“Il rock non muore mai”. Vibra nello stomaco, ci attraversa, sopravvive nonostante tutto e lascia a chi resta un refrain che ha il sapore agrodolce del ricordo. E’ stata inaugurata sabato Palazzo Parente, ad Aversa, la mostra collettiva per il ventennale della scomparsa di Antonio Di Grazia, voluta dal padre di Antonio, l’intellettuale e critico d’arte vanto della nostra terra in quel di Pordenone, Enzo Di Grazia, ma anche dagli altri familiari e dai tanti amici.

Essa è curata dal critico d’arte Enzo Battarra. Un tributo a quanto è stato Antonio, alla sua passione politica e sociale, alla sua musica, alle favole notturne nascoste nei cassetti, a quei testamenti momentanei che i ragazzi scrivono quasi per gioco quando si mangiano la vita a morsi, nonostante tutto, nonostante le prime mazzate. E Antonio lo sapeva già se, quasi come una specie di mantra liberatorio, ripeteva spesso: “… ma a nuje ca ce ne fotte?!?… abbasta ca ce sta ‘o rockenrolle”. Una colonna sonora che rimane nelle orecchie e negli occhi, che scava dentro e si trova un posto dove la memoria resta intatta, dove gli attimi si dilatano nel sempre. “Non muore mai il rock – scrive Battarra – come non muoiono i sogni, come non muoiono i ricordi. Gli artisti non muoiono mai, hanno un’immortalità garantita dalle divinità dei saperi”. In mostra ci saranno, fino al 15 maggio, le opere degli artisti Raffaele Bova, Angela De Biase, Carlo De Lucia, Alessandro Del Gaudio, Antonio Di Grazia, Arturo Di Grazia, Luigi Esposito, Diamante Faraldo, Peppe Ferraro, Livio Marino Atellano, Rosa Persico. Chitarre, spartiti, volti, colori, segni che resistono alle macerie della quotidianità, che si incastrano tra i rumori del traffico e dei pensieri, che lasciano affiorare le immagini tra veglia e sonno, quando nemmeno sappiamo di riuscire ad afferrare quelle piccole grandi verità che di giorno si disperdono e si dimenticano. — con Ascult la Roggia e altre 25 persone.
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Di red