(tratto dalla rubrica lettere al direttore della Gazzetta di Parma del 12 dicembre 2011) Egregio direttore, nella Gazzetta di giovedì, a pag. 3, è inserito un trafiletto che ritengo della massima importanza. Titolo: «Ma in paese vince ancora l’omertà: Nulla da festeggiare». Finale: «Qualcuno nel bel mezzo della piazza, si è messo ad urlare: “Non c’è nulla da festeggiare, perché Zagaria per noi c’era sempre, ci dava i

soldi quando ne avevamo bisogno, il lavoro per i nostri figli”». Chiaramente una tal dichiarazione, di primo impatto, non può che far rabbrividire, tanto più se si sa che una tal mentalità è molto diffusa. Contare sull’aiuto di un delinquente per avere soldi e lavoro per i figli è immorale o addirittura da …malato di mente. Ma è proprio qui il punto: come si è giunti a queste assurde e pazzesche prese di posizioni? La risposta credo possa essere una sola: se in un territorio per decenni persiste la mancanza di opportunità di lavoro e diventa palpabile l’assenza di uno Stato che garantisca l’organizzazione di imprese, la loro crescita e quindi un minimo di speranza per l’avvenire, chi è debole o addirittura stremato dalla paura di non poter sopravvivere, finisce per cedere alle trappole micidiali che spargono le mafie e la camorra. La vittoria ottenuta dall’Antimafia e da quei poliziotti che hanno catturato Michele Zagaria è certamente di grande soddisfazione, tuttavia quel tizio che ha gridato che non c’era niente da festeggiare deve far meditare. Intendo dire che se è vero, com’è vero, che laggiù urlano di aver bisogno della presenza dello Stato per poter vedere un certo proliferare di aziende sane e non condizionate dalle mafie, se invece quella presenza manca, diventa automatico abbandonarsi nelle mani degli unici che il lavoro procurano; non importa più se il lavoro è disonesto. Parliamoci chiaro: è molto probabile che, in quelle menti ferite nel proprio orgoglio per non aver potuto dare lavoro ai figli, sia maturata la convinzione che in fondo una certa dose di disonestà vi sia proprio in chi regge le sorti dello Stato. Se lo Stato dunque non provvede, anche con una politica economica efficace, a dare concreta attuazione all’art.2 della Costituzione («La Repubblica ….garantisce i diritti inviolabili dell’uomo …..e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale») tutto può essere vanificato. Se in tutti gli anni decorsi dall’entrata in vigore della Repubblica, nel Mezzogiorno le mafie sono riuscite ad ingoiare una buona parte dei finanziamenti che a quei territori sono stati destinati, è necessario moltiplicare e rafforzare i mezzi di controllo: costi quel che costi. Che la copertura si possa trovare combattendo l’evasione od istituendo un’imposta patrimoniale ordinaria, oppure entrambe è compito della politica. Certo i politici italiani debbono farsi carico di scelte probabilmente antipatiche per il proprio bacino elettorale, ma non si può più attendere. La vittoria per aver catturato Michele Zagaria è certamente importante, però si consideri bene il grido di quel tizio a Casapesenna.

Giuseppe Pigozzi