Si attenuano le posizioni delle persone indagate per aver tentato di importare in Italia la somatropina, un ormone che uno dei più potenti clan della Camorra, il famigerato Clan dei Casalesi, avrebbe voluto somministrare alle bufale per fare in modo che producessero più latte che serve per produrre la pregiata mozzarella. Il farmaco che è vietato in Italia, secondo gli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli,
veniva acquistato attraverso un soggetto residente a Lugano, la circostanza è emersa da alcune intercettazioni telefoniche. Per questo alcune settimane fa sono state arrestate 19 persone, tra questi anche alcuni veterinari ed allevatori ritenuti vicini all’organizzazione malavitosa, e tra le accuse a vario titolo contestate c’era anche l’associazione a delinquere di stampo camorristico. Un’imputazione che nel caso specifico sembra non trovare d’accordo il Tribunale di Napoli, i magistrati del riesame (presidente Ernesto Aghina, giudici a latere Egle Pilla e Annalisa De Tollis), hanno accolto l’istanza di uno degli indagati che per questo è stato scarcerato, i giudici napoletani hanno ritenuto anche l’insussistenza dell’esigenza di misure cautelari perché si tratterebbe di episodi che risalgono ad oltre due anni fa, periodo di inizio delle indagini da parte dei carabinieri del Nucleo Antisofisticazione (Nas). Gli stessi investigatori che all’indomani degli arresti hanno precisato che la somatropina non provoca alcun danno per i consumatori ma è dannosa per gli animali, per questo tra le accuse contestate rimane in piedi il reato di maltrattamento di animali. L’indagine non ha toccato solo Lugano, ma attraverso le intercettazioni telefoniche si sono scoperti legami anche con l’Albania e la Corea del Sud, in particolare dalle intercettazioni raccolte monitorando l’utenza luganese è emerso un contatto con la Francia ed il coinvolgimento di un imprenditore agricolo di Varese, al quale è stata perquisita l’abitazione.
Salvatore Pizzo