Nel ricco campionario delle anomalie che la Camorra disgraziatamente offre alla nostra terra, mancava la figura dello studente di teologia con la doppia vita di aspirante killer, almeno stando alle accuse mosse dagli inquirenti che lo hanno arrestato. Si tratta del giovane Raffaele Granata, 23 anni, di Trentola Ducenta, laureando in scienze religiose presso la facoltà della Curia vescovile di Aversa.
Se le accuse a suo carico dovessero essere confermate, risulterà difficile capire perché un ragazzo che studia la religione, ma che uno stinco di santo non è perché risulta già pregiudicato, abbia imbracciato un mitra per unirsi all’ala stragista del Clan dei Casalesi capeggiata dal latitante Giuseppe Setola. Granato, che è anche gestore di un bar, è finito in carcere per il duplice attentato avvenuto la sera del 12 dicembre scorso a Trentola Ducenta, quando per errore rimase ferita la 46enne Giuseppina Molitierno, colpita da alcune pallottole mentre era in casa sua. L’obiettivo reale era un’abitazione poco distante dove vive un pregiudicato, un obiettivo simile quella sera fu un’altra casa dove vive il pregiudicato Salvatore Orabona, lì furono esplosi un centinaio di colpi fortunatamente senza ferire ed uccidere nessuno. Oltre a Granata in carcere sono finiti Angelo Rucco, di 22 anni, pregiudicato di Lusciano, Giuseppe Barbato, di 29 anni, anche lui di Lusciano. Secondo gli inquirenti cono l’oro c’era anche Setola con altre due o tre persone. Le accuse, a vario titolo contestate, sono: associazione per delinquere di tipo camorristico, duplice tentato omicidio, detenzione abusiva di armi e munizioni e sparo in luogo pubblico.

Salvatore Pizzo