Dalle colonne dell’Espresso, testata ammiraglia dell’omonimo potente gruppo editoriale, lo scrittore Roberto Saviano si è posto un dubbio, che forse non avrebbe avuto se avesse ricordato le centinaia di articoli pubblicati negli ultimi anni nelle cronache locali dell’aversano e del giuglianese.
Ha scritto:
“Spesso mi chiedo dov’erano quei giornalisti, dove quella parte di mondo politico e intellettuale quando otto anni fa si scriveva dell’avvelenamento del suolo in Campania. Dov’erano quando si raccontava di come le imprese del nord Italia avessero per anni, indisturbate, con la mano amica della camorra, nel silenzio delle istituzioni e di gran parte della società civile, inquinato il Sud. Poi d’improvviso questo argomento diventa centrale. Fuochi e veleni tornano utili per dare una spiegazione altra al disagio(…)”.
Saviano dovrebbe sapere che di “pezzi”, come si dice nel gergo giornalistico, se ne contano a iosa. Venivano pubblicati sin da quando lui non immaginava nemmeno di acquisire la fama che ha oggi. Ovviamente nei lustri scorsi non c’erano le informazioni di adesso, emerse dalle dichiarazioni dei pentiti e dai documenti resi pubblici. Ogni giornale locale, ciascuno con i mezzi (poveri) a sua disposizione ha dato spazio a queste vicende. Del resto nel corso del tempo si è dato conto di inchieste della magistratura sulle ecomafie, grazie alle quali molti cronisti hanno potuto rendere edotti anche certi letterati, i quali adesso si atteggiano a “professori” di giornalismo. Tante cose si sono sapute per lo più grazie ai cronisti di giudiziaria, quelli che veramente vanno nelle aule di giustizia, dove i boss osservano minaccosi dalle gabbie e i loro parenti intimidiscono con lo sguardo, solo chi è nato qui sa tradurre in parole lo sguardo della gente “di rispetto”. Minacce che non si possono nemmeno denunciare, l’uso delle pupille a fini intidimidatori non è contemplato dal codice penale. Ci sono state anche le associazioni ambientaliste che hanno divulgato molto, altro che silenzio. Quando lo scrittore di cui sopra parla, almeno contestualizzi e precisi. Spesso certuni, specie i commentatori come lui che non sono dell’Aversano e del Giuglianese, tendono a confondere il contesto napolicentrico con quello di altre realtà campane (chi si occupa di queste cose sa anche che la criminalità ha modalità diverse, comunque atroci, di esplicarsi che differiscono da zona in zona). E’ comodo criticare su quelli che non hanno editori commercialmente efficaci come i suoi, e tribune adeguate dalle quali poter ribattere, per il resto non resta che fargli i complimenti per la sua attività editoriale, ha avuto la capacità di saper vendere al mondo intero ciò che per moltissimi altri è quasi una missione con molti rischi e pochissimi guadagni.
Salvatore Pizzo
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