Proprio mentre la polizia stanava in un bunker supertecnologico il capo del Clan dei Casalesi, Michele Zagaria, la Corte di Cassazione scriveva un’altra pagina giudiziaria relativa alla rete di contatti ed interessi che la sua holding criminale, aveva e forse ancora adesso ha nel Parmense. I supremi giudici hanno rinviato nuovamente alla Corte d’appello di Napoli la vicenda relativa ad una condanna che ha fatto scalpore, quella che aveva riconosciuto colpevole l’imprenditore parmense Aldo Bazzini, al quale erano stati inflitti in tre anni e quattro mesi, era accusato di essere uno dei punti di riferimento dei Casalesi in Emilia.
L’uomo opera nel settore immobiliare ed ha un legame di parentela indiretto con Zagaria. La Cassazione ritiene fondata la tesi difensiva secondo la quale non sussiste a carico dell’imprenditore parmense alcun vincolo associativo con i Casalesi, rimangono altre gravi accuse, quindi la Corte d’Appello di Napoli dovrà riesaminare la sua posizione, fu implicato nell’operazione “Normandia” che portò al sequestro di beni per circa 30milioni di euro nel parmense e nel resto dell’Emilia, e fino a qualche giorno fa la condanna che adesso non c’è più, gli dava il poco invidiabile primato di essere il primo imprenditore del Nord accusato di associazione camorristica. Nel processo era imputato anche il fratello del boss arrestato, Pasquale Zagaria detto “Bin Laden”, noto “frequentatore” di Parma ritenuto il volto imprenditoriale dell’organizzazione, ha avuto 8 anni e 10 mesi, memorabile è un’intercettazione telefonica che confermò che in un giorno festivo, a banche chiuse, riuscì a trovare una cifra di migliaia di euro che servivano per un affare immobiliare. “Bin Laden” anche un contatto con l’ex assessore di Parma Giampaolo Bernini, all’epoca consigliere del Ministro Lunardi.
(nelle foto Pasquale e Michele Zagaria)