Le parole pronunciate dal Cardinale Sepe

DOMENICA DELLE PALME
5 APRILE 2009
 
 
 
 
 
Fratelli e Sorelle,
 
è sempre con viva commozione che ascoltiamo il racconto della passione e morte del Signore Gesù.
Con questa domenica, infatti, inizia la grande settimana, la settimana santa, centro di tutto l’anno liturgico.
Da poco abbiamo terminato la processione delle palme in onore di Cristo Re: è stato un gesto simbolico, che fa come da portale d’ingresso alla settimana che ci conduce alla Pasqua. Possiamo interpretare questo segno come un nostro accompagnare Gesù verso il Calvario, verso la Croce.
La liturgia odierna, infatti, ci invita a riconoscere colui che viene quale Signore della storia; questa signoria Gesù se l’è conquistata attraverso il paradosso della croce. È lo scandalo di un Messia crocifisso che era stato preannunciato dalle Scritture.
Morendo sulla croce, Cristo realizza il piano di Dio il quale, come avviene spesso, passa attraverso lo scacco degli uomini da lui eletti. Così è capitato ai giusti perseguitati che, come leggiamo anche nei Salmi, diventano figure trasparenti attraverso cui noi oggi guardiamo al dramma di Gesù di Nazareth, il Giusto perseguitato per eccellenza.
Il racconto della passione, che abbiamo ascoltato, segna l’ora della missione del Signore, il momento a cui Egli è inesorabilmente destinato. Gesù lo accetta in obbedienza al Padre e si avvia solo, tradito e abbandonato da tutti, verso il luogo in cui si consumerà la sua passione. Egli sa a cosa sta andando incontro, eppure continua, nonostante tutto, a rendere grazie, a riaffermare la sua confidenza in Dio, a mantenere la fiducia nella vittoria finale, a confessare la sua grande speranza in un’aurora di luce, quando verrà sulle nubi del cielo “seduto alla destra della Potenza”.
È significativo che, proprio nella sua passione, Gesù si rivela come Figlio del Padre e Messia. Rispondendo al sommo sacerdote che gli domandava se era lui “il Cristo, il figlio del Benedetto”, dichiara: “Io lo sono” (Mc 14, 62). E, sotto la croce, sarà proprio un pagano, il centurione romano, a riconoscere in quell’uomo agonizzante il Figlio di Dio: “Davvero quest’uomo era il Figlio di Dio”.
Possiamo dire che, proprio nell’estremo “svuotamento”, nella estrema “umiliazione”, nell’estremo “abbassamento” – come dice S. Paolo nella lettera ai Filippesi (2, 6-11) – di una morte infame e maledetta, si rivela ai nostri occhi l’identità vera di Gesù. Proprio quella morte – e quel modo di morire – squarcia il velo sul mistero della sua persona, rende palese il segreto a lungo taciuto. Il silenzio della croce è più eloquente di molte parole; il buio di quella morte è più luminoso di tante luci!
 
Cari fratelli e sorelle,
 
il racconto della passione e morte di Gesù ci deve coinvolgere personalmente: il cammino di Gesù deve diventare il nostro cammino! È la lezione che ci viene anche dal comportamento di alcuni personaggi che compaiono nel corso della narrazione. Significative, a questo proposito, sono le figure di Giuda e di Pietro: l’uno tradisce il Maestro; l’altro lo rinnega; l’uno passa dalla parte degli oppositori; l’altro rivela tutta la fragilità del discepolo. Essi, in qualche modo, rappresentano ciascuno di noi perché in Giuda riconosciamo il traditore in potenza che è in ciascuno di noi e, in Pietro, riconosciamo le nostre paure, le nostre debolezze, la nostra poca fede.
Ma ci sono anche personaggi più positivi, più luminosi. Così, la donna di Betania che, col suo gesto, mostra di comprendere e di amare Gesù più di ogni altro discepolo; Simone di Cirene, che porta la croce di Gesù come un vero discepolo; il centurione che, unico tra i presenti, confessa la sua fede sotto la croce; le donne che, a dispetto dei discepoli, hanno continuato a seguire Gesù e sono salite con lui fino al Calvario.
Sono figure esemplari alle quali dobbiamo ispirarci perché, con la loro presenza e il loro atteggiamento di fede autentica, ci aiutano a stare vicini al Crocifisso. In particolare, guardiamo a Maria che, con il suo straziante dolore di Madre, unito a quello del suo Figlio, ci insegna a rendere feconda anche la nostra sofferenza e a vivere la nostra fede come adesione totale e senza riserve a Cristo morto per la nostra salvezza.
Amen!