La polemica relativa agli ingenti interessi che il Clan dei Casalesi ha a Parma e provincia sta diventando veramente surreale, cadono tutti dalle nuvole, eppure la notizia è “vecchia come il cuco”, tanto per usare un’espressione usata da quelle parti. La situazione di Parma è stata citata da Roberto Saviano durante il suo intervento a “Che tempo che fa”, ma nei mesi e negli anni scorsi ne hanno parlato decine di cronisti che seguono il fenomeno. Compresa l’emittente locale Tv Parma.
Si comportano come Saviano avesse detto una cosa nuova, tanto che il prefetto, Paolo Scarpis, lo ha addirittura smentito come se la cosa fosse di oggi. Ci sono stati arresti, c’è un processo in corso in appello, sono stati sequestrati 40milioni di euro, sono state confiscate due società immobiliari, un imprenditore parmense (in primo grado) è stato condannato a 3 anni e 4 mesi, il figlio ha patteggiato due anni, la convivente è stata condannata a un anno (pena sospesa, in primo grado), un ex assessore del Comune di Parma è stato indagato e poi prosciolto. Inoltre è emerso che Pasquale Zagaria “Bin Laden”, fratello del superlatitante Michele, che per le vicende parmigiane è stato condannato a 8 anni e 10 mesi (in primo grado), era riuscito nelle sue vesti di imprenditore ad avere un contatto con l’attuale assessore della città emiliana, Gian Paolo Bernini (ascoltato come testimone) quando l’amministratore locale, del tutto estraneo all’inchiesta era ex collaboratore del Ministro Lunardi. Il prefetto dopo le sue affermazioni è stato smentito dal capo della Direzione Distettuale Antimafia di Bologna. Silverio Piro. Cerca di calmare le acque invece il procuratore di Parma, Gerardo Laguardia, che invitando a non generalizzare ricorda che la competenza sulla materia è della Direzione Distrettuale Antimafia.