“Mò Basta!”, il sodalizio che raggruppa associazioni, sindacati, Agrorinasce e la Camera di Commercio impegnato nella lotta per la legalità e lo sviluppo del territorio, esprime la sua solidarietà a Roberto Battaglia, imprenditore anti-racket che si è incatenato per protesta davanti alla Prefettura di Caserta. Una storia che ha dell’incredibile quella di Roberto Battaglia:
nel 2008 fece arrestare cinque esponenti del Clan dei Casalesi con la propria denuncia per le azioni oppressive del clan nei confronti dell’azienda, la banca gli toglie tutti i fidi e chiede il pignoramento di tutti i beni aziendali. Lo Stato da una parte riconosce all’imprenditore Battaglia lo status di vittima della criminalità e gli concede un mutuo di 600.000,00 euro e dall’altro, attraverso l’azione del giudice dell’esecuzione del Tribunale di S.Maria Capua Vetere, non sospende l’azione di pignoramento ed anzi mette all’asta l’azienda agricola e tutte le abitazioni di Battaglia date in garanzia. Mò Basta chiede alle istituzioni di valutare l’operato di quanti si sono occupati della vicenda che ha portato a simili risultati paradossali. Peccato che rispetto a questa solidarietà ci sia un’incongruenza, Mò Basta è presieduta da un esponente di Confindustria, organizzazione che recentemente ha chiuso la sua unica sede ad Aversa, il capoluogo dell’Agro Aversano in cui il Clan dei Casalesi predomina, questo non è certo un segnale incoraggiante.