Il marchio criminale del Clan dei Casalesi tira, e nel sottobosco di persone che vivono a limiti della legalità, a caccia di facili guadagni esistono soggetti che cercano di usare il copyright del potente clan camorristico, anche senza averne “titolo”: un qualcosa che dalle nostre parti si paga con la vita, ma questa temerarietà evidentemente nel Nord Italia ad alcuni non fa paura.
La Polizia a Modena hanno arrestato un pregiudicato che, secondo gli inquirenti, si fingeva un emissario Clan dei Casalesi per essere più convincente mentre tentava le estorsioni. L’uomo si chiama Mario De Luca ed ha 41 anni, era in regime di semilibertà, dopo una condanna in via definitiva a 15 anni e 6 mesi per l’omicidio in concorso di Ismail Jaoudani, un operaio tunisino di 28 anni assassinato con sette colpi di pistola in provincia di Reggio Emilia nel 2002. Secondo le accuse De Luca, con un complice albanese di 29 anni, avrebbe tentato di estorcere soldi a due suoi soci di una ditta che si occupa di disossamento carni, ma ad un appuntamento ha trovato i poliziotti ben mimetizzati tra la gente, che dopo aver ascoltato le sue parole lo hanno fermato. Un episodio simile è avvenuto nel luglio del 2009 tra il modenese e la bassa mantovana, dove una banda di piccoli pregiudicati, solo perché originari di Casal di Principe, compivano estorsioni spacciandosi per “casalesi”, ma non spiegavano che erano tali solo in riferimento alla loro provenienza geografica e non a quella camorristica. Nello stesso periodo un fatto simile è avvenuto a Roma, dove una coppia è stata arrestata dai carabinieri per estorsione. Una giovane 22enne si spacciava per la nipote del boss dei Casalesi Francesco Schiavone alias “Sandokan”. Insieme al suo convivente albanese, di 25anni, ha estorto 80mila euro ad una donna di 40 anni.
 Salvatore Pizzo

Di sa.pi.