Continuano nel parmense le iniziative per ricordare che la Camorra ed in particolare il Clan dei Casalesi sono attivi anche nel Parmense, dove l’organizzazione criminale guidata da Michele Zagaria ed Antonio Iovine gode del supporto di “teste di ponte” locali, colletti bianchi che riciclano i capitali intrisi del sangue della nostra gente, capitali portati via suon di morti ammazzati ed intimidazione al nostro territorio e che vengono assorbiti in attività imprenditoriali ed economiche, apparentemente al di sopra di ogni sospetto, anche nella cittadina emiliana, un contesto che è stato ben delineato da più di un’inchiesta.
Un fatto che va avanti da anni, ma che oltre all’interesse dei giornalisti che seguono il fenomeno camorristico, fino a qualche giorno fa non aveva mai scatenato un dibattito vero e proprio, l’attenzione di questi giorni è dovuta alle dichiarazioni del prefetto di Parma Paolo Scarpis che, alla giornalista Ilaria Ferrari del quotidiano “Informazione” di Parma, ha detto che le affermazioni circa la presenza della Camorra a Parma “sono solo sparate”, eppure ci sono inchieste, arresti, sequestri e confische e condanne che testimoniano il contrario. Ieri (lunedì) all’Oratorio Novo della Biblioteca Civica di Parma, in un incontro organizzato dai giovani del Pd, hanno parlato del tema “Le infiltrazioni camorristiche della Camorra in Emilia”: Jole Garruti dell’Associazione “Saveria Antiochia Omicron”, Mario Portanova giornalista de “L’Espresso” e Gigi di Fiore, giornalista del “Mattino” ed autore di molti testi sul fenomeno Camorra.
Salvatore Pizzo

Di s.p.