E’ stato presentato a Milano il piano di investimenti relativo al prossimo quinquennio di British American Tobacco, atto che prevede investimenti per un miliardo di euro in varie aree, con un incremento occupazionale che dovrebbe dare lavoro a circa trecento persone. Il piano contiene anche l’impegno ad acquistare tabacco italiano per 100 milioni sostenendo una filiera agricola nazionale che – malgrado la crisi – attualmente dà lavoro a oltre 65mila persone, ciò insieme ad un investimento da 300 milioni per la comunicazione e lo sviluppo della qualità dei prodotti. Ulteriori risorse saranno investite, nel nostro Paese, nella ricerca e sviluppo dei prodotti di nuova generazione.

Inoltre è previsto l’acquisto di macchinari per 650 milioni da aziende italiane ad alta specializzazione nel settore per gli impianti produttivi. L’impegno di British American Tobacco, se le condizioni del mercato e il contesto normativo lo permetteranno, è quello di fare dell’Italia uno dei Paesi di punta nei prodotti di nuova generazione, un percorso iniziato 10 anni fa con l’acquisizione dell’Ente Tabacchi Italiani per 2,3 miliardi di euro. Il  piano di investimenti era stato illustrato, nel giugno scorso, al premier Matteo Renzi da Nicandro Durante, Chief Executive Officer della multinazionale britannica, poi è stato presentato alla stampa nella sede di Assolombarda a Milano, tenuto da Licia Mattioli, Vice Presidente di Confindustria e Direttore del Comitato tecnico per l’internazionalizzazione e gli Investimenti esteri e di Michele Verna, Direttore Generale di Assolombarda. “L’Italia è un mercato strategico per il nostro Gruppo”, ha dichiarato l’Amministratore Delegato di British American Tobacco Italia, Marc C. Lundeberg, che ha detto: “Crediamo fortemente nel nostro piano di investimenti, perché l’Italia è un Paese di grandi tradizioni tabacchicole, perchéè all’avanguardia nel settore dei macchinari industriali, perchéè incredibilmente ricca di creatività, di talento e di capacità d’innovazione, oltre che di università di alto valore scientifico e accademico. Oggi percepiamo – sottolinea Lundeberg – anche ai più alti livelli istituzionali la volontà di lavorare per rendere il Paese sempre più attrattivo e competitivo: l’Italia continua a rappresentare un valido esempio di regolamentazione e tassazione bilanciate che hanno finora consentito di generare valore sostenibile per il mercato del tabacco e, quindi, la sua intera filiera. Elementi fondamentali per una multinazionale che deve scegliere se, dove e quando investire in un territorio”. Le commesse coinvolgono aziende concentrate in tre aree del Paese: l’Emilia Romagna, con G.D. parte del Gruppo Coesia, GIMA e Montrade; il Veneto, con Garbuio Dickinson e Comas; l’Umbria con Godioli e Bellanti. British American Tobacco ha da poco firmato presso il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali un accordo programmatico che prevede l’acquisto di 4.500’000 di kg di tabacco l’anno, le regioni che beneficiano di questo impegno sono soprattutto tre: Veneto, Umbria e Campania. I partner sono: per la coltivazione, Agrinsieme e Unitab; per la trasformazione, CTV (Cooperativa Tabacchi Verona) e Deltafina. La multinazionale del tabacco sta avviando anche l’attivazione di partnership con rilevanti istituti scientifici nazionali, tra i quali, ha già attivato una collaborazione con l’Istituto di Ricerca Bio Molecolare di Pomezia (IRBM Scienze Park) con cui avviare programmi di ricerca a sostegno delle politiche di riduzione del danno per la tutela della salute pubblica.

Salvatore Pizzo