Dopo il danno potrebbe la beffa. E’ quanto sta per accadere all’immagine della città di Aversa offuscata dal ritorno al passato avvenuto nella cura della salute mentale dopo il trasferimento della sede del centro di salute mentale, diventato modello da imitare per l’intera penisola dopo la collocazione in un palazzetto gentilizio posto al centro della città in piazza Fuori Sant’Anna,
in applicazione delle teorie di Franco Basaglia, in due stanze dell’edificio B del complesso direzionale dell’ex Asl Ce2 all’interno dell’ormai chiuso manicomio. Dopo il danno la beffa perché al danno prodotto all’utenza dal trasferimento dalla sede di piazza Fuori Sant’Anna, prima a quella provvisoria di viale Europa, poi nelle due stanze dell’edificio B, per la chiusura delle sede di viale Europa imposta l’11 marzo dai Nas per carenze strutturali che la rendevano inadeguata all’uso a cui era destinata e per la mancanza di autorizzazione sindacale all’apertura, potrebbe aggiungersi la beffa sotto forma di esborso di parecchie migliaia di euro da parte dell’Asl. Il proprietario del palazzetto che per 12 anni è stato sede del centro avrebbe manifestato l’intenzione di citare l’azienda sanitaria per i danni prodotti dagli utenti.” Basta fare un giro all’interno dei locali per rendersi conto di quanto danno abbiano fatto gli utilizzatori di questa struttura che non erano solo malati di mente” afferma Nino Orabona, proprietario del palazzetto, invitandoci a fare un giro all’interno dell’edificio. “Nei 12 anni trascorsi all’interno della struttura l’azienda sanitaria non solo non ha mantenuto fede all’impegno assunto in sede di contratto sottoscritto con l’allora manager dell’Asl Franco Rotelli, di installare due ascensori, uno esterno ed uno interno, tipo montacarichi, per abbattere la barriera architettonica rappresentata dallo scalone che dà accesso al piano superiore del palazzetto in cui erano collocate la sala visite e le altre stanze utilizzate per la cura degli ammalati, ma non ha provveduto neppure ad effettuare la manutenzione ordinaria che è a carico di ogni inquilino” afferma mostrando danni presenti già sotto l’androne d’ingresso. “Qui si tratta di piccoli danneggiamenti che interessano l’intonaco e alcune coperture dell’impianto elettrico ma al piano superiore abbiamo danni che rappresentano dei veri propri atti vandalici” dice Orabona indicando il soffitto di una delle stanze in cui sono state letteralmente strappate le lampade presenti nella controsoffittatura lasciando appesi i fili. ” Ma non è l’unica cosa che è stata portata via o semplicemente vandalizzata perché in queste altre stanze – aggiunge proseguendo nel giro- sono state rimosse ampie parti del parquet di legno pregiato presente nell’edificio che prima di essere sede del centro di salute mentale era stata la mia abitazione”. Insieme al parquet Orabona segnala l’asportazione di numerosi infissi di alluminio anodizzato verniciato, l’asportazione di pezzi dei servizi igienici, il danneggiamento delle portefinestre a veneziane usate per chiudere i balconi affacciati sulla piazza ed oscurare le stanze, la presenza di erba spontanea cresciuta sui davanzali quasi a dimostrazione di una, presunta, assenza di cura in fatto di servizio di pulizia quotidiano all’interno della struttura. Evidenziata, a suo dire, anche dalle condizioni in cui sono ridotti gli igienici ancora presenti il cui colore bianco è diventato grigio. “Si tratta di danni –osserva- che non possono essere addebitati al comportamento degli ammalati curati nel centro perché i frequentatori della struttura assistenziale non erano soli ma venivano assistiti da medici, infermieri, ausiliari e personale addetto seguirli nelle terapie occupazionali effettuate in questa sede”. “Eppure i danni ci sono e nessuno si è mai preoccupato di darmene notizia” conclude Orabona preannunciando una possibile richiesta di risarcimento.
ANTONIO ARDUINO
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