La lotta contro le mafie è rende sicuramente onore a chi la compie, e tra quelli che meglio si battono contro questo cancro che affligge la nostra società è sicuramente da annoverare Libera (Aassociazioni, nomi e numeri contro le mafie), che per l11 novembre ha indetto una tappa dei cittadini in cammino per costruire comunità alternative alla Camorra, che si terrà al Santuario della Madonna di Briano.
Uniniziativa – spiega Valerio Taglione, uno degli organizzatori che servirà anche ad esprimere la solidarietà anche a Roberto Saviano, autore del libro Gomorra, ed al magistrato Raffaele Cantone, entrambi minacciati dal Clan dei Casalesi. Uniniziativa sicuramente meritoria, è giusto parlare contro la Camorra in quei territori dove essa fa sentire di più la sua longa manus, ma andare nellaversano a parlare di lotta alla Camorra, con il patrocinio della Provincia di Caserta, unentità che è estranea al nostro territorio e che rappresenta lantitesi dellaversanità, la cui potestà è imposta al nostro popolo sì in nome della legge (che tutti devono rispettare), ma in maniera antidemocratica rispetto alla reale volontà popolare, è davvero un passo falso. Poco efficace per fare breccia tra la gente, e quindi tutto sembra essere destinato ad essere un incontro tra addetti ai lavori. Addirittura il programma per i saluti, prevede lintervento di quattro figure istituzionali della provincia di Caserta, come se nelle istituzioni, aversane, atellane, casalesche e giuglianesi nessuno fosse in grado di parlare di antimafia. Anzi, visto che le infiltrazioni della Camorra nelle amministrazioni locali riguardano, centro, destra e sinistra, sarebbe stato interessante sapere che dicono gli amministratori. Relativamente alla figura dei moltissimi giornalisti del territorio aversano e casertano che in modo diverso, a volte anche non condivisibile, hanno parlato di Camorra e di clan è previsto anche uno dei sei gruppi di lavoro in cui si divideranno gli intervenuti. Questi giornalisti andrebbero rispettati di più, hanno il coraggio di entrare armati di taccuini nelle aule dove i boss da dentro le gabbie possono vederli in faccia, per fare questo ci vuole fegato, ciò a prescindere dal taglio dei giornali casertani che spesso titolano in maniera trash i pezzi di cronaca. Questa uomini e queste donne conosciuti fisicamente dai boss hanno il coraggio di metterne nome cognome e foto sui giornali. Alla conferenza stampa di presentazione dellappuntamento, tenuta a Palazzo Parente, cera anche Raffaele Sardo, giornalista carinarese primo locale ad essere direttore di un quotidiano, che ha annunciato che si sta per creare in zona una scuola di giornalismo che coinvolgerà nomi nazionali, che ben venga. Noi siamo curiosi, di sapere chi insegnerà il modus operandi della cronaca giudiziaria, la verifica delle fonti, e quantaltro ad essa afferisce: i casertani sono quasi tutti trash, e gli altri giornalisti del territorio pur armati di buona volontà non sono mai entrati in unaula penale.
Salvatore Pizzo