Emerge un’altra novità nell’inchiesta che riguarda l’assassinio Raffaele Guarino, il 47enne ucciso nei giorni scorsi a Medesano. Elementi utili arrivano ancora dalle rivelazioni del pentito Giuseppe Manco, ex killer del Clan Aprea, il gruppo camorristico dal quale Guarino si era scisso insieme al boss Ciro Celeste. Secondo indiscrezioni giudiziarie, Manco avrebbe riferito che Guarino dopo
essere stato ferito dai sicari degli Aprea che avevano ordine di ucciderlo, quando guarì, dopo il tentato omicidio nel 2005, avrebbe persino schiaffeggiato coloro che dovevano essere gli esecutori materiali della fallita spedizione di morte. Secondo il pentito, a mediare tra una riappacificazione tra le due fazioni ci fu l’intervento di un altro boss Giacomo Alberto, il quale avrebbe chiesto che non fosse eseguita la condanna a morte contro Guarino. Effettivamente l’uomo si era rifatto una vita senza avere problemi, così come i suoi congiunti hanno vissuto tranquillamente a Barra senza problemi. Tutto sarebbe cambiato quando il boss Giacomo Alberto è deceduto, guardacaso proprio pochi giorni prima l’assassinio di Guarino, con la morte di chi lo ha protetto la sentenza di morte è stata eseguita più facilmente. Oltre a ciò è anche da valutare che qualche settimana fa gli Aprea sono stati colpiti da una raffica di arresti, e un omicidio del genere potrebbe essere lo strumento per comunicare ai clan rivali ed allo Stato che il clan esiste ancora. Un altro interrogativo che gli inquirenti sono chiamati a risolvere, e quello di capire se Guarino nel parmense svolgesse attività camorristiche, e se come in altri casi di Camorra ci sono state complicità di persone di questo territorio, a suo carico c’era un indagine per usura.