Commozione, coraggio, spirito di sacrificio. Ma anche tristezza, rabbia e dolore infinito. Tanti gli stati d’animo e le sensazioni che si sono alternate nel corso della Giornata Mondiale in ricordo delle vittime della strada nella città di Pozzuoli.

In centinaia hanno preso parte alla manifestazione che ha portato alla ribalta la più grande strage quotidiana degli ultimi tempi, un tributo di sangue che si paga in tempo di pace. Un dramma che pesa su migliaia di famiglie e che ha colpito in maniera improvvisa la comunità puteolana nel luglio del 2013 con la tragedia del bus di Monteforte Irpino. L’iniziativa “Ricordare per non dimenticare” è stata promossa in città grazie alla sinergia tra l’associazione “Mamme coraggio”, presieduta a livello nazionale da Silvana Tavoletta e “Vittime A 16 – Uniti per la vita”, guidata da Giuseppe Bruno. Un evento di sensibilizzazione sposato in pieno dalle sedi di Pozzuoli, Aversa e Trentola-Ducenta dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, dal Comune di Pozzuoli e dal Comitato Riqualificare Licola di Umberto Mercurio. Tutti insieme hanno omaggiato coloro che hanno perso la vita sull’asfalto con una manifestazione che si è protratta per l’intera giornata di domenica. A partire dalla mattina un gazebo installato a piazza a Mare ha sollecitato l’opinione pubblica a riflettere sulla terribile problematica degli scontri stradali, puntando l’attenzione sulla necessità di uscire dall’isolamento e di trovare strategie comuni. Sessanta le croci che l’ente comunale di Pozzuoli ha donato alle associazioni, le quali hanno poi allestito un “cimitero virtuale” nel piazzale per rappresentare la sofferenza di ogni famiglia che ha visto morire un caro sulla strada. Su ogni croce bianca i familiari hanno attaccato una fotografia con il nome e l’età del parente scomparso prematuramente. Tanti, troppi i volti giovani. La seconda parte della giornata ha presentato come sfondo la parrocchia S. Michele di Toiano dove il vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo, ha presieduto la Santa Messa. Al suo fianco il parroco don Michele Cavallo. Un fiume di gente ha partecipato alla cerimonia dove le lacrime hanno rigato i volti e la commozione ha più volte avuto la meglio sui partecipanti. “Tutte le famiglie segnate da questo dramma meritano un plauso per il coraggio di ricordarci il dono prezioso della vita – ha detto il vescovo - Si tratta di persone che non hanno paura di rivelare a tutti il proprio dolore affinché possa essere un monito e un motivo di maggiore dialogo con l’intera comunità. La loro continua sofferenza ed il martirio quotidiano nei loro cuori sono una testimonianza per tutti”. In prima fila il sindaco Vincenzo Figliolia; l’assessore alla Viabilità, Franco Fumo; l’assessore alle Politiche Sociali, Teresa Stellato e le autorità militari. A prendere la parola sull’altare la mamma coraggio di Pozzuoli, Rosa Di Bernardo, nonché vicepresidente nazionale dell’Aifvs: “Chiediamo allo Stato pene severe per chi uccide senza rispettare il Codice della Strada. Una vita umana non è una lattina vuota che si può schiacciare; quando essa finisce, c’è tutto un mondo che scompare”. “Gli altri non comprenderanno mai cosa si prova quando l’ultima immagine che hai di tuo figlio è un corpo inerme; un viso plasmato nella cera – dice Rosa con la voce rotta dal pianto - Quel corpo che hai cullato, quel viso che hai amato, accarezzato, stretto al tuo seno. Quel corpo e quel viso vibranti di vitalità sono lì che giacciono nell’immobilità della morte e da lì a poco non li vedrai più. Questa immagine, questo dolore rimarranno solo tuoi; per gli altri sarà una storia tra le tante che verranno dimenticate”. Struggente il momento in cui sono stati letti i nomi delle quaranta vittime di Monteforte Irpino insieme a quelli di altre giovani vite spezzate sulla strada. Madri, padri, figli, fratelli e amici sconvolti da un dolore che non trova pace.



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