Egregio Signor Presidente del Consiglio, ho sentito di alcuni suoi interventi telefonici ultimamente, come quello del giorno della vigilia di Natale a Radio anch’io, “telefonata che mi giunge senza preavviso”, come ha affermato; del collegamento telefonico, stavolta programmato, con la caserma della Guardia di Finanza di Coppito, a L’Aquila, dove la protezione civile ha
organizzato una cena di Natale per circa 600 persone, con “tutti i partecipanti di questo miracolo che è stato di aver dato le case a tutti coloro che le avevano perso, cioè aver creato dal nulla una città di oltre 30.000 abitanti in pochi mesi”, nel corso di questo stesso intervento ha anche affermato che “lo Stato finalmente ha fatto ciò che uno Stato civile deve fare, star vicino ai suoi cittadini nel momento in cui questi cittadini hanno massimamente bisogno di essere aiutati”. Ancora, visto che Lei è il Presidente dei miracoli, è intervenuto addirittura durante la Messa di Natale a Giampilieri, frazione del comune di Messina, area del nostro Paese duramente provata a seguito dell’alluvione del 1° ottobre scorso. Richiamando in me l’immagine del superuomo nietzschiano che, scendendo dalla montagna, propugna l’avvento di un nuovo tipo di uomo, capace di liberare dai pregiudizi e dai vecchi schemi, Lei ha affermato: “Per quanto ci riguarda faremo sì che i tempi non si prolunghino e che ogni intervento sia tempestivo e vorrei quindi anche mandare un messaggio di ottimismo, vorrei invitarvi a restare sereni e stare sicuri che il Governo non abbandonerà nessuno e che questo Governo continuerà ad operare così come ha fatto a L’Aquila e in Abruzzo a tutelare l’interesse delle vostre famiglie”. L’intervento a Giampilieri, con tanto di applauso finale da parte dei fedeli riuniti per la Messa, è stato fatto sul cellulare di Peppino Buzzanca, sindaco di Messina, che ha prontamente avvicinato il telefono al microfono dell’ambone, struttura dove vengono normalmente proclamate le letture durante la Liturgia della Parola delle celebrazioni eucaristiche. Poi, il suo intervento al Tg1 delle 20 del giorno di Natale, dove la direzione, facendo leva sulle leggi del behaviorism prima maniera, quelle che si basano sugli esperimenti del cane di Pavlov per intenderci, ha inserito il collegamento telefonico subito dopo il servizio dell’aggressione al Santo Padre. “Sono sereno perché penso continuamente al fatto di essere stato fortunato, perché altrimenti avrei potuto passare un Natale sottoterra e con questa neve e questo gelo di Milano e del Nord non sarebbe stato certo piacevole”, così ha affermato, da buontempone qual è, alla fine del collegamento. Ma l’esaltazione dell’amore si è vissuta durante il collegamento telefonico a Molino Silla di Amelia, il giorno di Santo Stefano, con la Comunità Incontro di don Pierino Gelmini. “Io ti voglio bene e vorrei dirti ti amo. Qualcuno ti ha definito il diavolo, ma di solito si riconoscono diavoli coloro che diavoli sono. Noi ti vogliamo bene”, così si è rivolto a Lei don Pierino, lo stesso che è finito in carcere due volte. La prima nel luglio del ’71 per bancarotta fraudolenta, emissione di assegni a vuoto e truffa, con l’accusa di aver sfruttato l’incarico di segretario di un cardinale, Luis Copello, Arcivescovo di Buenos Aires, per organizzare un’ambigua ditta di import-export con l’America Latina, legata a una cooperativa edilizia, collegata con le Acli, che avrebbe dovuto costruire palazzine all’Eur. La seconda volta Padre Jaguar, così soprannominato per il suo bel jaguarino che teneva in bella vista nel giardino della sua splendida villa all’Infernetto, zona Casal Palocco, periferia lussuosa di Roma, è finito in carcere nel 1976, quando, per un giro di presunte bustarelle legate all’importazione clandestina di latte e di burro destinati all’Africa, finì in carcere assieme al fratello francescano ad Alessandria. Per non parlare del fatto che nell’agosto 2007 fu indagato dalla procura di Terni per presunti abusi sessuali avvenuti tra il 1999 ed il 2004, periodo in cui due delle vittime, ospiti della Comunità Incontro, erano all’epoca minorenni. Sempre durante il collegamento telefonico del giorno di Santo Stefano, il fondatore della Comunità Incontro rivolgendosi a Lei, Signor Presidente, ha ancora detto: “Non avere paura, tieni botta e vai avanti. Non arrenderti, per favore … chi ama non dimentica, tu ci ami e io e noi ti amiamo Presidente” e Lei, quasi commosso, alla fine ha affermato: “Mettiamoci insieme tutti noi persone di buona volontà, persone che credono nell’amore, che credono che l’amore può vincere sempre l’invidia e l’odio … noi intendiamo essere tutti uniti tra coloro che amano e rispettano gli altri per portare avanti il duro lavoro che ancora ci aspetta per fare del nostro Paese un Paese migliore e per dare a tutti i ragazzi la possibilità di realizzarsi e guardare al futuro con sicurezza … vorrei con la voce abbracciare tutti uno ad uno”. Ora, Egregio Cavaliere, proprio a seguito di tanto amore elargito, miracoli compiuti e regali donati in questi giorni, mi sono chiesto: “Beh, anche io ne voglio chiedere uno. Voglio provare a scrivere una lettera al Presidente del Consiglio!”. È un regalo che chiedo per me, solo per me! Non chiedo nulla per i tanti precari che si sono affollati in questi mesi sulle gru degli stabilimenti o sui cornicioni delle fabbriche. Non chiedo niente per i circa 200 ricercatori dell’Ispra di Roma, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, con contratto di lavoro con scadenza 31 dicembre e che, dopo un mese di occupazione, hanno passato un’altra notte sopra il tetto del loro Istituto. Non chiedo nulla per gli operatori didattici, colpiti dalla prima di tre tranches di riduzione del personale della scuola, che quest’anno ogni mattina da casa attendono una telefonata su quel maledetto cellulare, pensando agli occhi e ai volti incrociati gli anni passati, quando il contratto era almeno annuale. Non chiedo nulla per una società in cui i figli tendono ad occupare una posizione socio-economica inferiore rispetto ai loro genitori, una società dove chi lavora tende a svolgere una occupazione al di sotto del proprio livello di scolarità. Non chiedo niente per i 93 operai della Fiat di Pomigliano d’Arco, i cui contratti scadranno tra fine dicembre e inizio marzo e che hanno trascorso il Natale in Municipio, insieme ai figli ed alle mogli. Non chiedo nulla per i 789 pm e giudici che hanno indagato su di Lei e che lo hanno coinvolto in 2.500 udienze. Non chiedo di restituire dignità ad una città magnifica come Palermo, che è invasa da rifiuti e roghi, che invadono strade e marciapiedi in diversi quartieri. Chiedo solo un semplice regalo, Signor Presidente del Consiglio, lo chiedo per me, solo per me: si dimetta! Le garantisco che le arrecherà giovamento, potrà dedicarsi in modo intensivo alla lettura, Le consiglio per esempio di leggere il De clementia di Seneca, trattato indirizzato all’imperatore Nerone, in cui il filosofo stoico elogia la moderazione e la clemenza, doti imprescindibili per chi governa, e sostiene la tesi che la clemenza é tanto più ammirevole, quanto maggiore é il potere di chi la manifesta. Altresì, potrà soffermarsi a lungo su quei passi dove l’Autore di origine spagnola invita il principe a comportarsi con i sudditi come un padre con i figli e consiglia all’imperatore di svolgere il proprio compito senza far ricadere sui sudditi il peso del potere. Ancora, pensando ai ringhiosi dibattiti politici in televisione come in Parlamento, potrebbe approfondire la lettura del De ira, dialogo indirizzato a Caligola, in cui il filosofo nato a Cordova, asserisce che questo sentimento non si addice a chi governa, perché è tipico degli animi puerili. Oppure potrebbe riprendere i libri di greco antico e approfondire lo studio dei tre significati del verbo “amare” (da cui i sostantivi agape, filia ed eros) e specificare a quale di essi si è riferito nei suoi ultimi interventi telefonici. Ancora, piuttosto che ricorrere a numeri, statistiche e parole per la lotta alla mafia, come ha fatto nel suo intervento telefonico ‘non programmato’ a Radio anch’io della vigilia di Natale, quando ha affermato che la mafia è “un fenomeno patologico che noi vogliamo sconfiggere definitivamente negli anni che restano a questa legislatura. A proposito delle accuse che mi sono state rivolte, voglio far notare che nessun governo della Repubblica ha agito con così tanta determinazione ed efficacia nella lotta alle organizzazioni criminali. Noi abbiamo arrestato una media di otto persone al giorno. Ieri abbiamo arrestato un altro capo delle organizzazioni criminali a Milano”, Le consiglio di rivedere l’intervista che il 9 marzo 1995 il grande scrittore Gesuldo Bufalino rilasciò a Pietro Chiambretti per la trasmissione Il laureato, quando lo scrittore di Comiso, ‘U prufissuri’, disse: “Per sconfiggere la mafia è necessario un esercito di maestri elementari!”. Si dimetta Signor Presidente e chieda scusa agli italiani, chieda scusa per il semplice fatto che il suo Governo ha trascorso “più tempo ad occuparsi dei suoi problemi che di quelli del Paese”, come ha affermato il Financial Times il 6 dicembre scorso in un articolo dal titolo ‘Berlusconi at bay’. Nello stesso articolo, la deduzione logica del quotidiano finanziario britannico è stata impeccabile: “Le difficili decisioni necessarie per la riforma dell’economia e delle istituzioni italiane non potranno essere prese finché resterà primo ministro”. Questo il regalo che desidero, questo il miracolo che spero, perché sogno un Paese con molte idee, pochi ideali e nessuna ideologia. Con la speranza di un celere e generoso riscontro in merito, saluto cordialmente.
Nicola Palumbo