Dopo la sfilata del Ministro degli interni Amato e del Presidente del Consiglio Prodi, arrivati a Napoli a testimoniare l’attenzione del governo rispetto all’emergenza perenne che in questi giorni sta mietendo più vittime, con la conseguente solita sequela di misure tampone, che serviranno semplicemente ad attutire la criminalità, ma non a combatterla in maniera militare, sulla questione è intervenuto nuovamente il senatore leghista Roberto Calderoni che ha detto: ”Sarà anche vero, come dice il ministro Amato, che Napoli non e’ il far west, ma resta il fatto che in certi periodi ci sono più morti che su un campo di battaglia.

E’ vero che c’e’ bisogno di lavoro e di scuola, ma resta il fatto che se davvero ogni anno 10mila ragazzini abbandonano la scuola, ragazzini che avrebbero avuto la possibilita’ di studiare, questo significa che occorre che venga a tutti la voglia di studiare, la voglia di lavorare e la voglia di ordine: voglie che sicuramente non vengono solo con l’invio dell’esercito, ma che l’esercito può contribuire a far venire…”. Calderoli ha sicuramente ragione e su questo tema trova la piena condivisione di noi giornale del Sud, ma in questi giorni ha incassato anche la condivisione di Gianmario Mariniello (nella foto) una figura autorevole del movimento giovanile di Alleanza Nazionale, Azione Giovani, che sul tema ha rilasciato un’intervista a Caterina Maniaci apparsa venerdì su "Libero". Il quotidiano di Vittorio Feltri, ha commesso un innocente errore, ha indicato Mariniello come napoletano, in realtà è di Aversa. Il giovane esponente di An ha dichiarato che l’emergenza venuta alla ribalta in questi giorni: "non è solo problema di Napoli città, ma di tuta la cintura metropolitana che stringe Napoli, come ha avuto merito di sottolineare Roberto Saviano nel suo libro. A destra abbiamo il dovere di gridare forte contro la realtà di una terra che costringe i suoi figli migliori ad emigrare. Dobbiamo gridare contro una classe dirigente, non solo politica, inetta ed incapace. Dobbiamo avere meno remore e più coraggio nell’approntare un’idea per la Campania e il Sud completamente alternativo al modello statalista, sociologico e pietista della Dc prima e del Pci-Pds-Ds dopo. Non solo, ma dobbiamo iniziare a porre con forza una nuova questione morale, perchè la nostra terra è afflitta anche dal male dell’ambiguità, che rende difficile distinguere bene e male”. A queste considerazioni va aggiunto secondo noi, che non solo una parte, ma tutta la classe politica campana è totalmente da sostituire.

Salvatore Pizzo