E’ nelle sale il film di Stefano Incerti “Gorbaciòf”. L’opera presentata con grande successo in settembre alla Mostra di Arte Cinematografica di Venezia e al Festival di Montreal è interpretata magistralmente dal casertano Toni Servillo (senza dubbio il miglior attore italiano) e racconta le vicende di un contabile del carcere di Poggioreale che si aggira tra bische e ambienti loschi, doveincontra una ragazza cinese cui vorrebbe cambiare il destino. Incerti e Servillo sono stati ospiti del Cineclub Vittoria di Casagiove (Caserta), per raccontare le fasi della lavorazione del film, assieme all’attore sammaritano Francesco Paglino e alla costumista casertana Ortensia De Francesco. Per Stefano Incerti si tratta, a poco più di un anno dalla presentazione del suo “Complici del silenzio”, di un gradito ritorno che testimonia il suo particolare affetto verso il Cineclub Vittoria e il suo apprezzamento verso uno dei più importanti presidi culturali del nostro territorio. Lo stesso discorso vale anche per Toni Servillo, che solo due settimane fa aveva espresso i medesimi sentimenti verso il Cineclub nel corso della serata di presentazione del documentario di Andrea Segre “Il sangue verde”, cui aveva preso parte. "Gorbaciof – spiega Toni – “è nato nella testa del regista Stefano Incerti molti anni fa. Poi quando è riuscito a trovare i finanziamenti e mi ha inviato la sceneggiatura ho scoperto che la storia era cambiata molto. Io gli ho suggerito di snellirla ulteriormente e di ambientarlo nel quartiere di Napoli che Gorbaciof bazzica ogni giorno nel tragitto che fa dal carcere di Poggioreale, alla sua abitazione al fianco del ristorante cinese. Questo mi è servito moltissimo per creare il personaggio perché un giorno truccato come nel film sono andato in giro per quelle strade e nessuno faceva caso al mio aspetto, decisamente strambo. Questo mi ha fatto capire che ero uno di loro, facevo parte del paesaggio e mi ha permesso di rubare i gesti della vita quotidiana delle persone che vivono lì. Ho preso spunto per gli atteggiamenti, le speranze, le attitudini di Gorbaciof da quel sottoproletariato, quella piccola piccola borghesia che ha qualche rapporto con la microcriminalità e di cui lui fa parte. E’ solo l’incontro con questa ragazza dagli occhi puri e semplici che sono così diversi da suoi che l’uomo comincia a pensare che forse c’è un altrove. Forse, anche per lui esiste la possibilità di avere un destino diverso, una vita altra. Entrambi cercano un posto al sole in una città crudele, violenta, difficile come può essere Napoli. Per dare un senso alle loro solitudini e alle loro complicate esistenze ogni sera mettono in scena un teatrino. Ecco perché secondo me è giusto citare Luci della ribalta che è un capolavoro assoluto che abbiamo visto proprio per capire come fare a raccontare l’amore senza dire una parola”.
Nicola di Santo
Nicola di Santo