza di Napoli

ha eseguito, sul territorio della Regione Campania e Basilicata, un

provvedimento di sequestro preventivo nei confronti dei componenti di diverse

ed articolate associazioni per delinquere operanti in Napoli e provincia, con

ramificazioni nelle Marche, Emilia Romagna, Lombardia e Sicilia, dedite alla

illecita produzione e commercializzazione di ingenti quantitativi di calzature,

capi di abbigliamento ed accessori recanti noti marchi d’impresa contraffatti.

Nelle operazioni, le Fiamme Gialle del capoluogo partenopeo hanno proceduto

al sequestro di beni immobili, mobili registrati e polizze vita, per un valore

complessivo stimato in circa 3.000.000 di euro;

_ Marzo 2012, il GICO della Guardia di Finanza ha arrestato 23 persone in odore

di ‘ndrangheta e sequestrato beni per 5 milioni di euro in Lombardia e Emilia

Romagna;

_ Gennaio 2012, i Carabinieri del Comando Provinciale di Chieti, coadiuvati dai

colleghi di diverse regioni italiane, hanno eseguito 63 ordini di custodia

cautelare, di cui 48 in carcere, nell’ambito di un’operazione antidroga. Gli

arresti sono stati eseguiti in sei regioni italiane, ed in particolare, in Abruzzo,

Molise, Puglia, Campania, Lazio ed Emilia Romagna;

_ Gennaio 2012, il portone d’ingresso di una casa vinicola a Nicotera, nel

vibonese, è stato dato alle fiamme da ignoti . L’azienda, che ha sede in Emilia

Romagna, è amministrata da un imprenditore che opera nel settore

dell’imbottigliamento delle acque minerali, rimasto vittima di intimidazioni nei

mesi scorsi. In particolare, ad ottobre, sono stati sparati 14 colpi di pistola

contro il portone della sua abitazione e contro il garage e poi, in un’altra

occasione, altri 29 colpi contro i magazzini della società. Per quegli attentati, i

carabinieri hanno arrestato due giovani ritenuti vicini alla cosca “Mancuso” di

Limbadi, con l’accusa di tentata estorsione e danneggiamento.

Crediamo utile segnalare, infine, la presenza di soggetti campani dediti al gioco

delle tre carte in alcuni autogrill della regione.

CRIMINALITA’ MAFIOSA CALABRESE

In Regione è acclarata la presenza di numerosi affiliati o contigui alle ‘ndrine

calabresi. L’Emilia Romagna non è stata esente da fatti di sangue legati a faide tra

clan. Emblematico è il caso dei cutresi. In sintesi: a partire dagli anni ’50 una folta

comunità di Cutro scelse di trasferirsi in provincia di Reggio Emilia per lavorare e

realizzarsi onestamente. La città emiliana ha dedicato ai lavoratori emigranti il Viale

Città di Cutro, un riconoscimento a coloro i quali hanno arricchito economicamente e

culturalmente la provincia. A Reggio Emilia, negli anni ’80, venne confinato il boss

di Cutro, Antonio Dragone. Nella vicina Brescello era soggiornante il concittadino

Nicolino Grande Aracri, capo dell’omonima ‘ndrina. I due furono amici ed alleati

sino alla fine degli anni ’90, fino allo scoppio della faida, che durò diversi anni, con

diversi omicidi, alcuni perpetrati in provincia di Reggio Emilia. Il culmine si tocco la

sera del 12 dicembre 1998, allorché quattro killers lanciarono una bomba a mano in

un bar del centro storico di Reggio Emilia, notoriamente frequentato da calabresi. Nel

locale, dove erano presenti anche molti ragazzini, fu sfiorata la strage e ci furono 10

persone ferite. Un rilevante contributo, per far luce sull’intera vicenda, è stato dato

dal pentito Angelo Salvatore Cortese, all’epoca, braccio destro di Grande Aracri e reo

confesso di alcuni omicidi.

Nella faida ebbe un ruolo primario anche il noto Paolo Bellini di Reggio

Emilia, inteso come la “primula nera”, militante di gruppi di estrema destra.

L’espansionismo della ‘ndrangheta mira anche al capoluogo, come dimostra

l’arresto, avvenuto nel 2010 a Bologna, di Nicola Acri, considerato il capo della

‘ndrina di Rossano Calabro.

Le organizzazioni criminali calabresi operano prevalentemente nel riciclaggio

di danaro, nella spendita di danaro contraffatto, nelle estorsioni, nell’usura, nella

detenzione e traffico di armi, e nel traffico e spaccio di sostanze stupefacenti

provenienti dal Sud America, da Paesi europei e dall’Australia. Nel campo degli

stupefacenti la ‘ndrangheta ha stipulato alleanze con gruppi criminali allogeni.

Come detto, un altro dato oggettivo emerso, soprattutto dai vari interventi effettuati

dai Gruppi Interforze istituiti presso le Prefetture, sono i numerosi tentativi di

infiltrazione della criminalità calabrese nel settore degli appalti pubblici. Uno degli

aspetti più allarmanti e che, in alcune circostanze, è stato appurato anche il

coinvolgimento di imprenditori locali.

L’attenzione che è stata posta sul fenomeno dai vari interventi eseguiti dai

Gruppi Interforze delle Prefetture dell’Emilia Romagna, probabilmente, costringerà i

gruppi criminali calabresi a trovare nuovi espedienti, per rendere ancora più difficile

le investigazioni volte alla ricerca delle società in odore di mafia. Sarà ancora più

spasmodica la ricerca di prestanome, magari stranieri e di etnie “tranquille”, per

celare, in maniera più efficace, la penetrazione nell’economia legale.

In regione è stata riscontrata la presenza e l’operatività di numerose cosche, di

cui si parlerà più avanti nel capitolo “Analisi territoriale per provincia”.

Possiamo concludere affermando che la criminalità calabrese è quella che ha

subito la trasformazione più rilevante, riuscendo a penetrare nel territorio della

Regione in maniera più efficace, trasferendo e inserendo nella società i cosiddetti

“colletti bianchi”.

Concludiamo questo capitolo con la citazione all’ex Procuratore Distrettuale di

Reggio Calabria, Dr. Giuseppe Pignatone, pubblicata su Il Sole 24 ore, del

23.08.2011: “Possiamo arrestare migliaia di affiliati ma l’Italia non si libererà della

‘ndrangheta se non cambiamo la società e la politica, e non solo in Calabria” .

CRIMINALITA’ MAFIOSA SICILIANA

La mafia siciliana, nonostante abbia utilizzato, da tempo, la strategia del

“mimetismo”, conferma la sua pericolosità nell’ambito della gestione d’impresa,

prediligendo le attività dell’edilizia e del commercio.

Forti sono gli interessi della criminalità siciliana negli appalti pubblici, nel

riciclaggio e nel campo del traffico di sostanze stupefacenti.

Non sono molti i casi dove sono emersi interessi di “cosa nostra” nella regione,

e questo dimostra l’efficacia del “camaleontismo” raggiunta dall’organizzazione

criminale, ma quei pochi rilevati, dimostrano l’assoluta rilevanza che riveste la mafia

siciliana.

Emblematici sono i casi che si sono verificati nel corso dell’anno 2011.

La DIA ha individuato un’impresa, operante nella provincia di Ferrara e con

sede legale a Palermo, collegata ad esponente delle famiglie mafiose di Partinico e

San Giuseppe Jato. Nei confronti della società è stato emesso un provvedimento

interdittivo antimafia.

Nel mese di gennaio 2011, il G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Palermo,

nell’ambito dell’Operazione “Golem I”, ha eseguito diversi provvedimenti di

sequestro di beni, dal Tribunale di Trapani, con il fine di disarticolare il reticolo di

fiancheggiatori del latitante Matteo Messina Denaro. Tra i beni sequestrati figurano

anche un conto corrente bancario, due libretti postali e un appartamento di proprietà

di un soggetto residente a Piacenza.

Nel mese di febbraio, la Squadra Mobile di Ragusa, nell’ambito

dell’Operazione “Rewind”, ha arrestato 39 persone facenti parte di tre organizzazioni

criminali, dedite al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’operazione , ha

interessato anche l’Emilia Romagna, in particolare, le province di Parma e Reggio

Emilia.

Sempre nel mese di febbraio 2011, la Guardia di Finanza di Agrigento, ha

proceduto al sequestro di beni mobili e immobili siti nelle province di Agrigento e

Parma (fra cui sei imprese operanti nel campo della produzione del cemento, del

movimento terra e del trasporto), appartenenti ad esponenti della famiglia Panepinto

di Bivona (AG), ritenuti vicini a “cosa nostra”, condannati per associazione mafiosa e

estorsione.

CRIMINALITA’ MAFIOSA CAMPANA

Anche in questo caso, la presenza di persone affiliate o contigue alla

criminalità organizzata campana è riconducibile, soprattutto, alla misura del

soggiorno obbligato.

I clan camorristici presenti in Regione si sono messi in evidenza in attività di

traffico e smaltimento illecito di rifiuti, di estorsione e usura, di traffico e spaccio di

sostanze stupefacenti, di riciclaggio di danaro di provenienza illecita, di assistenza e

favoreggiamento alla latitanza di soggetti colpiti da provvedimenti restrittivi, di

gestione delle scommesse e delle bische clandestine, di penetrazione nell’economia

legale attraverso l’alienazione e/o costituzione di attività imprenditoriali edili o di

costruzioni generali, con l’obiettivo di acquisire appalti pubblici.

Un ruolo assai rilevante lo svolge il clan dei “casalesi”, in particolare, sotto il

profilo di “imprenditoria criminale”. Il gruppo è dotato di importanti capacità

tecnico-imprenditoriali, che lo facilita nelle aggiudicazioni degli appalti e nelle

acquisizioni delle concessioni, non solo nell’area casertana, ma anche in territori

extraregionali non storicamente condizionati dall’endemica presenza della criminalità

camorristica, quali, appunto, quello dell’Emilia Romagna.

La malavita campana è presente in molte zone della Regione ed elementi legati

a Francesco Schiavone, alias ‘Sandokan’, il capo supremo dei “casalesi”, sono

presenti a Bologna.

Sintomatico della capacità pervasiva della criminalità organizzata campana

sono le operazioni di seguito citate.

Con l’operazione “Golden Goal 2”, i Carabinieri di Torre Annunziata (NA)

hanno stroncato un giro di affari di milioni di euro nel settore delle scommesse

sportive gestito dal clan “D’Alessandro – Di Martino”. Il raggio d’azione

dell’organizzazione criminale aveva ramificazioni anche fuori dalla Campania, grazie

allo stabile coinvolgimento di due soggetti operanti in una società concessionaria

dello Stato per la raccolta e la gestione di scommesse. Inoltre è emerso il tentativo di

espandere gli affari anche in Emilia Romagna tramite la gestione occulta di agenzie

di scommesse. Uno di questi centri scommesse era stato aperto a Rimini.

CRIMINALITA’ MAFIOSA PUGLIESE

La “sacra corona unita” e le organizzazioni criminali pugliesi non svolgono

un ruolo di primissimo piano in Emilia Romagna. La loro presenza è legata,

soprattutto, in modo indiretto, ad azioni criminali svolte in collaborazione con

soggetti stranieri, più che altro, albanesi o dell’Est europeo.

L’attività principale delle cosche pugliesi è il traffico e lo spaccio di sostanze

stupefacenti. Si è instaurata un’egemonia in alcune località turistiche emilianoromagnole,

soprattutto nella zona di Rimini.

E’ stata riscontrata, altresì, sempre nel campo degli stupefacenti, la presenza

della famiglia “Zonno” nella provincia di Modena.

La presenza e gli interessi in Regione della SCU si rileva anche dall’indagine

del settembre 2011, nel corso della quale i Carabinieri e le forze speciali della

Polizia albanese, hanno catturato nove boss della “sacra corona unita” . Gli arresti

sono scaturiti da un’indagine condotta dal Ros, iniziata nel 2007, sul clan Vitale di

Mesagne (Brindisi), facente capo ad Antonio Vitale, ritenuto esponente di vertice

della SCU brindisina e diretta emanazione del capo storico Pino Rogoli. Tutti gli

arrestati, fra i quali Albino Prudentino – che il 1 ottobre avrebbe dovuto inaugurare

un casinò a Valona – sono accusati di aver ricostituito la struttura di vertice della

SCU fondata da Giuseppe Rogoli. Il gruppo aveva assunto un ruolo centrale nel

traffico di cocaina, avvalendosi per gli approvvigionamenti di due autonomi canali in

Piemonte e Calabria. La droga veniva poi distribuita con un’articolata rete di spaccio

in Puglia ed Emilia Romagna.

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA STRANIERA

La criminalità straniera è in continua evoluzione e il suo radicamento nel

tessuto sociale, economico e imprenditoriale dell’Emilia Romagna, è sempre più

efficace e penetrante. Quasi sempre i capitali accumulati sono reinvestiti nei Paesi di

provenienza, utilizzando il sistema del “money transfer”.

L’aspetto che deve essere messo in evidenza è la capacità di operare in

sinergia con soggetti provenienti da diverse etnie, ed anche con sodalizi criminali

italiani, con il fine di ottimizzare i profitti illeciti.

Questi veri e propri “patti” sono stati attuati, in prevalenza, per le attività

criminali più articolate, quali il narcotraffico, la tratta di esseri umani, il

favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, ed il riciclaggio di danaro di

provenienza illecita.

Rilevante il numero di reati associativi (50) commessi da organizzazioni

straniere nel secondo semestre 2011.

Non va assolutamente sottovalutato, altresì, l’impatto sui cittadini

dell’aumento dei reati cosiddetti predatori, di cui, in molti casi, gli autori sono

soggetti provenienti da paesi sia comunitari sia extracomunitari.

Criminalità albanese

La criminalità di origine albanese è presente in Emilia Romagna da diversi anni

ed in maniera piuttosto ramificata.

Le statistiche riportate nella relazione semestrale della DIA indicano

percentuali, su scala nazionale, pari al 7,4% di cittadini albanesi segnalati per reati

associativi nella Regione.

I sodalizi criminali albanesi si contraddistinti nell’essere specializzati in ogni

gamma di attività criminale, ed hanno palesato la tendenza a trasformarsi in

autentiche associazioni di tipo mafioso. Anche i gruppi criminali albanesi si sono

evidenziati per aver stipulato alleanze con organizzazioni italiane e straniere,

soprattutto, nelle attività del narcotraffico e di tutti i reati ad esso collegato, del

favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, del favoreggiamento

dell’immigrazione clandestina, tratta degli esseri umani.

Numerosi sono anche i reati contro il patrimonio e la persona commessi da

cittadini albanesi.

Criminalità nordafricana

L’incidenza dei reati associativi commessi da cittadini nordafricani in Emilia

Romagna è pari al circa 2% su scala nazionale (relazione della DIA, relativa al

secondo semestre 2011).

Sono diversi anni che gente proveniente dal Nord Africa si è insediata in vaste

zone del territorio dell’Emilia Romagna.

La criminalità nordafricana opera soprattutto nei settori del traffico e dello

spaccio di sostanze stupefacenti, del favoreggiamento e sfruttamento della

prostituzione, del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e della tratta degli

esseri umani, furto e riciclaggio di autovetture a livello internazionale.

Per quanto riguarda il narcotraffico, i sodalizi criminali sono organizzati in

modo da mantenere costante il rapporto con connazionali residenti nei Paesi europei,

al fine di favorire il transito delle sostanze stupefacenti provenienti dall’Africa,

Anche nel caso della criminalità organizzata nordafricana sono stati riscontrati

casi i collaborazione nelle attività illecite con gruppi appartenenti ad altre etnie, ed

anche con quelli italiani.

Non sono mancati conflitti, scaturiti anche con azioni violente, tra soggetti

provenienti dalla stessa etnia, per il controllo del mercato dello spaccio di sostanze

stupefacenti.

Anche per i nordafricani vale quanto detto per gli albanesi riguardo i “reati

predatori”.

Criminalità nigeriana

Le statistiche riportate nella relazione semestrale della DIA indicano

percentuali, su scala nazionale, pari al 2,8% di cittadini nigeriani segnalati per reati

associativi nella Regione.

La criminalità organizzata nigeriana è specializzata soprattutto nel traffico e

dello spaccio di sostanze stupefacenti, nel favoreggiamento e sfruttamento della

prostituzione, nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e nella tratta degli

esseri umani. I nigeriani sono attivi anche nei settori dell’abusivismo commerciale

ambulante e della vendita di merce contraffatta.

Dalle indagini delle Forze di Polizia emerge, anche in questo caso, una sorta di

collaborazione negli “affari sporchi”, con gruppi di altre nazionalità, compresa quella

italiana.

Criminalità cinese

Negli ultimi anni sono aumentate le presenza nell’Emilia Romagna.

La criminalità organizzata cinese, rispetto ad altre realtà, non è radicata in tutta la

Regione.

Opera, soprattutto, nel mercato della contraffazione, nel traffico di sostanze

stupefacenti, nel favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, sfruttamento di

manodopera clandestina, nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e della

tratta degli esseri umani, nell’evasione fiscale, nella gestione di bische clandestine,

frequentate quasi esclusivamente da giocatori cinesi.

Il numero delle imprese con titolari cinesi è lievitato negli ultimi tempi. Queste

aziende vanno a sostituire soprattutto quelle gestite da italiani. Nella maggior parte

dei casi si tratta di piccole imprese artigiane che operano nell’indotto del tessile.

Queste società, per mantenere basso il loro costo di produzione, si avvalgono di

manodopera a nero, composta da connazionali immigrati clandestinamente. Inoltre,

queste aziende, molto spesso, si dedicano alla produzione di merce contraffatta o

comunque non conforme alle normative europee, la cui realizzazione non avviene

esclusivamente in Italia, ma viene anche importata dalla Cina e poi messa in

commercio nella miriade di negozi gestiti da cittadini cinesi.Va ricordato, altresì, che

la maggioranza delle attività commerciali cinesi, sono condotte violando

sistematicamente le normative tributarie, previdenziali e quelle sulla sicurezza dei

luoghi di lavoro.

I prodotti con marchi contraffatti sono immessi nel mercato della regione, in

particolar modo, nei centri più importanti e, nel periodo estivo, sul litorale adriatico,

mediante l’utilizzo anche di venditori di altre etnie (senegalesi, nordafricani,

bangladesi, pakistani, indiani e nigeriani).

Tutto ciò favorisce, inevitabilmente, l’interesse dei gruppi criminali cinesi, i

quali operano anche in maniera cruenta tra loro, con lo scopo di accaparrarsi il

controllo del territorio.

Va anche detto che stanno aumentando le rapine, commesse da gruppi di

giovani cinesi, ai danni di imprenditori connazionali.

Criminalità centroamericana/sudamericana

L’Emilia Romagna è al quarto posto dopo Lombardia, Calabria e Liguria per

la presenza di cittadini centroamericani/sudamericani segnalati per reati associativi

nella Regione, con un 10,4% su scala nazionale.

La Regione, da anni , è divenuta una meta di molti immigrati provenienti da

paesi dell’America Latina.

Accanto all’interesse per il mercato criminale degli stupefacenti, è rilevante

anche il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione ed al favoreggiamento

dell’immigrazione clandestina.

L’attività operativa di un gruppo di brasiliani è stata messa in luce

dall’inchiesta denominata “Babado”, condotta, nel mese di ottobre 2011, dalla

Polizia di Stato di Reggio Emilia e dall’Ufficio di Polizia di Frontiera Aerea

dell’Aeroporto di Forlì. Nel corso dell’operazione è stata arrestata una cittadina

brasiliana, ritenuta responsabile di favoreggiamento e sfruttamento della

prostituzione. La donna faceva giungere giovani ragazze dal Brasile attraverso la

frontiera aerea di Forlì, da dove, mediante falsi visti d’ingresso, le distribuiva nei vari

locali notturni della Regione.

In questi ultimi anni si sta assistendo ad una vera e propria evoluzione dei

comportamenti di questi migranti. Se prima non erano soliti farsi notare per attività

di carattere illegale, ora si assiste ad un mutamento che vede, sempre più persone,

originarie di quei Paesi, coinvolte in reati che possono andare da quelli meramente

predatori sino ad arrivare a quelli a carattere associativo.

La criminalità organizzata centroamericana/sudamericana collabora

fattivamente anche con altri sodalizi stranieri e italiani, soprattutto, nella gestione

del narcotraffico proveniente dall’America Latina.

In merito, nel mese di marzo 2011, con l’operazione “Los Ceibos”, la

Squadra Mobile di Bologna e i Carabinieri di Milano, arrestarono 4 persone, di

origine sudamericana (ecuadoriani, colombiani e peruviani), altre 4 non furono

rintracciate, per traffico di sostanze stupefacenti. L’organizzazione, oltre a rifornire di

sostanze stupefacenti anche alcuni gruppi criminali autoctoni (tra queste la famiglia

Barbaro di Platì), operava in Italia e in Europa.

L’area territoriale maggiormente interessata dal traffico di stupefacenti posto

in essere da sodalizi sudamericani corrisponde alle regioni Lombardia, Liguria ed

Emilia Romagna, come emerso dall’operazione denominata “Shut up”, conclusasi a

Milano con l’esecuzione, da parte della Guardia di Finanza, di un provvedimento

cautelare nei confronti di 41 soggetti, tra cui italiani e colombiani, ritenuti

responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di

stupefacenti tra Colombia e Italia, falsificazione di documenti, corruzione,

riciclaggio, ricettazione, trasferimento fraudolento di valori, truffa, detenzione di

armi e munizioni.

Criminalità rumena

In Emilia Romagna sono stati segnalati l’1,8% cittadini romeni reati

associativi su scala nazionale. La loro presenza si è rafforzata, inevitabilmente, con

l’entrata del Paese nell’Unione Europea.

Le organizzazioni criminali rumene sono molto attive nel narcotraffico e

nello spaccio di sostanze stupefacenti, nel favoreggiamento e sfruttamento della

prostituzione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e tratta degli esseri

umani.

I gruppi criminali specializzati nel favoreggiamento e sfruttamento della

prostituzione, costringono giovani donne provenienti dai paesi dell’est europeo – che

giungono in Italia con la promessa di una vita migliore – a prostituirsi, subendo

violenze e minacce, spesso rivolte anche ai propri familiari.

Per quanto riguarda la tratta degli esseri umani, questi gruppi sono molto

attivi nel business dei mendicanti disabili. Nei centri cittadini, infatti, spesso si notano

persone che, esibendo le loro gravissime menomazioni, chiedono l’elemosina. Sono

costretti a stare sui marciapiedi dalla mattina alla sera, in estate e inverno. Poiché, la

maggior parte di questi, non riescono neanche a muoversi, nei loro pressi,

solitamente, stazionano anche i loro “guardiani”. E’ un evidente caso di sfruttamento.

Non c’è dubbio che dietro tutto questo possa esserci un racket gestito da

un’organizzazione criminale, un sistema questo che però, purtroppo, passa

inosservato.

Le organizzazioni che sfruttano gli handicappati li precettano nei paesi

d’origine per portarli in Italia dove versano il 50% a chi li inserisce nei punti

strategici delle città.

I sodalizi rumeni sono specializzati anche nello sfruttamento dei minori che,

spesso sono prelevati direttamente dagli orfanotrofi rumeni e messi a “lavorare” nel

cosiddetto “affare dei furti nei supermercati”. La merce rubata, su commissione,

viene mandata in Romania o rivenduta a commercianti conniventi.

Gruppi più ristretti si dedicano alla commissione di reati predatori, in

particolare, rapine in ville isolate, facendo molto spesso uso della violenza, furti, sia

in appartamenti sia in esercizi pubblici.

Si sono specializzati, anche, nelle truffe telematiche, mediante la clonazione

di carte bancomat e di credito e nel furto di metalli di valore.

Criminalità bulgara

Negli ultimi anni si assistendo ad un rafforzamento della presenza della

comunità Bulgara nel territorio della Regione. Con l’aumento delle presenze,

inevitabilmente, sono apparse le prime avvisaglie di fenomenologie di reati

riconducibili a soggetti bulgari.

Si sono, soprattutto, evidenziati perché inseriti in organizzazioni criminali

multietniche, dedite al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, al

favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, al favoreggiamento

dell’immigrazione clandestina e tratta degli esseri umani.

Come i soggetti di origine rumena, anche i bulgari costituiscono gruppi in

qualche caso anche con soggetti provenienti da altri paesi dell’est europeo, composti

da un numero esiguo di persone, specializzati in rapine in villa, in furti in

appartamenti e in esercizi pubblici, nella clonazione di carte bancomat e di credito e

nel furto di metalli di valore.

Criminalità ex URSS

La presenza di persone provenienti dall’ex URSS è abbastanza consolidata, da

anni, sul litorale adriatico.

In Emilia Romagna si sono messi in evidenza, soprattutto, soggetti di origini

moldave, costituiti in piccoli gruppi, molto attivi nei reati a carattere predatorio e

nelle estorsioni ai danni di alcuni loro connazionali.

Pur non essendo stata accertata la presenza di organizzazioni criminali vere e

proprie, non si può escludere che queste abbiano fatto investimenti nella regione,

soprattutto, considerata anche la favorevole vicinanza della Repubblica di San Marino.

Altri fenomeni criminali stranieri

In Regione sono venuti alla ribalta fatti commessi da persone appartenenti ad

altre etnie. Tra queste , occorre fare un inciso sulle seguenti.

La comunità senegalese è, soprattutto, attiva nella vendita della merce

contraffatta che avviene, in prevalenza, nei centri urbani che attirano il turismo per

quasi tutto il periodo dell’anno, in particolar modo a Bologna, e nei periodi estivi sul

litorale adriatico.

Non sono stati riscontrati gruppi composti da soggetti provenienti dal Senegal,

però, non si può escludere , così come è avvenuto in Liguria, che giovani senegalesi,

meno propensi alle fatiche dell’attività dell’ambulantato, possano entrar a far parte di

organizzazioni criminali, svolgendo, incarichi di controllo del territorio nel campo

dello sfruttamento della prostituzione , di corrieri nel narcotraffico e per la vendita al

dettaglio di sostanze stupefacenti.

I filippini sono molto attivi in Emilia-Romagna. Lo “shaboo”, la droga

devastante che proviene dalle Filippine, è introdotto in Italia, solitamente, dallo Stato

del sud-est asiatico attraverso l’Austria. In tali attività delittuose i filippini hanno

collaborato con cittadini italiani. La capacità di gestire settori illeciti diversificati

conferma l’evoluzione dei sodalizi filippini, con crescente, anche se non ancora

allarmante, interazione criminale con il Paese ospitante.

INFILTRAZIONI MAFIOSE NEGLI APPALTI PUBBLICI

Le organizzazioni mafiose, come oramai le cronache quotidiane ci raccontano,

hanno esteso i loro tentacoli su tutto il territorio nazionale e oltre.

In Emilia Romagna, purtroppo, sono suonati i campanelli di allarme.

Anche le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione

Investigativa Antimafia confermano il forte interesse e la presenza della criminalità

organizzata nella Regione.

Le mafie diventano una minaccia per la libera economia quando riescono a

trasformare i loro guadagni criminali in soldi puliti.

Il problema che si pone oggi è riuscire a contrastare le preoccupanti

acquisizioni immobiliari e di esercizi pubblici, nonché le frequenti sofisticazioni delle

gare d’appalto a causa delle organizzazioni criminali che tendono a propagarsi

nell’economia legale.

Le infiltrazioni mafiose presenti negli appalti pubblici, ormai, sono un dato di

fatto. La presenza di numerose stazioni appaltanti, la parcellizzazione dei contratti e

il ricorso eccessivo al subappalto, rende difficile, e qualche volta quasi impossibile,

un controllo efficace anche da parte delle stesse Forze dell’Ordine.

Vi è poi il problema del “massimo ribasso”. Cosa produce: un’alta percentuale

degli appalti sono vinti da imprese che provengono dal sud Italia. Naturalmente,

queste società non sono tutte infiltrate dalla criminalità organizzata. Occorre tener

presente però che l’ “impresa mafia spa” riesce ad accaparrarsi molti degli appalti

proprio con il sistema del massimo ribasso, presentando offerte inavvicinabili per le

altre imprese. La “mafia spa”, oltretutto, crea un sistema welfare (assunzione di

lavoratori provenienti dalle terre di origine), un consenso nelle regioni di provenienza

e un controllo del territorio nelle altre.

Molti amministratori sono convinti che con questo sistema si facciano

risparmiare i cittadini, dimenticandosi però altre questioni importanti.

Oltre a sottolineare che così facendo si rafforzano le associazioni mafiose, si devono

tener presente queste tre cose:

1. gli imprenditori onesti non potranno mai fare ribassi eccessivi, quindi, molti

di questi saranno costretti a chiudere;

2. nei cantieri dove lavorano le “imprese infiltrate” non sono mai rispettate le

norme della sicurezza nei luoghi di lavoro;

3. nella maggior parte dei casi sono utilizzati materiali scadenti e quindi le

costruzioni sono a rischio crollo.

Non c’è dubbio, quindi, che il sistema degli appalti pubblici di lavori, servizi e

forniture, necessità di essere riformato, verso la maggiore trasparenza nelle

procedure, oltre che verso il potenziamento ed efficacia dei controlli e delle verifiche.

In mancanza di ciò è necessario e importante che ognuno di noi si impegni per

rendere più facile il lavoro di coloro che, quotidianamente, cercano di contrastare tali

infiltrazioni.

Un nuovo impulso al sistema di monitoraggio lo hanno dato le innovazioni dei

cosiddetti “pacchetti sicurezza” e gli indirizzi emanati a tutte le Prefetture dall’ex

Ministro dell’Interno, Roberto Maroni. La possibilità di estendere i controlli a tutti gli

appalti pubblici (l’opera di monitoraggio della DIA e gli accessi ai cantieri proposti ai

Gruppi Interforze e disposti dai Prefetti potevano essere fatti per le grandi opere),

alle cave e torbiere, l’imput di creare una Banca Dati dove inserire tutte le società

colpite da provvedimenti interdittivi antimafia, la tracciabilità dei flussi finanziari,

sono un piccolo passo avanti per contrastare le infiltrazioni in questo settore.

L’aspetto positivo che ha contraddistinto l’Emilia Romagna rispetto alle altre

Regioni è l’acquisita consapevolezza della gravità del fenomeno. La sottoscrizione

dei protocolli d’intesa per la prevenzione dei tentativi d’infiltrazione della criminalità

organizzata e per una maggiore legalità nel settore degli appalti e concessioni di

lavori pubblici, avvenuta nelle città emiliane e romagnole è la dimostrazione pratica

della voglia di combattere e affrontare , con tutti gli strumenti previsti dalla normative

vigenti, questa grave questione.

Assolutamente rilevante è anche la costituzione della stazione unica appaltante

costituita in provincia di Bologna.

Numerose sono ad esempio le interdittive antimafia adottate dal Prefetto di

Reggio Emilia, Antonella De Miro, nei confronti di imprese per la sussistenza del

pericolo del condizionamento e dell’infiltrazione mafiosa.

Emblematico e di assoluta rilevanza è il provvedimento emesso dopo l’accesso

ispettivo ai cantieri ove erano in corso i lavori di realizzazione del 3° stralcio della

tangenziale di Novellara (RE). Nell’occasione furono adottate tre informative

interdittive antimafia tipiche nei confronti di altrettante società impegnate nella

realizzazione dell’opera.

L’attività di monitoraggio di imprese affidatarie di lavori pubblici in Reggio

Emilia era stata originata dalla Centro Operativo DIA di Firenze, nell’ambito

dell’attività. Gli accertamenti permisero di verificare che una società con sede a

Boretto e guidata dai componenti di una famiglia del luogo, era stata vittima di reato

nell’ambito dell’indagine denominata “Caronte”, svolta dalla Compagnia Carabinieri

di Cefalù (PA). La società era stata costretta, mediante l’intimidazione da parte di

“cosa nostra”, a concedere i lavori di trasporto materiali e movimento terra per la

gestione e la spartizione dei lavori edili a Parma a imprese imposte

dall’organizzazione criminale, così come prevedeva, tra l’altro, un accordo stipulato

tra le cosche siciliane e quelle calabresi.

Altro elemento significativo emerso era la presenza in cantiere di un cutrese

residente a Reggio Emilia, agli arresti domiciliari per il reato di usura, dipendente di

una società calabrese con sede a Roccabianca (PR), società che aveva acquisito

dall’impresa emiliana dei lavori in subappalto.

La suddetta società così come un consorzio con sede a Soragna (PR), altra ditta

in subappalto, sono società della famiglia Mattace di Cutro (KR), famiglia nella quale

alcuni membri, secondo gli investigatori, sarebbero affiliati di rilievo alla cosca

Grande Aracri.

Oltretutto, dall’inchiesta è emerso che taluni membri della famiglia emiliana

avevano frequentato anche elementi di spicco della criminalità organizzata.

Una volta acquisiti tutti i riscontri oggettivi, il Prefetto di Reggio ha emesso

l’informazione prevista dall’art 10 del DPR 252/1998, avendo riscontrato oggettivi

elementi per ritenere sussistente il pericolo di infiltrazioni mafiose tendenti a

condizionare le scelte e gli indirizzi dell’attività della impresa emiliana. Lo stesso

provvedimento è stato preso dal Prefetto di Parma nei confronti delle suddette ditte,

entrambi con sede legale in quella provincia.

Un aspetto della vicenda che deve necessariamente essere tenuto in

considerazione è la collaborazione consolidata tra elementi collegati alla criminalità

calabrese e siciliana con imprenditori del luogo, che a vittime si sono trasformate in

soci in affari.

L’opera di prevenzione contro le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici sul

territorio della Regione, provocherà, inevitabilmente, l’attivazione di nuovi

espedienti da parte di questi sodalizi come, ad esempio, il probabile utilizzo di

“prestanome” stranieri provenienti da Paesi considerati non a rischio criminalità, la

migrazione delle ditte in altre regioni, lo spostamento degli interessi dal pubblico al

privato.

RAPPORTI TRA LE VARIE MAFIE

L’Emilia Romagna essendo una terra che non ha dato origine a forme mafiose

è un luogo in cui vivono insieme varie forme di criminalità mafiosa ed organizzata. In

linea di massima, analizzando anche i fatti criminosi che si sono verificati nelle varie

province, le associazioni di tipo mafioso si sono suddivise il territorio della regione.

La raggiunta pax mafiosa tra i diversi gruppi criminali, diretta a un’equa

spartizione del territorio e degli affari, è stata sottolineata, durante l’apertura del

corrente anno giudiziario, dal Procuratore Generale di Bologna, Emilio Ledonne.

La regola principale di convivenza, quindi, è quella del non disturbarsi a

vicenda ed, anzi, in alcuni casi, di fare affari insieme.

RAPPORTI TRA MAFIE E MONDO DELLA POLITICA

Nella Regione tendenzialmente non sono state rilevate ingerenze consistenti da

parte delle associazioni mafiose nei confronti della classe politica locale.

Occorre, però, tener presente che il modus operandi delle mafie, soprattutto,

‘ndrangheta, cosa nostra e camorra, prevede “statutariamente” lo stretto legame con

la classe politica, ad ogni livello.

Merita di essere seguito con attenzione quanto avvenuto nel comune di

Serramazzoni in provincia di Modena.

Un aspetto particolare è quello che contraddistingue la provincia di Reggio

Emilia. In questo territorio, come detto, sin dagli anni ’80, si è insediata una cospicua

comunità cutrese e sono così numerosi i candidati a sindaco di Cutro vengono in

Emilia per curare la loro campagna elettorale.

Il compito primario dei partiti dell’Emilia Romagna è quello di vigilare

attentamente, per evitare ogni possibile ingerenza.

ANALISI TERRITORIALE PER PROVINCIA

PROVINCIA DI BOLOGNA

Non è affatto consolante la posizione in classifica ottenuta dalla classifica

stilata da Il Sole 24 Ore, in collaborazione con l’Associazione nazionale funzionari di

Polizia. Il capoluogo emiliano, infatti è terza in Italia per i reati denunciati nel primo

semestre 2010, superata solo da Milano e Torino. Dalla stessa analisi si rileva che la

provincia di Bologna, appare tra le più penalizzate, dietro Napoli, per i reati che

colpiscono le imprese, come l’usura, il riciclaggio, la contraffazione, i furti di veicoli

con merce, le truffe e le frodi informatiche, le estorsioni, i danneggiamenti seguiti da

incendi. La provincia di Bologna guadagna invece il primo posto assoluto per

quanto riguarda i furti in esercizi commerciali .

Lo studio conferma come la criminalità colpisca più duramente nelle aree

densamente popolate o con un’alta concentrazione di attività economiche e

infrastrutture.

Altra classifica affatto lusinghiera è quella sulla infiltrazione mafiosa al nord,

stilata dal procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso:

1) Milano.

2) Roma.

3) Bologna.

4) Torino.

5) Genova e Firenze.

Anche in questo caso, il capoluogo emiliano è sul terzo gradino del podio.

Queste performance negative vengono confermate anche dai dati forniti dalla

Prefettura di Bologna e dalle Forze di Polizia.

Si parla di impennata dei furti in casa, delle rapine nei supermercati, dei scippi

e dei reati predatori in generale, con un sensibile, ma preoccupante, aumento delle

estorsioni (39 contro 37 del 2010).

La presenza delle organizzazioni mafiose nella provincia di Bologna è

rilevante. E’ assolutamente importante la presenza dei “casalesi” , che mantengono

l’egemonia del territorio, con elementi legati direttamente a Francesco Schiavone,

alias ‘Sandokan’. Sono presenti anche elementi della camorra affiliati al clan Puca di

Sant’Antimo, comune dell’area a nord di Napoli.. Anche la ‘ndrangheta ha messo le

mani nel capoluogo. E’ stata rilevata la presenza della cosca Grande Aracri di Cutro e

anche elementi riconducibili alle ‘ndrine dei Strangio e Nirta di San Luca (RC), dei

Morfò – Acri di Rossano Calabro, dei Barbaro di Platì, dei Bellocco di Rosarno, dei

Gallo di Gioia Tauro (RC), dei Mancuso di Limbadi (VV), dei Muto, dei Chirillo,

dei Vrenna – Ciampà- Bonaventura, e dei Farao Marincola di Cirò (KR), dei Crea di

Rizziconi.

Sono state riscontrate presenze di elementi della sacra corona unita e della

famiglia mafiosa palermitane di San Lorenzo.

Nel territorio bolognese, oltretutto, nel periodo tra il 2010 e il 2011 sono stati

rintracciati e arrestati tre latitanti: Nicola Acri (‘ndrangheta di Rossano), Giorgio

Perfetto (narcotrafficante campano) e Carmine Balzano (affiliato alla camorra).

Nel capoluogo persistono situazioni di degrado e criticità in alcune aree della

città, situazioni che le Forze di Polizia hanno cercato di tamponare con presidi fissi e

mobili nelle zone universitaria e della stazione, nel quartiere Navile

Le inchieste degli ultimi anni hanno evidenziato la stabile attività di controllo

esercitata da criminali nordafricani sulle aree nelle quali si svolge lo spaccio delle

sostanze stupefacenti. In molti casi il dominio sul territorio avviene con atti e metodi

intimidatori e violenti.

Un altro fenomeno da non è da sottovalutare è la presenza in città delle “baby

gang”, anche multietniche, che compiono, sempre più spesso, atti i bullismo, rapine,

danneggiamenti.

Tra queste si segnala “Bolognina warriors”, la baby gang alla quale gli

investigatori della Squadra Mobile di Bologna attribuiscono almeno dieci episodi di

violenza gratuita contro anziani, donne, disabili e coetanei. Teppisti senza scrupoli

che per le loro azioni scelgono sempre persone apparentemente deboli e indifese. In

questo ambito è utile segnalare quanto scritto dal giudice nella motivazione dei

provvedimenti emessi a carico di due ragazze della “banda”. Il magistrato mette in

evidenza, infatti, la “propensione a delinquere” e “pericolosità sociale”, dei giovani,

precisando che se la permanenza in comunità non dovesse essere sufficiente, per loro

si aprirebbero le porte dell’istituto minorile.

Di seguito sono elencati alcuni episodi di maggior rilievo:

_ Settembre 2010, operazione “Hermes”, la Squadra Mobile di Trieste ha

arrestato 28 persone per associazione per delinquere finalizzata al traffico

internazionale di sostanze stupefacenti. L’attività investigativa, avviata a

seguito dell’arresto di un corriere lituano trovato in possesso di 2 kg di eroina

diretto a Napoli, ha colpito un’organizzazione criminale di estrazione

nigeriana attiva nella provincia di Trieste ed in quelle di Venezia, Milano,

Bolzano, Bologna, Varese, Verona, Reggio Emilia, Parma, Verona, Messina,

Padova e Roma, nel traffico di eroina importata dall’Afghanistan attraverso la

rotta balcanica e di cocaina dal Sudamerica. Sono stati sequestrati 17 kg tra

cocaina ed eroina;

_ Dicembre 2010, sei persone sono state fermate in Emilia-Romagna

nell’ambito dell’operazione che ha colpito l’organizzazione criminale che

faceva capo alle cosche “Muto” e “Chirillo” della ‘ndrangheta con base

operativa a Cetraro (Cosenza). A Bologna, in particolare, gli investigatori,

anche con il coordinamento della Dda del capoluogo emiliano, hanno

individuato persone che avrebbero fornito supporto logistico, con possibilità di

stoccaggio della merce e ospitalità dei complici, nell’ambito del traffico di

cocaina. Sono stati sequestrati tre pizzerie e un negozio riconducibili ai

fermati. L’operazione ha coinvolto anche le città di Piacenza, nel Ferrara e

Ravenna;

_ Gennaio 2011, operazione “Golden Jail” della Questura di Bologna, nel corso

della quale sono state arrestate 25 persone per associazione per delinquere

finalizzata alla fittizia intestazione di beni per eludere le disposizioni di legge

in materia di misure di prevenzione patrimoniali. Tra le persone raggiunte dai

provvedimenti restrittivi anche due calabresi affiliati alla ‘ndrina

“Mancuso” di Limbadi (VV), già raggiunti da misura cautelare nell’ambito

del’ Operazione “Decollo Ter” (traffico illecito di sostanze stupefacenti) dei

R.O.S. dei Carabinieri. E’ stato eseguito anche il sequestro penale di beni

mobili e immobili;

_ Gennaio 2011, sono state incendiate due auto di servizio di Unindustria

Bologna. I veicoli erano parcheggiati all’interno del cortile, chiuso con un

cancello, che circonda la sede;

_ Gennaio 2011, i Carabinieri di Reggio Emilia hanno smantellato un traffico

internazionale di sostanze stupefacenti, in particolare hashish. Coordinata dalla

DDA di Bologna, l’operazione è tata finalizzata alla cattura di 18 persone, la

maggior parte delle quali di nazionalità marocchina, con il sequestro di 10

chilogrammi di stupefacenti. L’associazione criminale faceva giungere in

Italia ingenti partite di hashish dal Marocco e di cocaina dall’Olanda,

utilizzando automezzi pesanti con doppifondi nelle carrozzerie. La principale

cellula operativa del sodalizio operava a Bologna, mentre la base logistica era

a Milano.

_ Gennaio 2011, i Carabinieri hanno denunciato quattro persone – tre nigeriani

ed un romeno, che svolgevano l’attività di parcheggiatori abusivi. Gli stessi,

con insistenza e determinazione, in maniera a volte ossessiva e minacciosa,

fronteggiavano i visitatori dell’Ospedale Maggiore di Bologna in cerca di

posto nel parcheggio a pagamento antistante l’ospedale, chiedendo soldi. Se

non ricevevano qualche moneta, talvolta reagivano con sputi e calci contro le

vetture;

_ Gennaio 2011, operazione “Hydra”, la Polizia di Stato di Crotone ha dato

esecuzione al decreto di fermo di indiziato di delitto, nei confronti di alcuni

pregiudicati, appartenenti cosca calabrese dei “Vrenna – Ciampà-

Bonaventura”. Gli indagati dovranno rispondere, a vario titolo, dei reati di

associazione di tipo mafioso, armi, estorsione, atti intimidatori e

danneggiamenti nei confronti di imprenditori e familiari di collaboratori di

giustizia, nonché traffico di stupefacenti. Nel corso dell’attività investigativa

sono stati sequestrati diversi chilogrammi di sostanze stupefacenti e sono state

individuate le rotte del traffico tra Crotone, Bologna e Reggio Calabria;

_ Gennaio 2011, Operazione “Hulk”, il Commissariato di P.S. di Mirandola

(BO) ha arrestato cinque persone originarie del Marocco, facenti parte di

un’organizzazione criminale dedita al traffico e spaccio di sostanze

stupefacenti, in particolare di cocaina, nel nord est della provincia di Modena;

_ Febbraio 2011, i Carabinieri e la Guardia della Finanza di Caserta, hanno

sottoposto a sequestro preventivo i beni mobili e immobili – tra cui un conto

corrente acceso in una banca di Bologna – intestati ad un prestanome di Casal

di Principe (CE) e ritenuti riconducibili alla fazione Bidognetti del clan dei

“casalesi”.

_ Febbraio 2011, violenta rapina in una villa di Zola Predosa, nel Bolognese. Un

imprenditore edile bolognese è stato aggredito da quattro banditi armati di tre

pistole e un fuc

Di red