Francesco Bidognetti, alias Cicciotto e Mezzanotte, boss di vertice dei Casalesi, è stato condannato dal gup Claudia Picciotti a 20 di carcere per inquinamento delle acque e disastro ambientale aggravato. I fatti riguardano la gestione della discarica Resit, tra Giugliano e Parete, dove sono state smaltite ingenti quantità di rifiuti speciali pericolosi e non.

Oltre a Bidognetti, nel processo con giudizio abbreviato, è stato condannato a 6 anni Domenico Pinto, ex parlamentare radicale, per disastro ambientale e falso. Per Pinto è caduta l’aggravante di aver agevolato il clan ed è stato assolto dal reato di avvelenamento delle acque. La difesa di Pinto, rappresentata dall’avvocato Gaetano Balice, ha già annunciato che farà appello. Nel 2003 il commissariato affidò la gestione della discarica al consorzio Napoli 3, presieduto proprio da Pinto con il compito di smaltire rifiuti urbani e stoccare le balle dei rifiuti, grazie ad un’ordinanza commissariale, nonostante il contratto stipulato con Impregilo lo vietasse. Secondo l’accusa la designazione di Pinto fu favorita dall’ex sottosegretario Pdl Nicola Cosentino, non coinvolto in questo processo. Il pm Alessandro Milita aveva chiesto 30 anni per Bidognetti e 12 per Pinto. Prescritti, invece, i reati di cui era accusato Giuseppe Valente, ex presidente del consorzio Impregeco, anche lui aveva scelto il rito abbreviato. I periodi di riferimento nella gestione criminale dell’area Resit sono due, il primo con il dominio casalese dagli anni Ottanta a metà anni Novanta, il secondo, fino al 2004, per il tramite di Cipriano Chianese. Dalla consulenza tecnica elaborata per la Procura si apprende che nella Resit (circa 21 ettari), in un periodo di 20 anni, sono state smaltite almeno 800mila tonnellate di rifiuti di ogni genere, un’immensa quantità di percolato, il liquido di risulta dalla fermentazione dei rifiuti, ha penetrato le viscere della terra, un tempo felix, provocando oltre al disastro ambientale anche “l’avvelenamento della falda acquifera sottostante ai siti di discarica con rischio per l’agricoltura, salute animale e, secondo la normativa vigente, la salute umana (nei casi di assunzione diretta)”.

{fcomment}

 

Di red