Quando le minacce camorristiche sono indirizzate verso comunicatori che frequentano i giri che contano, e che lavorano per editori di peso, le testate nazionali danno il giusto risalto alle minacce che questi ricevono. Ci sono libri da vendere collegati alle loro storie, mentre altri minacciati che hanno ottenuto persino condanne per coloro che li hanno (o avrebbero) intimiditi cala il silenzio, forse perchè non hanno editori importanti interessati a divulgarne il nome.
E’ di questi giorni che i boss del clan dei casalesi Antonio Iovine e Francesco Bidognetti, con gli avvocati Michele Santonastaso e Carmine D’Aniello sono stati rinviati a giudizio per minacce e diffamazione nei confronti della giornalista Rosaria Capacchione e dell’autore che pubblica con Mondadori Roberto Saviano, noto per il libro Gomorra, testo che riporta molte notizie di cui sono stati i primi divulgatori decine di cronisti locali che con la penna e senza scorta hanno sfidato i boss, che spesso sono anche loro vicini di casa. Il rinvio a giudizio dei quattro è stato deciso dal gup Maria Vittoria Foschini, che ha accolto la richiesta del pm Antonello Ardituro. La prima udienza è stata fissata per il 21 novembre davanti alla sesta sezione del Tribunale di Napoli, collegio C. Nei mesi scorsi la giornalista di Aversa Marilena Natale subì un fatto analogo, e l’autore delle presunte intimidazioni avvenute a pochi passi dalla caserma dei Carabinieri di Casal di Principe fu condannato a 3 anni e 4 mesi. La condanna riguarda Vincenzo Armando Caterino, che stando alla ricostruzione degli inquirenti, si avvicinò alla cronista e le disse: “Io so chi sei e dove abiti, vattene da qui”, tutto avveniva mentre la donna stava seguendo per il suo giornale, la Gazzetta di Caserta, l’arresto del boss Nicola Panaro. Dopo l’esposto della Natale, l’imputato ha anche tentato un’offerta risarcitoria di 1500euro che è stata rispedita al mittente. Marilena Natale, da tempo vive sotto vigilanza ha ricevuto numerose minacce dal Clan dei Casalesi.
Salvatore Pizzo