Wrong intervista Giuseppe Ayala alla presentazione del suo libro : “Troppe coincidenze ” , organizzata dall ‘ Edicola Libreria Claudio di Giugliano . Wrong è rintracciabile su https://www.facebook.com/pages/Wrong-trasmissione-Web-Radio/126362477416081 “Un carabiniere avanza spedito nell’arena insanguinata di via D’Amelio. Il capitano Giovanni Arcangioli regge in mano la borsa in cuoio di Borsellino. Scavalca brandelli di carne e pozzanghere rosse. E’ concentrato su quello che deve fare. Un fotografo riesce a immortalare quell’immagine. Anche le telecamera di due Telegiornali nazionali riprendono la scena. Ma in pochi istanti Arcangioli si allontana da via D’Amelio. Scompare dalla visuale di qualsiasi apparecchiatura fotografica e di video riprese. Inizia così il mistero della sparizione dell’agenda rossa del magistrato appena assassinato. Quell’agenda che Paolo Borsellino portava sempre con sé all’interno della valigetta tenuta in mano da Arcangioli. Poco dopo lo scoppio dell’autobomba il primo ad arrivare sul posto è Giuseppe Ayala che abita a 200 metri di distanza. Si avvicina al punto dell’esplosione di via D’Amelio, riconosce per terra Paolo Borsellino. Con lui ci sono solo gli uomini della sua scorta. Subito dopo arriva la prima pattuglia di polizia e i vigili del fuoco. In mezzo a quel delirio Ayala si accosta alla macchina del giudice, al suo interno vede la sua borsa. Un agente della sua scorta, l’appuntato dei carabinieri Rosario Farinella, si fa aiutare da un vigile del fuoco per aprire la portiera posteriore sinistra della Croma del giudice. L’esplosione ha incastrato le lamiere, ma dopo un paio di tentativi si riesce finalmente ad aprire. L’appuntato Farinella prende la valigia di Borsellino e la porge all’ex Pm. «Io personalmente ho prelevato la borsa dall’auto — dichiara Farinella agli investigatori — e avevo voluto consegnarla al dr. Ayala. Questi però mi disse che non poteva prendere la borsa in quanto non più magistrato, per cui io gli chiesi che cosa dovevo farne. Lui mi rispose di tenerla qualche attimo in modo da individuare qualcuno delle Forze dell’Ordine a cui affidarla. Unitamente a lui ed al mio collega ci siamo allontanati dall’auto dirigendoci verso il cratere provocato dall’esplosione, mentre io reggevo sempre la borsa». «Dopo pochissimi minuti — ricorda l’appuntato dei carabinieri — non più di 5-7, lo stesso Ayala chiamò un uomo in abiti civili che si trovava poco distante e che mi indicò come ufficiale o funzionario di polizia, dicendomi di consegnargli la borsa. Allo stesso, il dr. Ayala spiegava che si trattava della borsa del dr. Borsellino e che l’avevamo prelevata dalla sua macchina […]; l’uomo che ha preso la borsa non l’ha aperta, almeno in nostra presenza; ricordo che appena prese la borsa, lo stesso si è allontanato dirigendosi verso l’uscita di Via D’Amelio, ma non ho visto dove è andato a metterla». Quello che avviene subito dopo in quella via è un buco nero degno della Spectre di Bondiana memoria. Arcangioli si allontana dal cratere di via D’Amelio con la valigetta in mano. E’ questione di minuti e la borsa ricompare di nuovo nel sedile posteriore della Croma di Borsellino. In via D’Amelio sono sopraggiunti nel frattempo il commissario Paolo Fassari (I Dirigente della Polizia di Stato, Funzionario reperibile per la Squadra Mobile di Palermo in assenza del dirigente Arnaldo La Barbera) e l’assistente capo di Polizia, Francesco Paolo Maggi. Dopo aver espletato alcune attività investigative Francesco Maggi si avvicina alla Croma di Borsellino. La portiera posteriore sinistra è aperta. Sul sedile posteriore è appoggiata la valigetta di Borsellino. Lo stesso Maggi racconterà di averla prelevata dall’auto, di averla portata in questura e su indicazione di Fassari. Verso le ore 18,30 la borsa è nell’ufficio del dirigente della squadra mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera. Ma nella valigetta non verrà ritrovata l’agenda rossa. Si ripetono così i lugubri «canoni» della maggior parte degli «omicidi eccellenti». Alle personalità uccise viene trafugato un oggetto personale ritenuto compromettente per i mandanti di quell’omicidio. Non ha importanza che si tratti di un diario, di un’agenda o di un video. Non deve rimanere alcuna traccia del lavoro della vittima. … Le «menti raffinatissime» che ordinano di fare sparire l’agenda del magistrato temono che tra quelle pagine vi sia la prova delle sue conoscenze di quel «gioco grande» che aveva individuato. La forza dirompente dell’integrità morale di Paolo Borsellino, unita alla sua straordinaria professionalità sono in assoluto i fattori destabilizzanti per quelle entità esterne a Cosa Nostra. Una serie di convergenze di interessi tra Cosa Nostra e centri para-istituzionali si intersecano indissolubilmente quel 19 luglio 1992. E la storia è tutta da riscrivere.” da “GLI ULTIMI GIORNI DI PAOLO BORSELLINO – Dalla strage di Capaci a via d’Amelio – di Giorgio Bongiovanni”