Una vasta operazione della DDA di Napoli, eseguita dai Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Caserta, ha scardinato i vertici della fazione guidata da Michele Zagaria. L’inchiesta si è conclusa con 23 misure cautelari (19 in carcere e 4 ai domiciliari), colpendo direttamente la famiglia del boss: tra gli arrestati figurano i fratelli Carmine e Antonio, e il nipote Filippo Capaldo, rintracciato e catturato in Spagna.

Il Procuratore Capo Nicola Gratteri ha descritto l’organizzazione come una vera e propria “Camorra di serie A”, capace di superare i confini nazionali per trasformarsi in una holding criminale globale. I capitali illeciti venivano riciclati attraverso sofisticate reti immobiliari con basi a Tenerife e Dubai.

A consolidare il potere economico del clan, un asse strategico con la ‘ndrangheta: l’indagine ha svelato una solida alleanza con la potente famiglia Bellocco per la gestione dei flussi del narcotraffico.

L’inchiesta ha messo a nudo un controllo asfissiante sull’economia locale, dove nulla sfuggiva alla “tassa” del clan. Secondo gli investigatori, il gruppo criminale pretendeva tangenti persino sulle compravendite di terreni o sui semplici passaggi di proprietà.

Sono state poste sotto sigillo aziende per un valore complessivo di 40 milioni di euro.

Nelle carte dell’inchiesta emerge il ruolo di “influenzatore” attribuito al consigliere regionale Giovanni Zannini (non indagato in questo procedimento) in merito alla gestione degli appalti nel comune di Mondragone.

Oltre ai grandi investimenti internazionali, il clan continuava a esercitare una violenza parassitaria sui più deboli. Emblematico il caso di una dipendente di un supermercato che, dopo anni di sfruttamento e una causa vinta per 130mila euro di risarcimento, è stata costretta dalla camorra a “versare” 80mila euro nelle casse del clan. Un atto di sciacallaggio che trasforma un diritto riconosciuto dallo Stato nell’ennesimo sopruso criminale.

Per ulteriori aggiornamenti in tempo reale RESET TV